Måneskin: numeri, dati e curiosità sulla band che ci rappresenterà all’Eurovision 2021

Ormai lo sappiamo: saranno i Måneskin a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2021 in scena a Rotterdam il 18, 20 e 22 maggio prossimi. Per la prima volta l’Italia punterà forte sul rock.

 

Il gruppo che ha avuto origine a Roma, nel 2015, può dire di essere il terzo a portare la bandiera del nostro Paese in Europa. Le uniche due occasioni in cui questo era accaduto risalgono al 1978 e al 1979. Non rientrano in questa definizione i duetti (sette nella storia italiana) e Il Volo, che sono un trio vocale e pertanto non sono assimilabili alla categoria “gruppi”.

Nel primo caso, i Ricchi e Poveri (ancora nella formazione a quattro con Marina Occhiena) portarono “Questo amore“, finendo dodicesimi a quota 53. Nel secondo, invece, i Matia Bazar presentarono “Raggio di luna“, forse una delle canzoni meno riuscite della loro vastissima produzione: fu 15° posto con 27 punti.

Tutti i membri dei Måneskin sono tra i più giovani sul palco per l’Italia. Quando andranno in gara, la situazione sarà questa: Thomas Raggi, Ethan Torchio, Victoria De Angelis e Damiano David saranno rispettivamente il 5°, il 6°, l’8ª e il 12° più giovani* mai apparsi per il nostro Paese. Il nome del gruppo deriva dal termine danese per ‘chiaro di luna’: danesi infatti sono le origini di Victoria De Angelis, per parte di madre.

Questa particolare graduatoria è guidata da Gigliola Cinquetti, che nel 1964 cantò (e vinse) a 16 anni, 13 mesi e un giorno: sul podio ci sono anche Massimo Ranieri (nell’esperienza del 1971) e Bobby Solo.

In termini sanremesi, invece, Eddy Anselmi, che del Festival racconta storia e storie da decenni, ricorda che con i Måneskin ci troviamo di fronte alla prima donna che suona il basso vincente a Sanremo sezione Campioni, alla prima donna coautrice di un pezzo vincitore dal 2008 (in quel caso fu Gianna Nannini unica autrice di “Colpo di fulmine” di Giò Di Tonno e Lola Ponce).

Abbiamo inoltre i primi vincitori di Sanremo nati negli Anni 2000  (il solo Damiano David è classe 1999). Ed è, com’è noto, il secondo pezzo dichiaratamente rock ad aver vinto a Sanremo, 28 anni dopo “Mistero” di Enrico Ruggeri. Ed è anche il terzo gruppo misto vincitore al Festival, dopo i Matia Bazar e i New Christy Minstrels.

Su di loro va però fatta una precisazione: sono americani, ed erano di accompagnamento a Bobby Solo quando quest’ultimo, nel 1965, vinse con “Se piangi, se ridi“, una delle pietre miliari della sua discografia. In particolare, si sottolinea come fino al 1971 a Sanremo vigeva la doppia interpretazione, e per questo ne esiste una di Roberto Satti (vero nome dell’artista romano) e una dei New Christy Minstrels.

Verso l’Eurovision

Ritornando in chiave eurovisiva, vale la pena ricordare come l’ultima edizione olandese non sia stata quella del 1976 dopo la vittoria dei Teach-In, ma quella del 1980, a causa della rinuncia sia a organizzare di Israele (ultima volta che accadde; in questo caso il Paese nemmeno partecipò).

Il filo rosso, in questo caso, è quello che lega i Måneskin ad Alan Sorrenti, che all’Aja presentò “Non so che darei“, finendo sesto. La canzone fu il terzo singolo più venduto in Italia, davanti a oggi celebrati pezzi come “Luna” di Gianni Togni e “Amico” di Renato Zero; l’edizione fu quella del primo dei due successi di Johnny Logan, unico a bissare nella storia, con “What’s another year“.

Si è inoltre verificato un ideale passaggio di consegne, per certi versi, perché dopo cinque anni torna a calcare il palco dell’Eurovision Song Contest una donna come artista principale, in questo caso Victoria De Angelis all’interno della band.

Abbracciata con lei, gli altri membri del gruppo e Fedez, all’annuncio dei vincitori di Sanremo, c’era Francesca Michielin, sedicesima nel 2016 con “No Degree of Separation” e, come i Måneskin, sotto l’ala di Marta Donà. Che peraltro già nel 2013 era la mente del successo, mai più affievolitosi, di Marco Mengoni, passato anche dal settimo posto di Malmö con “L’Essenziale“.

*Nella stesura di questo dato si è scelto di non considerare il ritorno di Ranieri del 1973: in altre parole, sono state prese in esame soltanto le prime apparizioni degli artisti, qualora essi si siano esibiti in più di un’occasione all’Eurovision. L’Italia ha avuto come rappresentanti di ritorno, nella storia, Domenico Modugno, Claudio Villa, Gigliola Cinquetti, Massimo Ranieri, Al Bano e Romina Power ed infine Mia Martini.

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