Eurovision, l’eterna rivalità Italia-Francia: quel ricorso per far squalificare Cutugno

L’eterno duello Italia-Francia come è ben noto, va oltre l’Eurovision: dalla cucina, al calcio alla cultura, c’è sempre una buona occasione per rinnovare la sfida più o meno a distanza coi cugini d’Oltralpe.

Tornando indietro allo scorso maggio, si ricorderà l’incredibile vicenda di Damiano David dei Måneskin, accusato di aver fatto uso di stupefacenti da un sito maltese e poi dal quotidiano svedese Aftonbladet.

Accuse poi cavalcate da una parte della stampa transalpina, dalle quali la seconda classificata Barbara Pravi prese immediatamente le distanze, spalleggiata dalla tv che annunciò di non voler presentare alcun ricorso visto l’esito negativo dei test antidroga sul cantante italiano.

Ebbene, c’è una vicenda completamente sconosciuta ai media italiani, che risale al 5 Maggio 1990, il giorno in cui fu un altro italiano a vincere l’Eurovision Song Contest ovvero Toto Cutugno con “Insieme: 1992”. 

La racconta “La Saga Eurovision”, un volume del 2017 sulla storia del concorso vista da una prospettiva francofona e più ancora in particolare svizzera, perché a scriverlo sono i due commentatori dell’Eurovision per RTS, la tv della svizzera romanda, ovvero Jean Marc Richard e Nicholas Tanner, insieme a Mary Clapasson.

Nel dettaglio si legge:

La delegazione francese, a seguito della vittoria dell’Italia, presenta un ricorso per farla squalificare. Le canzoni francese ed irlandese non ottengono infatti alcun punto dalla giuria italiana e questo era sembrato a tutti gli effetti un inganno.

Lo spokesperson dell’Italia si era anche sbagliato, annunciando i voti come se fossero quelli della giuria spagnola e questo aveva fatto dubitare della serietà degli italiani.

Insomma, sentivano puzza di imbroglio. A difesa degli italiani c’è da dire che se anche avessero dato 12 punti alla Francia, non sarebbero bastati per vincere.

Dietro a Cutugno, infatti si piazzarono a pari merito Joëlle Ursull con “White and black blues”, per la Francia (musicata da Serge Gainsbourg) e Liam Reilly con “Somewhere in Europe” in rappresentanza dell’Irlanda, lontani però 17 punti dall’Italia.

Quella giuria “italiana” e l’annuncio di Frajese

In realtà il fatto era un altro e ben diverso. Quelli erano già gli anni del disimpegno italiano – in questo senso la vittoria di Cutugno sarà vista come una jattura dai vertici RAI di allora – e la nostra tv era talmente disinteressata che oltre a trasmettere l’evento in differita a tarda sera (allora era permesso), aveva dimenticato un insignificante dettaglio: fare la giuria.

Saranno proprio i media francesi  diverso tempo dopo a svelare questo particolare che poi effettivamente troverà riscontro.

La RAI non aveva infatti selezionato le 16 persone designate per la giuria popolare che in quegli anni era chiamata a decidere le sorti del concorso e così la giuria italiana fu organizzata in fretta e furia dalla tv jugoslava chiudendo un gruppo di croati nella stanza di un albergo vicino alla Vatroslav Lisinski Arena.

A complicare le cose arrivò poi la gaffe di Paolo Frajese, compianto giornalista del TG1 chiamato ad annunciare i voti italiani, il quale non si sa bene per quale motivo legge da un foglio “i voti della giuria spagnola residente a Madrid”, creando disordine ed imbarazzo.

Lo stesso Frajese non si accorge subito dell’errore nemmeno alla segnalazione del supervisore Franck Naef e deve intervenire il conduttore Oliver Mlakar, rivolgendosi a lui in italiano. Soltanto al “Buonasera Italia”, e alla relativa risposta in italiano, il rito riprende il suo corso corretto.

L’analogia evidente con l’edizione 2021 è che anche allora la Francia partiva favorita, ma rispetto al 1990, i Måneskin sono sempre stati testa a testa con la cantante francese. Cutugno invece fece salire le proprie quotazioni sul campo.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. EuroFestivalFan ha detto:

    Ma mille volte meglio la canzone di Toto Cutugno rispetto a quella framcese. Rosiconi, ci devono sempre stare dietro i francesi!! ;))

  2. Danilo ha detto:

    Un sentito grazie a Emanuele Lombardini, per averci ricordato i particolari dei fatti accaduti nel 1990, anno che si può prendere a simbolo dell’inizio del disinteresse mostrato dalla RAI per l’Eurofestival (allora si chiamava così). Quando vado con la memoria agli anni 90 c è da chiedersi come sia stata possibile la vittoria di Toto Cutugno a Zagabria (non lo credeva possibile nemmeno lui, dopo aver vissuto quella serata), come sia stato possibile organizzare e mandare in onda un Esc 1991 fatto in quella maniera a Cinecitta, fino ad arrivare poi ai retroscena che hanno accompagnato la possibile mancata vittoria dei Jalisse nel 1997…
    Non stiamo parlando del 1974, con l’Eurofestival mandato in onda con una settimana di ritardo, perché Gigliola Cinquetti cantava “Si” e poteva influenzare il referendum sul divorzio…. Quella era un’altra Italia, anche dal punto di vista televisivo, oltre che sociale. Negli anni 90 c’ è stato il consolidamento dei network privati nazionali, la televisione stava facendo progredire la società italiana a passi veloci. Eppure le trasmissioni che la RAI poteva gestire avendo il monopolio del legame con l’EBU (Giochi senza frontiere ed Eurofestival) vengono progressivamente messe all’angolo e chiuse. Scelte politiche in aperta contraddizione con quello che stava diventando il mondo e l’Europa , aperta verso nuovi paesi a est e verso altri continenti, con la lingua inglese divenuta lingua del mondo. Le avvisaglie di dove stava andando il mondo c’ erano tutte, non si capisce come sia stato possibile essere così miopi e autolesionisti nella scelta dei palinsesti fino al 2011…e come l’ostracismo messo in atto dai vari direttori, che si sono succeduti negli anni, possa non aver trovato mai ostacoli forti nemmeno a livello politico, vista la nota storica ingerenza dei partiti nella RAI.
    Scusate lo sfogo, ma quello che è successo potrebbe di nuovo ripetersi… E quindi è bene sempre ricordare che due generazioni di italiani sono stati tenuti all’oscuro di queste trasmissioni televisive, solo perché qualcuno non riteneva il popolo italiano sufficientemente “maturo” per seguirle e apprezzarle.

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