Eurovision 2021, intervista agli Hooverphonic: “Ci piace questa occasione, saremo noi stessi”


EurofestivalNews ha il piacere e l’onore di intervistare gli Hooverphonic. La band belga ha bisogno di ben poche presentazioni: per loro parla una carriera lunga 25 anni e costellata di successi internazionali. Avremo modo di sentirli con il brano “The wrong place” nella prima semifinale dell’Eurovision Song Contest, martedì 18 maggio alle ore 21 su Rai 4, quando voterà anche l’Italia. Il nostro interlocutore è il leader della band, Alex Callier.

 

EN: Come mai una band con una carriera consolidata ed importante come la vostra ha deciso di mettersi in gioco, rischiando, in un concorso come l’Eurovision?

HO: E’assolutamente vero che per me e per gli altri è un grosso rischio partecipare all’Eurovision però è una cosa che ci piaceva fare. Personalmente sono un fan di vecchia data dello show Pensavamo semplicemente che fosse la cosa giusta da fare, che sia una cosa che la gente non si aspetta da una band come noi e questo è ancora più bello. Noi andiamo con un brano che ci rappresenta completamente, “The wrong place” è 100% Hooverphonic.

Sarebbe stato molto stupido e rischioso se fossimo andati con qualcosa che è completamente fuori dalla nostra comfort zone. Ma con questo brano i nostri fans continueranno a riconoscere il nostro sound, per cui il fatto che sia in gara in un concorso non fa molta differenza. Certamente, speriamo di centrare un posto in finale, questo è ovvio, ma non è il nostro primo pensiero. Vogliamo soltanto divertirci e fare la miglior performance possibile.

EN: Il ritorno di Geike Arnaert, la vostra cantante storica, ha sorpreso in tanti. Come è nata l’idea di richiamarla e perchè si è chiusa così presto l’avventura di Luka Cruysbergh?

HO: Noi e Geike stavamo lavorando a cose completamente differenti. Siamo sempre rimasti in contatto chiedendoci reciprocamente cosa stessimo facendo e coìs è venuto fuori il fatto che ricorrevano i vent’anni dall’uscita di “Mad about you” ed io stavo lavorando ad un remix del brano e lei mi ha detto quasi per scherzo: “Forse devo cantarla”. Poi dopo un paio di hot dog abbiamo trovato una intesa sul fatto che fosse giunto il tempo di lavorare di nuovo insieme.

E’ qualcosa di molto speciale per noi e credo sia molto bello per i fan ritrovare la cantante più inconica della band. Quando a Luka è un peccato, ma è molto giovane e talentuosa, troverà la sua strada. E’ stato difficile, ma ci tenevamo a dare ai nostri fans il piacere di rivedere il trio originale, molti lo attendevano da parecchio tempo.

Gli Hoovephonic (foto Zeb Daemen)

EN: Siete sulle scene con enorme successo da 25 anni. Come è cambiata la scena musicale secondo voi? E’ migliorata o peggiorata?

HO: Il panorama è cambiato soprattutto perchè è cambiato il modo di fruire della musica: siamo passati dai dischi ai cd, ora allo streaming ma c’è ancora un po’ di vinile. Questo sicuramente ha cambiato molto, soprattutto lo streaming che per una band come noi è molto importante perchè ci permette di arrivare a tante più persone nel mondo ogni mesi, milioni di persone e lo stesso vale per le visite su youtube. Chi una carriera consolidata come noi può sicuramente avere una opportunità di guadagno in più e noi non ci lamentiamo perchè comunque facciamo tanti live, suoniamo dovunque.

Ma per le band giovani, soprattutto in paesi piccoli come il Belgio è difficilissimo farsi largo. Le percentuali di guadagno sullo streaming sono bassissime e quando metti in vendita un album in formato digitale costa pochi euro e quindi ne devi vendere tanti per poter avere un ritorno. Probabilmente nei paesi più grandi è più facile anche per gli esordienti, ma in un paese piccolo come il nostro la situazione è questa.

Però penso anche che bisogna seguire il “flow” e la tecnologia, se invece la combatti esci sicuramente sconfitto. Oggi ho il mio studio di registrazione nel laptop e questo mi consente di continuare a registrare e produrre anche quando siamo in giro, dalla mia stanza di hotel. Niente è tutto bianco o tutto nero, va preso il meglio di ciò che i tempi offrono. Il lato negativo di questi anni è l’uso che si fa della rete per colpire qualcuno, in tutti i sensi.

Mia moglie è un insegnante, per esempio e vede spesso come i ragazzi usino la rete per ferire gli altri, facendo cose negative.  Per un artista è lo stesso, hai subito un feedback, positivo o negativo. Personalmente ho imparato a non curarmene, a leggere il meno possibile, dormo meglio la notte! A parte questo, questi tempi ci danno un sacco di possibilità da sfruttare, per esempio puoi registrare un album da solo a casa: agli inizi della nostra carriera ce lo potevamo solo sognare.

EN: Questo è un periodo difficile per chi fa musica. Come state affrontando questi giorni?

HO: Mi sono concertato molto sui lavoro in studio: scrivendo, registrando, mixando. Mi ha impegnato molto, sono contento di questo anche se ovviamente non è la stessa cosa che essere ‘on the road’, che ovviamente è quello che ci piace più fare. Spero che potremo tornare sul palco presto, lo spero per me, per noi e per tutti gli amici musicisti, non tutti hanno che non hanno le mie stesse possibilità come quella di avere uno studio di registrazione personale. Speriamo che in un paio di mesi ci possa essere modo di tornati tutti a suonare live e che ciascuno possa ritrovare le proprie attività. Lasciamo che il vaccino faccia il suo lavoro e torneremo presto ad una vita normale.

EN: Come è nata la collaborazione con Luca Chiaravalli? (era il coautore di ‘Release me’, il brano scelto per il 2020 ndr).Avete programmato concerti in Italia?

HO:Luca Chiaravalli è un mio amico di vecchia data. Ci siamo incontrati nel 2018, in Scandinavia, credo fossimo in Norvegia, c’era un songrwiting camp e ci siamo trovati a dormire nello stesso posto. Ci siamo subito trovati e quasi per scherzo abbiamo subito scritto una canzone insieme. Poi è venuto a trovarmi in Belgio e ne abbiamo scritte altre due e poi sono venuto io in Italia e così abbiamo cominciato a scrivere insieme canzoni ogni anno. Anche adesso, in ogni anno ci sono sempre un paio di canzoni che sono scritte insieme a lui: abbiamo trovato un buon bilanciamento, è un autore fantastico, sono felice di lavorare con lui.

In Italia? Certo che verremo, lo facciamo normalmente. Ma è tutto rinviato al 2022, penso a Marzo, dipende molto da come andranno le cose. Abbiamo spostato tutto il tour europeo in quel periodo. Speriamo di poter venire.

EN: A questo proposito, l’Eurovision 2021 sarà il primo grande evento con il pubblico, seppur in misura ridotta, dopo il lockdown: un piccolo segnale di speranza.

HO: Ci sarà un audience, seppur piccola e questa è una grande notizia perchè avevamo paura di esibirci live senza un audience: fa perdere tanta energia e del divertimento, oltrechè parte dell’adrenalina. Ci saranno 3500 persone e questo è fantastico

EN: Qual è la sua canzone eurovisiva belga preferita e quale la sua entry eurovisiva in generale.

HO:  In assoluto, fra le canzoni del Belgio, direi “City lights” di Blanche, è una grande canzone pop e lei ha una voce bellissima. Ma mi piace anche “J’aime la vie”, di Sandra Kim  (1986, la troveremo in un interval act quest’anno ndr) che è ancora molto fresca e divertente.  Andando indietro negli anni 60 direi anche Louis Neefs conJennifer Jennings” (1969).

La mia entry eurovisiva in generale invece  è quella di Salvador Sobral, senza dubbio. Ho visto lo show e sono rimasto estasiato, è stato meraviglioso. Una performance straordinaria con lui che cantava e la sorella alla chitarra, straordinaria. Non capisco il portoghese ma penso che la musica sia un linguaggio universale ed anche se non capisci la lingua, possono arrivarti le emozioni. Un modo minimale di stare sul palco, una performance che mi ha colpito molto.


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