Eurovision 2021, “fuoco amico” per Manizha: “Non è russa ed il brano è contro i nostri valori”


Non c’è che dire, l’Eurovision Song Contest 2021 non è ancora cominciato ma sta già facendo parlare. Mentre è ancora in corso la vicenda relativa al nord macedone Vasil, accusato di fare propaganda bulgara, esplode un altro caso.

E per quanto sembra incredibile, una delle nazioni sotto attacco negli ultimi anni stavolta finisce dall’altra parte della barricata.

Russia all’Eurovision 2021

Vittima degli attacchi è Manizha, la cantautrice che ha vinto la selezione russa con un brano dal titolo “Russian woman” su un tema da lei molto sentito, quello dell’empowerment femminile. Un pezzo eseguito in gran parte in lingua russa ma del quale è uscita -la trovate qui sotto – la versione ufficiale con più parti in inglese

Sin dalle prime battute dopo la sua vittoria, Manizha è finita nel mirino di una parte della popolazione russa, quella più nazionalista, che da sempre la attacca per le sue origini.

È infatti nata in Tagikistan, dal quale è scappata rifugiandosi in Russia con la famiglia nel 1994, quando aveva solo tre anni, per sfuggire alla guerra civile: una granata colpì la sua casa. Miracolosamente, un minuto prima, la mamma era uscita con lei tra le braccia per stendere il bucato.

Per questo motivo è stata accusata di “non essere abbastanza russa” per poter rappresentare il Paese all’Eurovision: “Non solo non è russa, non è nemmeno una persona, è fatta di sale“, si leggeva in alcuni commenti. Le hanno detto che è grassa, è bruna, è cagna,  offesa usata in tutte le sue declinazioni, sfumature e sinonimi –

Oltretutto, Manizha, che è  Ambasciatrice dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati dallo scorso dicembre ed è di religione islamica, da sempre si batte contro le discriminazioni che subiscono gli immigrati in Russia dall’Asia Centrale (di cui il Tagikistan fa parte) e recentemente aveva lanciato una raccolta fondi  per la costruzione e l’ampliamento del centro per bambini rifugiati di Mosca. 

Troppo femminista

Ma l’attacco più grosso, finito addirittura sulle colonne del The Guardian, riguarda il testo della sua canzone che è stato messo sotto accusa da un sito tradizionalista vicino ai veterani di guerra – Veteranskie Vesti – che ha chiesto allo Investigate Committee of Russia, l’organismo che si occupa dei maggiori crimini a Mosca, di mettere sotto accusa il testo della sua canzone, giudicato “illegale” e “criminale” in quanto “offende la dignità della donna Russa e viola l’armonia nazionale”.

Questo si aggiunge alla critica che le viene mossa di farsi promotrice di valori “anti-Russi” e sostenere la causa LGBT. L’organizzazione si descrive come indipendente ma è partner dei ministeri dell’interno e della difesa russa e dell’agenzia di sicurezza nazionale. A supporto di questa operazione ci sarebbero anche numerose personalità russe.

Non solo. L’Unione russa delle donne ortodosse ha diffuso una lettera aperta chiedendo il divieto di diffusione del video musicale della sua canzone e  di annullare la sua partecipazione all’Eurovision, in quanto i suoi testi “incitano all’odio verso gli uomini, che mina le fondamenta di una famiglia tradizionale”. Identiche critiche le sono arrivate dalla Duma, il Parlamento russo.

Cosa dice il testo

Ma cosa dice il testo? Elogia la forza delle donne russe, esortandole a essere più indipendenti e a resistere alle opinioni sessiste sulla bellezza, l’età e la gravidanza.

Ogni donna russa ha bisogno di sapere / Siete  abbastanza forti, rimbalzerete contro il muro / Ma cosa fai la spavalda? Ehi, bellezza / Aspetti il tuo sbarbatello? Ehi, bellezza

Hai già più di 30 anni, dunque dove sono i tuoi figli? / Tutto sommato sei bella, ma sarebbe meglio se perdessi peso / Vestiti con qualcosa di più lungo, vestiti con qualcosa di più corto / Sei cresciuta senza un padre, fai quello che lui non vuole che tu faccia

E sei sicura di non volerlo? (Non lo fai, ma dovresti) / (…) Tutti intorno stanno combattendo, nessuno sta pregando / Un figlio senza padre, una figlia senza padre / Ma non mi spezzerai con una famiglia distrutta.

Un testo nel pieno stile di Manizha, recentemente candidata al Best Russian Act agli MTV Awards e popolarissima fra i più giovani, che nel 2019, in una sua canzone intitolata “Mama” puntò l’indice contro la violenza domestica, per combattere la quale aveva anche lanciato una campagna di sensibilizzazione. In passato ha difeso tre sorelle ora sotto processo per aver ammazzato il loro padre, che le abusava e violentava sin dall’infanzia.

Secondo quanto emerge nelle ultime ore attraverso l’agenzia di stampa russa Ria Novosti, l’investigazione ha dato esito negativo. Ma è probabile che gli attacchi nei confronti dell’artista non si fermeranno.


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Eurovision Inside

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

Una risposta

  1. Elena ha detto:

    Non mi pare che una cantante conosciuta in Russia, boh, comunque a parte tutto canzone non mi è piaciuta per niente, testo incapibile, musica lascia desiderare, voce non lascia nessun ricordo. Non la voterò assolutamente.

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