Eurovision, i Måneskin sul New York Times (e non solo): “Ora possono conquistare il mondo?”


Un successo senza precedenti. I Måneskin, dopo la vittoria all’Eurovision Song Contest 2021 stanno letteralmente rompendo ogni barriera. Per il concorso, innanzitutto. E poi – soprattutto – per la musica italiana che, anche per la pigrizia delle nostre case discografiche, difficilmente va oltre Lugano o i paesi latini.

E invece succede che la band romana, che solo sette anni fa suonava per le strade della città, oggi è sulle pagine dei giornali di tutto il mondo. Li abbiamo visti di recente su Billboard Italia,  sul The Guardian, il prestigioso quotidiano inglese vincitore del Premio Pulitzer, ora arrivano sul New York Times.

Parliamoci chiaro: l’ultimo artista eurovisivo italiano ad essere finito fra le pagine del quotidiano statunitense è stato tale Domenico Modugno. Era il 1958 e il Mimmo Nazionale, dopo il terzo posto con “Nel blu dipinto di blu” all’Eurovision vinceva il Grammy Award.

Ma quello che maggiormente colpisce è il titolo dell’articolo pubblicato sulla versione online del quotidiano: “Possono conquistare il mondo?”.

Le entries eurovisive tipicamente scompaiono dai riflettori rapidamente dopo la fine della competizione, ma i componenti dei Måneskin sperano di sfruttare al meglio la loro attuale fama ed il nuovo interesse internazionale per diventare una delle rare storie di successo a lungo termine dell’Eurovision.

Ripercorrendo le vicende della settimana eurovisiva, il New York Times paragona la band ad un “energizer” sottolineando come questo abbia permesso loro anche di superare la barriera linguistica di cantare in italiano in un contesto internazionale.

Le barriere dell’immagine

L’articolo ripercorre la storia della band e si sofferma su alcuni aspetti vincenti, come appunto l’immagine:

Con la sua attentamente curata e stilosa nonchalance androgina, accessoriata con tacchi alti, unghie nere e smoky eyes, i Maneskin rompono le barriere del genere e diventano campioni dell’auto-determinazione

Ovviamente grande accento è posto anche sulla contaminazione di genere anche a livello di vestiti, sia sul palco che nelle copertine dei loro dischi, sottolineando come questo sia un loro punto di forza tanto quanto la musica.

Oltre le tradizioni di Sanremo

Non manca un accenno a Sanremo, la manifestazione attraverso la quale hanno staccato il biglietto per Rotterdam. L’intervista ad alcuni colleghi di quotidiani italiani sottolinea come la loro vittoria sia frutto di un progressivo abbassamento dell’età e quindi anche del target musicale del festival, dove fino a pochissimi anni fa il rock non avrebbe trovato nemmeno casa.

Niente potrebbe essere più lontano dal rock di Sanremo (…) L’Italia non ha mai avuto un rapporto idilliaco con la musica rock, non è mai diventata mainstream. La vittoria dei Maneskin è stata inaspettata, perché sono una vera rock band.

Di certo c’è che la band è già stata invitata a tutti i più importanti eventi internazionali, sia specifici del rock sia più generali a livello musicale. L’occasione è enorme, anche per far capire che investendo bene sugli artisti si può costruire un prodotto di successo per l’estero.  Basta volerlo.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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