Oggi, un anno fa. Eurovision 2020-2021, dalla cancellazione alla rinascita


18 marzo 2020, ore 14:24. Dopo giorni di incertezza, una crescente apprensione e un’attesa per un comunicato che pareva non arrivare mai, si seppe: l’edizione 2020 dell’Eurovision Song Contest era stata cancellata. I primi, terribili effetti della pandemia di Covid-19 avevano avuto la meglio.

Mancavano, all’epoca, 61 giorni alla finale, che si sarebbe tenuta a Rotterdam, all’Ahoy Arena. Per la prima volta nella sua lunga storia, partita nel 1956, il concorso si era fermato. Non per una guerra, ma per un virus con il quale ancora oggi, e ancora per diverso tempo, dovremo avere a che fare e contro il quale la scienza sta facendo di tutto per lottare.

Contemporaneamente al comunicato, uscì un video sul canale ufficiale, con l’ultima comunicazione di Jon Ola Sand da supervisore esecutivo. Un ultimo anno, il suo, passato senza poter dire addio a chi ha conosciuto il suo celebre “Take it away” e senza, soprattutto, poter dare il testimone al suo successore, Martin Österdahl.

A distanza di un anno, sono cambiate tante cose. O forse poche, chi lo sa. Sono stati selezionati, per il 2021, 26 artisti che già avrebbero dovuto calcare il palco dell’Ahoy Arena nel 2020, di cui 24 internamente scelti di nuovo dalle televisioni che trasmettono l’Eurovision nei vari Paesi e due che hanno saputo rivincere la loro finale nazionale. Il rimanente terzo dei concorrenti viene da nuove selezioni interne o, soprattutto, dai concorsi nazionali.

E soprattutto è stata mantenuta Rotterdam come sede. Un segnale forte, come a dire che non ci si arrende, che il percorso deve continuare da dove doveva farlo già un anno fa. In qualsiasi modo, ma deve. Ed è per questo che l’EBU non ha mai tremato: l’Eurovision 2021 si farà, sia esso con o senza pubblico o con le performance dai Paesi dei partecipanti.

Quest’anno, pur con tutte le difficoltà del caso, sta tornando qualcosa che un anno fa era mancato. O meglio, che c’era stato solo in parte: la stagione delle finali nazionali si era comunque svolta, anche quando ormai la pandemia stava assumendo dimensioni mondiali. Poi, la cancellazione ha provocato tutto l’arrivederci all’intera serie di appuntamenti tradizionali verso il concorso, ma anche all’attesa spesso condivisa tra chi l’Eurovision lo vive, vuoi una settimana vuoi un anno, ogni anno.

Si passerà dalle città vuote mostrate in “Eurovision: Europe Shine a Light” a qualcosa di diverso. Forse non ancora normale, forse non ancora come lo si voleva, ma che comunque significa ritrovare, al netto del tifo per una canzone o per un’altra, l’unione di un continente che mai come ora ha bisogno di motivazioni per guardare al futuro, incerto eppure esistente.

Un anno dopo, il flusso tornerà. Potremo riascoltare “Arcade“, con cui Duncan Laurence vinse nel 2019 riportando la macchina eurovisiva nei Paesi Bassi per la prima volta dal 1975. Potremo risentire l’ebbrezza della gara, delle votazioni delle giurie e poi del televoto. Quell’ultimo quarto d’ora che, dal 2016, ha riportato la fase decisiva dell’Eurovision Song Contest a un tempo che, nei modi, per l’ultima volta si era vissuto nel 2003 (nel senso che, dopo quell’anno, mai più si è risolto tutto all’ultima votazione).

Un anno fa c’era la tristezza, lo sbigottimento, un senso generale di perdita di qualcosa che sembrava non doversi interrompere mai. Un anno fa è arrivata, dritta al cuore di tanti, la consapevolezza del fatto che nulla è garantito.

Quest’anno c’è un senso diverso. Di ripartenza, di rinnovamento di qualcosa che è stato conservato con cura per poterlo offrire nuovamente al pubblico. L’EBU ha fatto una scelta fondamentale: dare certezza di svolgimento. Fondamentale perché in questo modo, già dalla fine dello scorso anno, ogni genere di voce legata alla cancellazione è stata messa a tacere. Per il concorso questa è la cosa più importante.

Certo, i preparty sono quelli che hanno sofferto di più. Gli eventi promozionali storici, Amsterdam e Londra in testa, non sono stati in grado di andare avanti, almeno per il momento. Eurovision in Concert è al secondo rinvio di fila, e si tornerà a tenere ad aprile 2022, mentre il destino del London Eurovision Party è incerto, stante la chiusura del Café de Paris. Dagli altri eventi non sono giunte notizie, ma è evidente dove si stia andando.

Ecco perché l’avvicinamento sarà diverso. Come diverso sarà il vissuto di questo Eurovision olandese. Ma l’importante è che ci sia. Dal 18 marzo 2020 è passato un anno. Sembra ieri, ma c’è il domani.


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