Sanremo 2021: considerazioni finali sul metodo di voto e la disparità tra televoto e giurie
A due giorni dalla conclusione del 71° Festival di Sanremo, dal trionfo dei Måneskin con Zitti e buoni e dalle solite polemiche che, come ogni anno, fanno da occhiello alla chiusura della kermesse dei fiori, è fondamentale una piccola riflessione sul metodo di voto e su come esso abbia portato alla composizione del podio finale – in particolare soffermandoci sulle principali criticità emerse durante le cinque serate.

Metodo di voto Sanremo 2021
Innanzitutto, è bene denotare come i Måneskin siano stati i primi vincitori di Sanremo dal 2018 a conquistare il favore del pubblico televotante nell’atto finale (Mahmood e Diodato furono entrambi terzi su 3 nell’ultimo round di voto, ma vinsero grazie al sostegno della sala stampa e – nel primo caso – di una giuria d’onore).
Questo è stato reso possibile da una “rivoluzione nascosta” del metodo di voto, che in questa edizione di Sanremo è tornato a consegnare gran parte del potere agli spettatori dopo svariate edizioni in cui era accaduto esattamente il contrario.
La classifica finale di Sanremo 2021 è stata decisa tramite la combinazione di quattro componenti: un 25% espresso da una giuria demoscopica nelle serate di martedì e mercoledì, un 25% assegnato dall’orchestra il giovedì, un 25% destinato alle canzoni in gara dai membri della sala stampa il venerdì e infine un ultimo 25% proveniente dalla sessione di televoto il sabato sera.
Da questa combinazione è emerso il piazzamento conclusivo dei brani dal quarto al ventiseiesimo posto, mentre i primi tre (Måneskin, Francesca Michielin e Fedez, Ermal Meta) sono tornati ad affrontarsi in una superfinale giudicata da televoto (34%), giuria demoscopica (33%) e sala stampa (33%).
Il metodo a prima vista può sembrare simile a quello del primo Festival targato Amadeus (i pesi erano gli stessi tranne il 25% della finale, che veniva ripartito in parti uguali fra il televoto, la sala stampa e la giuria demoscopica); la differenza, come vedremo, la fa il modo in cui ogni componente del “classificone” esprime le proprie preferenze.
Nel 2020, sia i membri della demoscopica che quelli della sala stampa erano invitati a dividere un certo numero di preferenze fra le 24 canzoni in concorso: la demoscopica doveva distribuire 12 “gettoni” a un numero compreso fra 5 e 8 brani in ognuna delle prime due serate, mentre la sala stampa faceva lo stesso il venerdì consegnandone 24 a un numero compreso fra 10 e 16 brani.
Unitamente allo svelamento progressivo delle classifiche serata dopo serata, questo metodo permetteva in particolare alla stampa di giocare a carte scoperte (conoscendo già il risultato del voto della demoscopica e dell’orchestra – elemento che li rendeva in grado di favorire e soprattutto penalizzare proposte diverse – i giornalisti potevano concentrare i propri gettoni su pochi candidati e permettere così la loro rimonta).
Quest’anno, invece, ogni membro di giuria era chiamato a votare ogni singola canzone in gara con un giudizio numerico da 1 a 10 – elemento che da subito è andato ad inficiare la competizione stessa, quando le varie classifiche (tradotte in termini percentuali) hanno cominciato a riportare già a metà settimana una corsa serratissima tra i favoriti.
Questo perché costringere una giuria a votare tutti i componenti, invece di dividere un numero di preferenze fra le canzoni che desidera sostenere, porta all’unico risultato di ridurre la variabilità fra i primi e gli ultimi di ogni classifica: con un distacco minimo fra le posizioni di vertice una volta convertiti i punti ottenuti, l’equilibrio si sposta verso l’unica componente che non mette un tetto alla massima percentuale ottenibile e cioè al televoto.
È così che il podio finale del 2021 corrisponde ai tre meglio piazzati in questa classifica: Fedez e Michielin vincono il primo round raccogliendo il 16% su 26 canzoni in gara, cifra inferiore alle aspettative (nel recente passato il vincitore del televoto fece peggio solo nei due anni con Gabbani in corsa, 2017 e 2020) ma pur sempre abbastanza da consentire un loro recupero di ben quindici posizioni nel corso della sola serata finale. Seguono i Måneskin, già quinti dopo la penultima puntata, ed Ermal Meta, in testa alla classifica per tre sere di fila.
È ovvio rimanere perplessi di fronte a quattro serate con cambi minimi nella classifica riletta ogni sera, però va detto che proprio questa incertezza si spiega con le percentuali “importanti” raccolte dai favoriti del pubblico.
Si tratta di una stortura che cerca di porre a confronto i giudizi numerici puri con le percentuali di voto, non riuscendoci in quanto né la demoscopica né la sala stampa sono state in grado di coalizzarsi su un solo nome da sostenere – e anche se l’avessero fatto l’impatto sarebbe stato comunque inferiore rispetto alle cifre raccolte tramite il televoto.
Va detto che questa modifica al regolamento è l’ultima di una lunga serie, con situazioni e dimensioni capovolte di anno in anno quasi a voler “riparare” maldestramente ai torti dell’anno prima. Non è un caso che la giuria d’onore sia sparita l’anno dopo aver decretato la vittoria di Mahmood (2019) e che il televoto sia tornato la dimensione più importante dopo due anni in cui non è riuscito ad influire sul vincitore finale (2020).
E si tratta di una criticità estremamente dannosa al Festival in sé, se si pensa che le quattro serate di votazione vengono nella pratica ribaltate del tutto dai risultati del televoto – che qualifica in superfinale la coppia Michielin/Fedez, i Måneskin e il favorito d’obbligo Ermal Meta.
Il punto su cui soffermarsi non è certamente l’impatto dell’endorsement di una influencer e la sua esortazione ai casuals per far votare una canzone in particolare (un aspetto che peraltro condizionava Sanremo già dal finire dello scorso millennio).
Al di là del risultato finale, al di là di come i Måneskin siano riusciti a sovvertire il pronostico in finalissima (con i fan del duo Michielin/Fedez forse già a letto per il decisivo televoto flash fra le tre superstiti) il problema fondamentale resta il non dare la stessa dignità al voto del pubblico e alle tre giurie in gara.
La sensazione nel post-Sanremo è che con una disparità così forte fra il valore del televoto e quella del resto delle giurie, l’operato di queste ultime sia stato inutile o perlomeno trascurabile nel decidere il risultato di quello che ancora oggi si fregia di essere il “festival della canzone italiana”.
Tornare a ripensare questo equilibrio (in primis eliminando il giudizio da 1 a 10 per tornare al metodo in cui si assegnavano le preferenze, oppure addirittura chiedendo ai giurati di stilare un ranking dalla prima all’ultima canzone per poi convertirlo e confrontarlo ai risultati del televoto) è fondamentale per avere una gara di musica che rispetti in primis ogni componente del sistema di voto e i cui risultati vadano a rispecchiare più da vicino il gradimento medio della canzone fra tutte le giurie impegnate.
* È possibile scaricare il regolamento completo di Sanremo 2021 a questo link.
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