Eurovision, nessuna censura: perchè i Måneskin hanno dovuto cambiare il testo di “Zitti e buoni”

L’Italia è tornata in concorso all’Eurovision Song Contest da dieci anni e se molto è stato fatto – meritoriamente – per recuperare il rapporto con il pubblico che era stato azzerato dalle precedenti gestioni, non c’è ancora piena confidenza, da parte del grande pubblico, con il regolamento della gara.

Måneskin, “Zitti e buoni”

Prova di questo ne è l’eccessivo “chiasso” che si sta facendo su un fatto assolutamente normale per l’Eurovision, cioè la leggera modifica al testo del brano dei Måneskin, “Zitti e buoni”, con il taglio di qualche secondo alla durata del brano per ottemperare alla norma – che ricordiamo, esiste dal 1958 – che limita la lunghezza al brano ad un massimo di tre minuti.

La stessa band, nel corso della conferenza stampa di presentazione del loro album, ha sottolineato come sia stata una scelta “di buon senso”.

Cosa dice il regolamento

La regola 2.7 – “Respect for ESC and EBU values” – recita testualmente:

Nessun messaggio che promuove alcuna organizzazione, istituzione, causa politica o altro, azienda, marchio, prodotto o servizio sarà consentito negli spettacoli e all’interno di qualsiasi sede e/o evento ufficiale dell’ESC (ad es. Presso la sede, durante la cerimonia di apertura, il villaggio dell’Eurovision, il Centro stampa, le Conferenze stampa, ecc.).

Una violazione di questa regola può comportare l’applicazione delle misure elencate nella Sezione 2.6 di seguito (inclusa la squalifica).

I testi e/o l’esecuzione delle canzoni non devono screditare gli spettacoli, l’ESC in quanto tali o l’EBU. Nessun testo, discorso, gesto di natura politica, commerciale o simile sarà consentito durante l’ESC.

Nessuna imprecazione o altro linguaggio inaccettabile sarà consentito nei testi o nelle esecuzioni delle canzoni.

Da qui la necessità di togliere le due parole “incriminate” anche se una delle due in realtà è la descrizione di un gesto apotropaico tipicamente italiano.

I precedenti (anche nell’edizione in corso)

Sotto la scure del regolamento, in questa edizione, è finito anche Jendrik, il giovane cantautore in concorso per la Germania con il brano “I don’t feel hate”.

Sul palco di Rotterdam non potrà infatti salire il protagonista del video, ovvero il “dito medio” antropomorfo (più esattamente la ragazza “vestita” da dito medio), che è un gesto con lo stesso significato in tutto il mondo.

Lo scorso anno, nell’edizione cancellata per la pandemia, San Marino non poté inserire nel video la celebre installazione “Love” (meglio nota come il dito), dello scultore Maurizio Cattelan, che si trova a Milano.

Nel 2017 lo svedese Robin Bengtsson fu costretto a cambiare dalla sua “I can’t go on” l’espressione “When you look this fu**’ beautiful” con “When you look this freakin’ beautiful”. Più o meno quello che accadde nel 2006 all’islandese Silvia Night che da “F*** winner” divenne “Freakin’ winner”.

In quest’ultimo caso però, il linguaggio triviale era la caratteristica dell’artista – o meglio, del personaggio interpretato, visto che in realtà sotto quelle spoglie si celava un’attrice e cantante locale – e durante le conferenze stampa liberò ogni freno linguistico, prendendosi anche i fischi dell’intera sala stampa.

Nel 2018, fu il ceco Mikolas Josef a dover editare il testo del suo brano “Lie to me”: scompare la parola “Motherf**”, sostituita da “these greedies” mentre “I don’t give a f*** you” diventa “I don’t give a damn”.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. nkd ha detto:

    In questi giorni mi chiedevo, sotto quest’ottica: ma il “Put your middle fingers up” in Dark Side dei Blind Channel (Finlandia) la passa liscia?

    • Lorenzo Celli ha detto:

      Non è una parolaccia o cose del genere quindi credo che non ci siano problemi. Più che altro credo che al gruppo non sarà permesso proprio di fare il gesto come nell’esibizione del UMK dato che il regolamento proibisce sia linguaggio che gesti “offensivi”.