Eurovision 1965, il primo in Italia: quando l’orchestra fischiò il brano perchè “troppo veloce”

La gran parte degli eurofan conosce, per averla vissuta dal vivo o successivamente su Youtube la disastrosa edizione dell’Eurovision di Roma 1991, ma come è noto l’Italia prima di allora aveva ospitato un’altra volta la rassegna.

Parliamo del 1965, anno in cui il concorso arriva al centro di produzione della Rai di Napoli a seguito della vittoria di Gigliola Cinquetti alla Tivoli Koncertsal di Copenaghen.

L’evento, che potete rivedere qui di seguito, è ricostruito nei particolari dai giornali del tempo ed anche da qualche libro. E scorrendo qua e là si scopre ancora una volta quanto l’Italia già allora fosse distante dal concorso.

A condurre l’evento c’è Renata Mauro, attrice e presentatrice al suo esordio in Eurovisione. Si dice temesse molto la pronuncia dei titoli delle canzoni straniere: Cercherò di pronunciarli nella maniera meno umiliante possibile, raccontò ai giornali.

Scrivono i giornali del tempo: “La Rai ha spedito a Napoli la più bella delle impiegate, Elena Caprile, allo scopo di fornire assistenza agli operatori dell’informazione europea che arrivano nel capoluogo campano . I giornali si stupiscono dei tempi eurovisivi:

Tutto è stato calcolato al centesimo di secondo, senza concedere tempo ad improvvisazioni che potrebbero pregiudicare l’importante manifestazione. La rassegna deve scorrere con semplicità e senza imprevisti: nell’ora e mezzo di programma, occorre che le giurie dei paesi concorrenti abbiano anche il tempo di fare pervenire al Centro di produzione di Napoli il loro verdetto.

Bobby Solo in ritardo

A rappresentare l’Italia c’è Bobby Solo, vincitore del Festival di Sanremo, con “Se piangi, se ridi“. Raccontano i giornali:

Bobby Solo si presenta solo all’ultimo secondo a Napoli, saltando le prime prove e mettendo in ansia la delegazione italiana. Arriva all’Auditorium accompagnato dalla fidanzata, la ballerina franco-tedesca di 25 anni, Sophie Teckel, con cui è andato a vivere dopo aver “rotto” con la famiglia. Ha riscosso vivi consensi dal pubblico in sala, che lo ha lungamente applaudito. Il diciannovenne cantante romano è apparso emozionato e preoccupato: era in apprensione per le condizioni di salute della madre, ricoverata nei giorni scorsi in clinica.

La sua canzone e la sua esibizione però divideranno anche i critici italiani. Sarà comunque ottimo quinto.

L’italo-centrismo

Già allora l’Italia soffriva di italocentrismo. Più volte nel corso degli anni i giornali italiani, commentando l’Eurovision, si sono scagliati contro le canzoni, ma quello che si legge sui quotidiani italiani nel 1965 è incredibile. Per i cronisti italiani, quelli eseguiti a Napoli sono “testi bruttissimi per canzoni mediocri”

Il Tempo ci va giù ancora più pesante:

Per quanto riguarda i testi delle canzoni, abbiamo rimpianto “La pappa col pomodoro”: tutte le canzoni erano articolate su testi bruttissimi e nelle migliori delle ipotesi, banali e sfruttatissimi.

E c’è pure chi, senza remore, si lancia in un paragone con Mario Del Monaco, il tenore che la Rai ha chiamato per l’interval act. Del Monaco esegue i brani  “O sole mio” e “Chist’è ‘o paese d’ ‘o sole” e qualche cronista si premura di far notare “l’abisso che c’è fra i motivi in concorso e i brani presentati da Del Monaco”.  

Su tutti, quello che poi vincerà ovvero “Poupée de Cire, poupée de son“, scritto da Serge Gainsbourg per France Gall, la giovanissima francese in gara per il Lussemburgo.  Che un quotidiano, nel raccontare le prove definisce la peggior canzone in concorso, certamente candidata all’ultimo posto”.

A questo proposito, il libro “La Saga Eurovision, scritto dai commentatori eurovisivi per la televisione svizzera di lingua francese racconta un episodio sconcertante ma emblematico:

I musicisti dell’orchestra non amano l’orchestrazione troppo rapida della canzone, detestano il brano e così quando l’artista ha finito la prova, lo fischiano e protestano violentemente. Questa situazione provoca una collera leggendaria a Serge Gainsbourg, che mette il broncio e minaccia di tornare immediatamente a Parigi.

Alla fine la cantante francese sarà accolta a Parigi in trionfo, nonostante abbia rappresentato il Lussemburgo. A dispetto di quel successo planetario (la canzone vende 1,6 milioni di copie nella sola Francia), France Gall per oltre 30 anni rifiuterà di parlare di quella esperienza.

I giornali francesi associano questo fatto ad un “mal d’amore”:  il suo fidanzato del tempo, il celebre chansonnier Claude François, non voleva infatti che partecipasse e quando lei lo chiamò per comunicarle la vittoria lui invece di complimentarsi, la mollò seduta stante.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

Una risposta

  1. Mauro Tozzi ha detto:

    Renata Mauro tra l’altro successivamente presentò anche Giochi senza frontiere dal 1967 al 1970.

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