Salvador Sobral: “I Måneskin? Bello che all’Eurovision vincano cose diverse”
In questi giorni Salvador Sobral è di nuovo in Italia, per diverse tappe del tour europeo che accompagna “BPM“, il suo album.
Per chi interessato, potrà vederlo il 28 Luglio alla Casa del Jazz di Roma, il 29 ad Arco di Trento, il 30 a Scheggino (Perugia), il 5 Agosto a Castroreale (ME) ed il 6 Agosto alla Valle dei Templi di Agrigento.
E per il vincitore dell‘Eurovision 2017 ogni occasione è buona per ricordare quei momenti.
Noi di Eurofestival News lo avevamo intervistato lo scorso anno in occasione del suo passaggio a Musicultura, a Macerata, stavolta il cantautore portoghese ha parlato a Rockol. L’Eurovision, ma anche i Måneskin gli argomenti principali. Della band trionfatrice a Rotterdam dice:
Li ho visto dopo, perché suonavo quella sera. Ma è bello che vincano cose diverse. La formula è essere differenti: il più diverso vince.
Io non capisco molto di questi meccanismi, ma più sei strano, più hai possibilità. Certo voi italiani, avete vinto tutto, quest’anno…
Fuochi d’artificio e catapulte
Allora fu criticato molto per la frase “la musica non è solo fuochi di artificio” e quando gli fanno notare che i Måneskin ce li avevano, sottolinea:
Fu un’esperienza intensa, forse oggi non direi più una cosa così. Se i fuochi d’artificio vengono da una prospettiva di onestà e verità, ci stanno. Credo ancora che la musica è emozione vera. Combatto per la musica donata con la verità.
Di certo, l’Eurovision è stato fondamentale per la carriera del cantautore portoghese, che oggi è conosciuto da tutti ed ha anche raggiunto di nuovo la vetta della classifica anche con questo album, dopo esserci riuscito col precedente “Paris, Lisboa“:
L’Eurovision è stato una catapulta per il successo, con 200 milioni di persone che ti guardano: sto ancora cogliendo i frutti di quella sera. Magari sarei arrivato lo stesso dove sono, ma tra 10 anni. È stato un successo istantaneo che ha fatto bene alla mia carriera.
Ho solo gratitudine per quello che Eurovision mi ha portato. Ho vinto con una canzone bella, che mi rappresenta, senza compromettermi.
Anche lui, come la band romana vincitrice a Rotterdam e come anche Mahmood ed in misura minore Duncan Laurence, grazie all’Eurovision è diventato famoso in tutto il mondo.
Insomma, la rassegna sforna talenti ed è un trampolino di lancio. Con buona pace di chi per lungo tempo, si è ostinato a dire il contrario anche di fronte all’evidenza.
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