Eurovision 2021, quinta giornata di prove. Brillano Russia, Cipro e Belgio. Svezia calante


Rieccoci qui a commentare la quinta giornata di prove, a dieci giorni esatti dalla finale dell’Eurovision Song Contest 2021 e a sei giorni dall’inizio tanto atteso della rassegna.

Quest’oggi tocca provare per la seconda volta a tutti i paesi della prima semifinale, tranne Malta che proverà domani mattina.

La seconda prova è molto importante per i partecipanti, permette di rivedere alcune inquadrature, controllare l’audio e il montaggio e revisionare ulteriormente eventuali coreografie. Inoltre in alcune occasioni durante le seconde prove sono state anche fatte delle aggiunte (oggetti di scena o altro).

LITUANIA – The Roop – “Discotheque“

Non potrebbe esserci miglior opener dei The Roop nella prima semifinale. Esibizione pressochè identica alla prima, con qualche sbavatura in meno nell’esecuzione della coreografia e qualche piccola modifica delle riprese.

Durante il secondo take è avvenuto un piccolo incidente, in quanto Vaidotas (il frontman) ha perso il ricevitore che per un po’ ha penzolato, ma con una specie di coreografia il cantante ha rimesso tutto a posto con un simpatico sorriso e ha terminato la canzone.

 

SLOVENIA – Ana Soklič – “Amen“

Ana Soklič parte un po’ nervosa, il primo take è una serie di alti e bassi, con un rischio (seppur minimo) che la cantante inciampasse nel lungo strascico bianco che ha indosso.

Aggiustate molte inquadrature, che rendono il tutto più dinamico, con la voce della cantante slovena che amalgama tutto molto bene.

Purtroppo, sebbene i due take successivi siano andati decisamente meglio, l’essere posta tra due bangers (Russia e Lituania) e la famigerata posizione due non potrà giovare molto alla Slovenia, che potrebbe non ritornare in finale dopo aver centrato le due passate edizioni.

 

RUSSIA – Manizha – “Russian Woman“

Arriva Manizha e l’Arena esplode, in tutti e tre i takes, la giovane tagika dà il meglio di sé con tanta grinta. Tuttavia nel terzo take è leggermente più calante, probabilmente per essersi stancata un po’.

L’unica cosa che un po’ fa storcere il naso è la presenza ad un certo punto di alcune persone sullo sfondo che riprendono i versi della canzone in lip-sync, che fa perdere spettacolarità alla performance. Più che un ledwall per l’Eurovision è sembrata una riunione su Zoom.

Dopo il primo ritornello compaiono diverse scritte incoraggianti e di empowering, e la stessa Manizha conclude il suo ultimo take con una frase simbolica ed evocativa: We are ready to change because we are the change.

Finale assicuratissima per lei, e anche la top 10. E non solo perché “è la Russia”.

 

SVEZIA- Tusse – “Voices”

Il rappresentante svedese purtroppo risente parecchio di un’operazione alle corde vocali fatta recentemente, di conseguenza ha sforzato parecchio la voce, strozzandola in più punti, tant’è che alla fine del terzo take ha dovuto rimodulare la voce in quanto faceva troppa fatica a raggiungere le note più alte dell’ultimo ritornello.

Eludendo questo particolare, la performance risulta comunque statica, fedelissima al Melodifestivalen con qualche cambio di inquadratura e qualche ritaglio del vestito di Tusse, che da avere una giacca a maniche lunghe ne indossa una smanicata. Sicuramente sarà in finale, ma la strada potrebbe essere in salita a causa di una performance vocale non eccelsa.

 

AUSTRALIA – Montaigne – “Technicolour”

Montaigne, come ben sappiamo si esibirà da remoto a causa delle direttive anti-Covid19 dell’Australia, quindi quello che si è visto la scorsa volta si è visto nuovamente oggi (per giunta senza audio). Un’esibizione che da monocromatica diventa per l’appunto technicolor, il ritornello è potenziato da delle coriste, e Montaigne ha migliorato la resa vocale (comparandola con l’esibizione disponibile sul canale dell’Eurovision sia di quest’anno che dell’anno scorso con Don’t break me).

Resta solo da capire se questo live on-tape, che al momento è l’unico che andrà in onda tra tutti i 39 stati in gara, non penalizzi troppo Montaigne e l’Australia impedendole di raggiungere la finale (e sarebbe il primo caso di una finale senza l’Australia, da quando lo stato oceanico è in gara).

 

MACEDONIA DEL NORD – Vasil- “Here I stand”

Si è aggiunto un piccolo gioco di luci “digitale”, che fa da apripista ad un’esibizione in cui il contrasto luce e nero fa da padrone. Vasil canta bene, su questo non c’erano dubbi, ma il momento in cui viene illuminato dalla luce per riflettere i cristalli presenti sul suo corpo è davvero pacchiano.

 

IRLANDA – Lesley Roy – “Maps”

La canzone è ricca di energia positiva, lei un po’ sotto sforzo, ma il concept dell’esibizione con i vari props cartacei è molto bello, sembra che da un foglio di carta prenda vita il mondo celato dietro la canzone Maps.

Però ci sono molti errori grossolani, ripetuti in tutti e tre i take: mentre Lesley Roy marcia su di un tapis-roulant dei flip-books vengono sfogliati, ma non sono in sincronia e l’effetto si nota parecchio.

Nel momento del bridge, si vede un’assistente di regia che mette in moto la tela davanti alla quale canta Lesley, e nel momento in cui l’ultimo ritornello esplode viene effettuata una ripresa a campo lungo in cui si vedono tutti gli oggetti di scena, ma ammassati come se fossero in disuso, senza un ordine preciso

 

CIPRO – Elena Tsagrinou – “El Diablo”

Molto migliorata sia la resa vocale che l’esibizione nel complesso, Elena Tsagrinou è centrale e presente e non si riesce a staccarle gli occhi di dosso. La scritta “El Diablo” dietro però è ancora molto scura, forse c’erano problemi tecnici con i fuochi artificiali ma la scritta a volte si è semplicemente illuminata di arancione senza prendere fuoco come l’altra volta in tutti e tre i takes effettuati dalla giovane ateniese. Una probabile top 10?

 

NORVEGIA – TIX – “Fallen Angel”

La canzone sarebbe anche gradevole, per quanto sia un brano molto vecchio stile, ma lo staging è kitsch, per quanto comunque sia in linea con il messaggio della canzone e con quello che TIX vuole trasmettere.

Esibizioni pulite, TIX è anche migliorato dalla scorsa prova, sebbene stia evitando di toccare le note più alte per non sforzare eccessivamente la voce.

 

CROAZIA – Albina – “Tick-tock”

Un brano molto radiofonico, ma Albina ha stonato parecchie volte. L’esibizione è molto bella visualmente parlando, con barre blu e magenta che predominano nella performance.

Albina è sicuramente a suo agio, e il brano ha anche buone capacità di centrare la finale (che la Croazia manca dal 2017), ma bisogna lavorare su questi piccoli dettagli vocali e un po’ sulla performance che sembra un po’ spoglia.

 

BELGIO – Hooverphonic – “The Wrong Place”

C’è poco da dire, quando scendono in campo gli Hooverphonic l’atmosfera assume tutt’altro sapore. Migliorate tantissimo le inquadrature e lo sfondo, infatti ora il volto di Geike Anaert non è più così invadente come lo era con la scorsa prova.

Nulla da dire sulla performance vocale, nè sull’atmosfera. Il Belgio merita la finale, nel momento in cui tanta professionalità è presente sul palcoscenico.

 

ISRAELE – Eden Alene – “Set me free”

La giovane ventunenne israeliana di origini etiopi porta una bella grinta sul palco, con un brano moderno e contornato di sonorità tradizionali del Medio Oriente. Lei ce la mette tutta, purtroppo nel primo take non ha centrato il whistle finale, ed è infatti apparsa provata da ciò.

Va riconosciuto tuttavia che il whistle è di per sè una pratica difficilissima che coinvolge le corde vocali vere, l’ansia le avrà giocato un brutto scherzo. Nonostante ciò si è ripresa alla grande portando a termine gli altri due takes, whistle compresi!

 

ROMANIA – Roxen – “Amnesia”

L’esibizione è teatrale, eseguita molto bene, ma a Roxen manca il fiato in più di un’occasione, è molto agitata. Certamente meglio agitata qui che in gara, ma in una semifinale di fuoco come questa il rischio di essere tra i sei eliminati c’è eccome. Migliora tuttavia nel secondo e terzo take.

Un altro problema di questa esibizione sono diverse inquadrature molto anonime e generiche, che non conferiscono il giusto risalto alla Romania.

 

AZERBAIGIAN – Efendi – “Mata Hari”

Efendi aveva già dato dimostrazione di una buona capacità vocale, ma era molto dubbia la coreografia, che nella prima prova è risultata imprecisa e forzata. Oggi è più rilassata, ma sembra ancora un po’ spigolosa in alcuni movimenti.

Alcune inquadrature andrebbero corrette, ma tutto sommato l’esibizione è gradevole, se non fosse per quella sfera che sale e scende e che nel momento in cui è in basso assomiglia (non ironicamente) ad un pentolino messo su di un fornello al quale è stato dato troppo gas.

UCRAINA – Go_A – “Shum”

Purtroppo quella vista oggi non è stata una vera e propria prova, ma una semplice stand-in rehearsal, a causa di un malessere della cantante che per questo motivo è stata sottoposta ai protocolli anti-Covid e sostituita appunto da una figurante. Si era temuto per il peggio, ma a quanto pare il tampone è risultato negativo.

Parlando delle inquadrature non ci sono stati molti cambi, l’esibizione scorre molto bene e la resa visiva è efficace. La finale non sarà un obiettivo difficile da raggiungere.

A domani con la prossima giornata di prove, una giornata che interesserà noi italiani in prima persona dal momento che i Måneskin proveranno per la prima volta la loro “Zitti e buoni”, ergendosi a portabandiera dell’Italia. E noi saremo qui a commentare la prima prova per voi!


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