Perchè l’Eurovision 2022 può rialzare l’economia italiana: costi e ricavi


Come previsto, nei giornali italiani è cominciato il tam-tam sulle cifre che comporta organizzare un evento come l’Eurovision e “se l’Italia se lo può permettere”.

Eppure l’esperienza di Sanremo, interamente finanziato dagli sponsor, dovrebbe insegnare che rassegne di questo tipo – ancora di più l’Eurovision che ha un respiro internazionale – sono un volano per l’economia ed il turismo.

Ciò vale ancora di più se si tiene conto che il 2022 sarà, almeno si spera, l’anno della ripartenza dopo la pandemia, dalla quale proprio il settore turistico e quello dell’ospitalità sono stati maggiormente penalizzati.

L’Eurovision dunque  può davvero rappresentare “la manna” per la nostra economia, a patto ovviamente che si facciano le cose per bene e non all’italiana. La nostra inchiesta, suffragata da dati ufficiali, ha dimostrato che chi lavora bene guadagna moltissimo dalla rassegna.

Quanto costa l’Eurovision? E chi paga?

Non c’è una cifra esatta del costo della rassegna: dipende da quello che c’è da fare, ovviamente. Le ultime edizioni dicono però che il costo medio si aggira in una forchetta molto ampia che va dai 15 ai 30 milioni di euro.

Ci sono paesi come la Svezia che hanno le arene belle e pronte e che quindi hanno potuto fare le cose più in economia, realizzando comunque spettacoli di alto livello (basti vedere l’edizione 2016) e ci sono realtà dove invece è stato necessario intervenire.

Per l’edizione nei Paesi Bassi si è speso abbastanza, ma Rotterdam è stata penalizzata dalla cancellazione dell’evento 2020 a causa della pandemia di Covid-19, per il quale aveva già stanziato molto ed ha dovuto prevedere 6,5 milioni di extra bugdet.

Per l’edizione di Tel Aviv sono stati spesi 28,5 milioni, per Stoccolma 2016 e Malmo 2013 ne sono stati spesi rispettivamente 13 e 15.

Poi ci sono ovviamente i casi limite: i costi dell’edizione di Copenaghen 2014 per esempio, sono lievitati di circa 11 milioni per degli errori di progettazione nella riconversione in arena della B&W Hallerne. Il capo progetto, per questo errore, si è dimesso.

I costi vengono ripartiti fra la tv pubblica, eventuali contributi da parte delle istituzioni regionali e comunali e gli sponsor.

L’EBU (European Broadcasting Union), l’ente delle tv pubbliche che co-organizza l’evento contribuisce con una cifra fra i 4,5 ed i 6 milioni di euro, ma soprattutto controlla che tutte le spese siano documentate.

Quanto si guadagna con l’Eurovision?

Ovviamente, tornando a quanto detto sopra, ospitare l’Eurovision è una manna, se si lavora bene e se si riesce a fare tutto senza che i costi raddoppino ed è questa la vera sfida dell’Italia. In generale, comunque, pensate a 40.000 camere prenotate fuori stagione negli alberghi e nei bed’n breakfast.

Per dare un’idea effettiva di quanto si guadagni l’esempio più concreto è Dusseldorf, dove l’edizione è costata 24 milioni di euro (una cifra verosimilmente vicina a quella che potrebbe investire l’Italia), dei quali 7,8 milioni a carico del Comune con l’affitto della Fortuna Arena (lo stadio) al costo simbolico di un euro.

L’ufficio federale di statistica e la camera di commercio hanno segnalato 370.000 presenze turistiche nel mese di maggio, (dei quali 162.000 esteri), +39% rispetto all’anno precedente ed una ricaduta pubblicitaria di 450.000.000 di euro.

Ma anche Lisbona 2018 ha dati importanti: costata 23 milioni (dei quali 12,6 sborsati dalla tv) ha avuto una ricaduta economica di 25 milioni di euro, 100.000 presenze in città ed una crescita dei pernottamenti del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con hotel sold out.

In Svezia, dove come detto la rassegna è costata molto poco, il guadagno è stato quasi del doppio e addirittura, nel caso limite di Malmo (qui il dato generale), ne ha ricavato beneficio persino Copenaghen, visto che in molti hanno scelto di pernottare dall’altra parte del ponte di Oresund che separa le due città, distanti appena 14 chilometri.

Ma persino Baku, dove la rassegna è stata un’enorme spot promozionale per il Governo ed è costata uno sproposito (100 milioni sono stati spesi soltanto per costruire da zero la Baku Crystal Hall), ha visto 11.000 presenze turistiche in una città lontana dalle rotte turistiche dell’occidente e che normalmente non superava le 5.000.

C’è poi un aspetto non quantificabile a livello monetario, ma altrettanto importante: la promozione del “brand” Italia e della città che lo ospita. Può sembrare una cosa da niente, ma i dati delle ultime edizioni sottolineano una crescita reputazionale delle città sotto questo aspetto.

Belgrado nel 2008 usciva devastata da una guerra ed aveva una pessima reputazione e grazie all’Eurovision riuscì ad invertire la percezione negativa, con in più 11.000 persone che visitarono la città.

Non solo turismo, anche lavoro

Ospitare l’Eurovision significa avere in casa, oltre ai turisti ed ai fan, delegazioni di un numero di Paesi variabile fra 37 e 40 (una media di 20 persone a delegazione), oltre a 1500 giornalisti da tutto il mondo ed un pubblico pagante per 12 show (le tre serate più tre prove per ciascuna e non ci saranno le limitazioni di presenze previste a Rotterdam).

I biglietti costano molto, possono arrivare anche a 300 euro, a seconda della location e della serata. Generalmente sono sold out già a Novembre.

Senza contare un altro aspetto: che nel 2022 torneranno gli eventi collaterali: quelli ufficiali, quindi l’Euroclub, la grande discoteca eurovisiva (si dovrà trovare un posto dove allestirla), l’Eurocafè e l’Eurovillage, con ovvia presenza di pubblico che porterà denaro nelle casse dei negozi e dei locali. E ovviamente, nessuno vieta a locali, ristoranti e negozi, ma anche alla città di organizzare attività correlate non ufficiali, con relativo indotto.

Senza contare che per l’allestimento dell’arena servirà gente che ci lavori. Dunque ci sarà un indotto in questo senso: ad Helsinki, nel 2007 proprio questo aspetto portò ad un forte impatto positivo sulle retribuzioni.

Complessivamente, per mettere in piedi lo show servono dalle  8-10.000 persone, considerando anche i volontari, gli autisti, gli infermieri, le hostess, gli steward e non solo le maestranze televisive.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. Nicola ha detto:

    Speriamo di vincerne anche altri nei prossimi anni. Che qualcosa si sia sbloccato. Non voglio aspettare altri 30 anni. O 20. O 10.

    • Stefano ha detto:

      Io spero solo che il prossimo anno mandiamo qualcuno di ancora migliore… non per vincere due volte di seguito ma per sfuggire alla maledizione del paese ospitante che finisce sempre tra gli ultimi posti

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