Addio a Franco Battiato, il Maestro. Fu all’Eurovision nel 1984


Una notizia tristissima ha scosso l’intero panorama della musica italiana al suo risveglio. Ci ha lasciati Franco Battiato, il Maestro, che ha segnato l’arte come pochissimi nella sua poliedricità, nei suoi testi, nelle sue conoscenze culturali tendenti a infinito.

Nato a Jonia il 23 marzo 1945, Battiato è stato tante cose nel corso della sua vita, ben oltre il puro e semplice ruolo di cantante: pittura, cinema, filosofia, uomo di teatro, non c’è quasi campo che il Maestro non abbia toccato nei suoi lunghi anni d’artista.

42 album all’attivo, ha saputo raccontare tante storie. Tra i pionieri della musica elettronica dalle nostre parti, ha vissuto la svolta grazie all’incontro con Giusto Pio, nella seconda metà degli Anni ’70. Sarebbe impossibile ricordare tutte le canzoni nate in quegli anni, da “Prospettiva Nevski” a “Bandiera bianca“, da “Centro di gravità permanente” a tutto il fortunatissimo album “La voce del padrone“, rimasto tra quelli iconici dell’intera musica italiana.

Nel 1984 ha regalato, insieme ad Alice, forse la più bella canzone italiana che si sia mai vista all’Eurovision Song Contest, “I treni di Tozeur“, che giunse quinta nel Lussemburgo. Era quello il termine di una collaborazione tra due artisti dalle parabole diverse, che si sarebbero poi ritrovati varie volte per cantare ancora insieme, sull’onda di un felice passato.

Fu Battiato, come raccontato anche dal libro “Good evening Europe”, a volersi confrontare con un mondo così diverso e distante da lui e fu lui a coinvolgere Alice, con la quale aveva condiviso pochi mesi prima – da squadra diverse – l’esperienza nel programma musicale “Azzurro”.

Da “I treni di Tozeur” a “La cura” di anni ne passano 13, costellati di tanti album dalle caratteristiche diverse, compreso “Come un cammello in una grondaia“, quasi iconico per l’unione degli elementi che porta al suo interno. E passa anche l’inizio della collaborazione col filosofo Manlio Sgalambro.

Ma la citata “La cura“, già dal 1997, è rimasta ed è tuttora tra le cifre artistiche più alte di Battiato, una canzone d’amore in grado di superare ogni barriera, pur nella sua fedeltà allo stile del suo autore. Nel 2011, con Luca Madonia, ne ha compiuta un’altra di insolita: partecipare al Festival di Sanremo con “L’alieno“. Quinto posto anche in quest’occasione. In mezzo, la celebre trilogia dei Fleurs, una continuazione delle proprie idee musicali mista con il ricordo di artisti di supremo valore.

Si era ritirato dalle scene nel 2019, dopo l’album “Torneremo ancora“. Un’uscita di scena, la sua, segnata purtroppo da alcune battaglie tra chi lo annunciava come malato e chi, invece, attaccò chi aveva parlato della questione sottolineando come fosse una grave mancanza di rispetto verso Battiato spiattellare dettagli che, a prescindere dalla realtà o meno, dovevano restare nella sfera privata.

Quest’oggi due sole parole, forse, restano le più valide possibili in questa circostanza: Grazie, Maestro.


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Una risposta

  1. Terry ha detto:

    E proprio oggi, quando l’Eurovision ricomincerà, dopo la pandemia, ci hai lasciati, Maestro.
    Addio, viaggiatore di mondi e sensi profondi. RIP.
    Come possiamo far arrivare ai Maneskin il messaggio di salutare il maestro questa sera dal palco dell’Eurovision approfittando del fatto che Battiato vi partecipò nel 1984 con una canzone rimasta negli annali di Esc?

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