Eurovision 2022, ora l’Italia può diventare davvero “europea” e riscattare Roma 1991


C’è un fantasma che si aggira ogni anno sulle teste degli eurofan ed anche di chi ha vissuto da vicino le annate passate: l’edizione di Roma 1991 dell’Eurovision Song Contest.

L’ultima volta che la rassegna arrivò da noi è rimasta tristemente scolpita negli annali ed anche oggi chi c’era la ricorda come la peggiore della storia in termini di organizzazione e gestione.

Niente di più lontano dall’Europa, perché quelli erano gli anni nei quali l’Italia la rassegna se l’era trovata fra i piedi e quindi di tutto aveva voglia fuorché di  far bene.

Altri tempi si dirà, ed è vero. Altre persone soprattutto: oggi chi sta sul ponte di comando all’Eurovision ci crede davvero ed il grande lavoro fatto in questi 10 anni ha ormai anche cancellato la leggenda metropolitana che ospitare la rassegna è solo una rimessa (qui il nostro approfondimento sul tema).

Però l’Italia è sempre l’Italia, è quella di Sanremo, delle serate che terminano alle tre di notte, che è quella spesso snob ed esterofoba e che tende a vedere tutto con lente italocentrica anche solo nel giudicare le canzoni (leggasi alla voce: giurie), figurarsi organizzare un intero show, senza mettere l’Italia al centro.

Trent’anni dopo, l’Italia è ancora quella dell’approssimazione e dei costi che lievitano, che dovrà invece confrontarsi con i tempi precisi ed i costi certi di un evento che nel resto d’Europa riescono ad organizzare alla perfezione.

E l’Italia è ancora quella che non sa parlare l’inglese: se siamo all’ultimo posto in Europa per conoscenza di quello che oggi è il moderno esperanto, un motivo ci sarà.

La missione: “entrare” finalmente in Europa

Per tutto questo e molto altro, dimostrare di poter organizzare l’Eurovision con una mentalità europea è una sfida che l’Italia può e deve vincere.

Così come ha sempre portato all’Eurovision il meglio della propria musica – anche negli anni bui, quando considerava il concorso una jattura – l’Italia ha il potenziale per mostrare la sua faccia migliore anche su questo fronte.

Le risorse e le idee non mancano, le capacità tantomeno, gli sponsor arriveranno. Ciò di cui l’Italia difetta è una visione d’insieme che la faccia uscire dalla propria comfort zone. C’è vita oltre Sanremo e questa è l’occasione giusta per dimostrarlo.

Fare uno show europeo, farlo bene, con i modi ed i tempi eurovisivi e magari sfruttando l’occasione per recuperare un po’ di storia recente e passata del concorso nei momenti di intervallo, visto che nella memoria italiana c’è un buco lungo 13 anni non ancora colmato.

Senza dimenticare l’altra sfida: serviranno conduttori in grado di reggere uno spettacolo interamente in inglese. Ce ne sono, basta cercarli: è la grande occasione per lanciare qualche giovane, che in un paese per vecchi come il nostro non è mai cosa da poco.

Quella sera tragicomica a Cinecittà

Consiglio non richiesto a chi ha in mano le chiavi eurovisive italiane: riguardarsi in loop l’edizione di Roma 1991 e prendere nota, perché in quelle tre ore di spettacolo c’è tutto ma proprio tutto quello che non bisogna fare.

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A cominciare dalla scelta della location: Sanremo fu scartata per motivi logistici e si finì per ripiegare su uno studio piccolo e freddo a Cinecittà, ufficialmente per motivi di sicurezza, visto che erano gli anni della guerra nel Golfo, in realtà per risparmiare sulle spese.

Una situazione che, unita al grande traffico della Capitale, sfociò in situazioni al limite dell’assurdo. The Eurovision Song Contest – Official History, il libro ufficiale della rassegna, scritto dal giornalista anglo-statunitense John Kennedy O’Connor, descrive bene il quadro:

Quello che tanti ricordano dell’edizione 1991 del concorso è il caos e quanto ce n’era!

L’intera produzione sembra essere stata messa insieme all’ultimo minuto, con pochissimo lavoro alle spalle ed anche le prove erano molto difficoltose (…).

Il traffico ha reso le prove un’impresa, con l’orchestra che più di una volta si è presentata in ritardo rispetto all’orario pattuito con i cantanti, che così non hanno nascosto la loro frustrazione per questa scarsa possibilità di prepararsi.

Addirittura, proprio con la composizione dell’orchestra (allora c’era) si giunse al grottesco. Charis Andreadis, direttore d’orchestra per la greca Sophia Vossou, ne parlò ad un sito internazionale:

Nelle prove c’era un giovane sassofonista, molto bravo: nella prima esecuzione ebbe qualche problema, ma dalla seconda in poi fu perfetto e questo mi rassicurò, allontanò anche tutti i miei dubbi relativi all’orchestra.

Ero sicuro che tutto sarebbe andato bene. Invece, poco prima di salire sul palco per il live, mi sono accorto che al posto di quello delle prove c’era un altro sassofonista, più anziano.

L’assistente di palco mi ha rassicurato ridendo: “Stai tranquillo, questo è molto più bravo dell’altro”. Ho avuto subito la sensazione di un disastro imminente e questa fu confermata al momento dell’assolo di sax.

Solo dopo sono venuto a sapere che i musicisti dell’orchestra erano tutti dei freelance e questo ragazzo aveva chiesto più soldi e così fu rimpiazzato all’ultimo dall’altro più anziano, senza nemmeno aver provato

Il resto, a partire dall’inglese approssimativo dei due conduttori Toto Cutugno e Gigliola Cinquetti, la seconda coppia più anziana della storia dopo quella di Zagabria 1990, è storia nota, così come anche la loro conduzione quasi interamente in italiano e ricca di situazioni imbarazzanti. E che se volete, potete riguardare per intero.

Nonostante questo, i 6.683.000 spettatori di quella sera, col 32,51% di share costituiscono ancora il record italiano (qui la nostra sezione ascolti).

Ci attendono dodici mesi intensi, nei quali – statene certi – quei famigerati giorni di Roma 1991 – saranno costantemente evocati: è giunto il tempo di metterli tutti a tacere, di farli stare “Zitti e buoni, ad ammirare un’Italia che entra finalmente in Europa per  davvero.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

18 Risposte

  1. Alessandro ha detto:

    C’è una cosa che non mi è chiara: se sapete benissimo anche voi – come d’altronde lo sanno tutti – che il format dell’Eurovision non ha margini di modifiche, perché stare sempre ad agitare lo spettro delle “serate interminabili di Sanremo”? È una cosa che salta fuori praticamente ovunque… Forse a qualcuno non è chiara la sostanziale differenza tra Sanremo e l’Eurovision, e soprattutto la natura di ciò che “allunga” le serate di Sanremo? Mah…

  2. Nicola ha detto:

    Basta che mi diano Gigliola che sarebbe dovuta apparire l’anno scorso.

  3. Gianluca ha detto:

    Io suggerisco questo.Credo che voi staff di Eurofestivalnews avete dei contatti con la dirigenza Rai.Consiglio vivamente alla rai di mettervi in “squadra”perchè l eurofestival ha un format che non deve cambiare.Invece io penso che mamma RAI probabilemnte lo farà(leggasi soprattutto durata dell evento).Infine come conduttori credo non sarebbe male ingaggiare Lia Fiorio e Gigi Restio che anche quest anno hanno commentato divinamente sulla TV di San Marino.Io sono anni che preferisco di gran lunga il loro commento.Grazie.

    • Staff ha detto:

      Tranquillo Gianluca, il format è quello e la Rai non lo può stravolgere, quindi ci sentiamo di tranquillizzarti da questo punto di vista.
      Per il commento, nulla da eccepire su Lia e Gigi, sempre impeccabili su San Marino RTV.

  4. Maurizio ha detto:

    Ho riguardato l’edizione 1965 dell’ESC, quella ospitata a Napoli, e sono rimasto piacevolmente colpito dalla conduzione di Renata Mauro: elegante, disinvolta, di classe ed “europea”. Inevitabilmente oggi risulta datata, ma sono convinto che chi condurrà l’anno prossimo in Italia farebbe ottima cosa ad ispirarsi ai tratti salienti di quella conduzione.

  5. askos ha detto:

    …..è tempo di rilanciare roma in termini europei….. è la capitale d italia .. è bellissima …. ed è doveroso che torni ad essere al centro di tutto liberandosi di quei provincialismi asfittici ed inutili. Trattasi di una sfida necessaria!
    Roma e non Milano perche roma è l europa!
    NB non sono romano!😀😀😀😀

    • Simone ha detto:

      dobbiamo fare un grande ci serve una struttura grande e capiente … Roma la escluderei essendo piccola rispetto a Milano e Torino … Milano sicurante farà la sua bella figura con il nuovo skyline

      • Eurofan ha detto:

        Ma Roma piccola rispetto a Milano dove? Ti consiglio di fare un bel po’ di ricerche su Google. Dai su, si fa a Roma e basta, a Milano si fa già molto altro.

  6. Terry ha detto:

    Però Lombardini, non crede che possiamo organizzare un’Eurovision fatto bene ma all’italiana. o dobbiamo rispettare per forza le logiche svedesocentriche? In fondo l’Italia è il paese che ha ideato l’Eurovision, è una nostra creatura e sappiamo come maneggiarlo (mentre gli altri si approfittano e portano il format in America guadagnandoci sopra parecchi soldi), in fondo abbiamo vinto tre volte con una canzone in lingua italiana.

    Ogni anno “maneggiamo” in casa un Eurovision anche noi (Festival di Sanremo, pari per costi ed organizzazione). Ed ogni anno l’Italia porta il Europa il suo stile, la sua lingua, la sua cultura che mi sembra molto apprezzata all’estero.
    MI sembra un pò esagerata la “negatività” espressa nell’articolo: quelli evidenziati sono problemi abbastanza comuni
    Perchè essere esterofili per forza? Anche noi lo possiamo organizzare, a modo nostro, con i nostri punti di forza. Per es.: ci sarà l’orchestra? :)
    P.s. mi piacerebbe sapere l’edizione di Napoli come andò.

    • Staff ha detto:

      Terry quanto riportato dal collega è storia, sono fatti realmente accaduti ed è giusto ricordarlo per i meno giovani. Ed è giusto ricordarlo perché non si facciano più certi errori. In ogni caso è tutto tranne che un articolo negativo, anzi… forse non è stato letto con la dovuta attenzione ;)

      p.s. Per fortuna ora l’organizzazione che c’è dietro l’Eurovision è ben strutturata, la Rai non sarà sola a gestire il tutto, quindi se si è riusciti a fare bene a Kiev (con tutte le difficoltà incontrate, e non sono state poche) siamo sicuri si farà bene anche da noi.

    • Simone ha detto:

      Deve essere tipo un po’ all’italiana ma non troppo .. deve essere moderna e d’impatto

    • E’ proprio Sanremo che NON dobbiamo prendere a modello, infatti….

  7. Paolone ha detto:

    Me la sono dovuta guardare perché non ci volevo credere, ma che disastro vergognoso è stata quell’edizione? Ci credo che poi si ha paura a far organizzare nuovamente all’Italia.

    Speriamo facciano le cose per bene e mi raccomando, contiamo su di voi amici di Eurofestival News come osservatori e “cani da guardia” perché questi non facciano di nuovo disastri.

    p.s. concordo con quanto scritto da Mauro, la città più europea d’Italia deve ospitare l’evento (Milano!).

  8. Mauro ha detto:

    Mamma mia che provincialismo e che disastro! Ma che si faccia a Milano la prossima edizione, parliamo della città più europea d’Italia, quale migliore soluzione…

    • Stefano ha detto:

      Ma per favore!!

    • Terry ha detto:

      Anche basta con Milano! Ha già ospitato ed ospiterà molti eventi internazionali in futuro. Quindi cerchiamo di volgere lo sguardo anche verso altre città.

      • Simone ha detto:

        Però è l’unica città con un skyline moderno ..

        • Alessandro ha detto:

          Non ho ancora capito in che cosa lo skyline di una città come Roma potrebbe o dovrebbe “insultare” il senso estetico del resto del mondo: se siamo arrivati a questo, direi che l’organizzazione è l’ultimo dei problemi.

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