Città ospitante Eurovision 2022: ecco perché scegliere Roma

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Quale città italiana ospiterà l’Eurovision 2022? In attesa di conoscere la decisione della Rai in merito, abbiamo preso in esame la candidatura di Roma, segnalando quelli che sono i punti di forza della Capitale d’Italia.

Roma, la Storia (anche) del mondo

Parlare di Roma vuol dire parlare, in fondo, della storia, se non di tutto il mondo, di una parte molto significativa di esso e non sono poche le tracce e i monumenti ancora a testimoniarlo. In fondo la storia che fa sì che tutte le strade portino a Roma.

La Roma del 2021 è una Roma al cui interno si può trovare tutto. Ci sono le Basiliche, ci sono i reperti storici, il Campidoglio, quel Colosseo che pochi eguali, o forse nessuno, ha al mondo, e una quantità di monumenti difficilmente eguagliabile sia in Italia che fuori.

Roma è il traffico sul Lungotevere alle cinque del pomeriggio, è l’Isola Tiberina, è la città universitaria de La Sapienza, è Tor Vergata che ha avuto il suo sviluppo recente, è Roma Tre che sta emergendo, è gli atenei privati che si stanno facendo largo.

Roma è anche una delle pochissime città al mondo dove la storia si fonde con la modernità. Basti pensare agli impianti sportivi, o meglio a due di quelli che si trovano vicino allo Stadio Olimpico: lo Stadio dei Marmi e il campo un tempo denominato della Pallacorda, oggi intitolato a Nicola Pietrangeli, a metà tra sogno e incubo di parecchi tennisti quando si giocano gli Internazionali d’Italia.

Il colpo di genio si ebbe alle Olimpiadi del 1960, portando alla Basilica di Massenzio tutte le competizioni di lotta e alle Terme di Caracalla quelle di ginnastica, solo per rendere l’idea delle tante opportunità offerte dalla Capitale.

Roma, una lunga tradizione di musica

Una Capitale che, in tema di offerta musicale, offre davvero tanto. E non lo offre solo con i numerosissimi eventi dal vivo di qualsiasi genere, all’Ippodromo delle Capannelle come all’Altare della Patria, a Piazza San Giovanni come all’Olimpico stesso e, prima ancora, allo Stadio Flaminio.

Ma lo fa anche con un intero filone di musica e cantautorale che si è dipanato dal primo ‘900 fino a oggi. In principio era Gioacchino Belli, poi è stato Ettore Petrolini, poi “Quanto sei bella Roma” e “Arrivederci Roma”, Nino Manfredi (che è stato un po’ tutte le cose possibili contemporaneamente), Aldo Fabrizi, Lando Fiorini, Gabriella Ferri. E poi l’esperienza del Folkstudio, che ospitò Bob Dylan e dal quale partì il successo di Antonello Venditti, ma ci sarebbe tanto altro da citare.

Perché Roma, in termini di musica, è tante cose. Gli anni ’50 e ’60 regalarono le hit estive di Edoardo Vianello, senza contare che il primo uomo a vendere un milione di dischi in Italia, Nico Fidenco con “Legata a un granello di sabbia”, è proprio capitolino.

Nasce poi una vera e propria scuola cantautorale con esponenti del calibro dello stesso Venditti, di Francesco De Gregori, di Franco Califano e, più tardi e con tematiche ora simili ora diametralmente opposte, di Renato Zero, Riccardo Cocciante (che a Roma è emigrato a 11 anni dalla nativa Saigon) e Claudio Baglioni per citare i più noti.

Ma non va dimenticata la musica di protagonisti diversi, saltando avanti e indietro nel tempo: il Quartetto Cetra, Claudio Villa, Stefano Rosso, Bobby Solo sono protagonisti tra il noto e il meno noto in questa fase.

E quello di Roma è un ambiente musicale che oggi è forse più vivo che mai. Daniele Silvestri, Max Gazzè e Niccolò Fabi sono tre personaggi ognuno con le sue caratteristiche, ma talmente vicini anche a livello umano da essere stati anche in tournée insieme. Si può incontrare letteralmente di tutto oggi in terra romana: il pop con la chitarra di Alex Britti, il rap di Baby K, la vena cantautorale di Fabrizio Moro, la fama internazionale di Eros Ramazzotti. E questi sono solo alcuni dei nomi che si potrebbero citare, dal momento che la scena è infinitamente più ampia.

Ed è proprio da Roma che vengono numerosi rappresentanti italiani all’Eurovision (più Renato Rascel che, pur non essendo romano di nascita, ha messo in voce una delle più famose canzoni sulla Capitale della storia, “Arrivederci Roma”): lo stesso Villa, i Jalisse (nella metà di Fabio Ricci), Barbarossa, Fabrizio Moro, Solo (nome d’arte di Roberto Satti).

E, naturalmente, gli ultimi, quelli che hanno portato la gioia della terza vittoria, i Måneskin: Damiano David, Victoria de Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio. Tutti di Roma, nati dall’ambiente liceale, cresciuti con X-Factor, arrivati alla vittoria a Sanremo e poi all’Eurovision, fino alla fama mondiale in un lasso di tempo davvero breve.

Il Palazzo dello Sport e le alternative

Ed è proprio per questa ragione che più d’uno ha caldeggiato la candidatura di Roma: omaggiare gli ultimi vincitori. Il primo della lista a sostenere questa candidatura è l’attuale Direttore di Rai 1 – Stefano Coletta – il che fa pensare che in Rai non sia l’unico a pensare a una soluzione di questo tipo.

Quando l’Eurovision era di ben altre dimensioni, nel senso che non era ancora cominciata l’era dei palasport e delle arene da 10.000 posti e più, Roma ebbe l’edizione 1991 ospitata nello studio 15 di Cinecittà 15 (oggi questa soluzione non è ovviamente più praticabile).

Lo è invece quella della principale arena romana, che è tornata al nome di Palazzo dello Sport dopo i 15 anni vissuti come PalaLottomatica dal 2003 al 2018, ma nota ai romani semplicemente come PalaEur. Quando fu costruito, era il palasport più grande in Europa e di più imponente al mondo c’era solo il Madison Square Garden a New York.

Era l’epoca delle Olimpiadi del 1960, gli avventori videro Nino Benvenuti e le evoluzioni dei pugili, così come le fasi finali del torneo di pallacanestro in cui, ai tempi, gli Stati Uniti schieravano gli universitari, alcuni dei quali poi diventati celebri giocatori NBA.

Palazzetto dello Sport Roma

Da allora il PalaEur ha subito un importante rinnovamento tra il 2000 e il 2003, con la rimozione degli anelli di colore diverso e l’inserimento di seggiolini bianchi per la quasi totalità. La grande particolarità è legata alla pianta circolare della superficie, così voluta sulla base del progetto di Pier Luigi Nervi.

Oggi il Palazzo dello Sport consta di 10.500 posti, anche se in alcune occasione si è riusciti a superare questo numero. Di questi, per la conformazione del luogo, almeno duemila se ne andrebbero a fronte della costruzione del palco, una delle grandi sfide se si vorrà utilizzare l’impianto romano.

A proposito di impiantistica, le alternative richiedono dell’ingegno e soprattutto eventuale, notevole rapidità d’intenti. Senza contare eventuali idee stile B&W Hallerne (Copenaghen 2014) totalmente fuori dalle previsioni, basti dire che l’altro impianto da oltre 10.000 persone è il Campo Centrale del Foro Italico di Roma, ma avrebbe bisogno della copertura, cosa sulla quale si discute da più di 10 anni con oltre 30 progetti già presentati ma mai portati allo stadio successivo.

La possibilità di usare una struttura temporanea non sarebbe comunque peregrina: per numerosi anni, sebbene su numeri minori, c’è stato il Gran Teatro. E soprattutto sono tanti gli spazi che consentirebbero una simile soluzione a Roma.

Collegamenti internazionali

Il Palazzo dello Sport è facilmente raggiungibile dal Grande Raccordo Anulare (in auto), così come dalla linea B della metropolitana (fermata Eur Palasport).

La Capitale d’Italia conta poi su ben due aeroporti: Roma Fiumicino – il principale aeroporto italiano per traffico – e Ciampino.

Nel primo caso è a disposizione sia una linea ferroviaria dedicata (il Leonardo Express, che collega con la Stazione Termini) che una linea ferroviaria regionale (che collega Fiumicino con la stazione Tiburtina). Per l’aeroporto di Ciampino sono invece a disposizione autobus o navette private di diverse compagnie e due linee di bus (520 da Cinecittà e 720 dalla fermata metro B Laurentina).

Non manca nulla quindi anche da questo punto di vista, con turisti e fan che possono raggiungere la nostra Capitale da ogni parte d’Europa e del mondo.

Ricettività alberghiera

Roma è la città italiana che attrae ogni anno più turisti di tutte le altre e sul fronte della ricettività alberghiera ha numeri imbattibili: 145.000 posti letto e ben 71.000 camere (ultimi dati Istat).

Va peraltro fatto notare che Roma come città ospitante l’Eurovision 2022 consentirebbe di avere l’imbarazzo della scelta sul fronte delle location dove realizzare l’Eurovillage o l’Euroclub, così come il Red Carpet, con tanti luoghi iconici della storia della Capitale, uno più bello dell’altro.

Tifi per Roma come città ospitante per l’Eurovision 2022? Condividi sui tuoi profili social questo articolo e fai conoscere a tutti il tuo sostegno. Se invece vorresti l’evento in un’altra delle città che rispettano tutti i requisiti richiesti, leggi i nostri speciali su  Bologna, Milano o Torino.


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10 Risposte

  1. Rifki ha detto:

    (sorry I can not speak Italian, so I will use English anyway).

    I want to talk about the host city race for this year (2022), especially about the situation in Rome, the capital city.

    The situation regarding Rome is similar to that of Copenhagen in 2014 (when they were about to host Eurovision). Copenhagen had to use an ex-industrial hub as their venue because other venues are either too small (Brøndby Hall and Ballerup Super Arena) or too large (Parken Stadium) and there was not enough time to build a new venue (but it finally came in 2017 as Royal Arena).

    On the other hand, Rome’s main indoor venue, PalaLottomatica, currently has at least two issues:
    1. Unusual seating shape (circular instead of U-shaped or horseshoe-shaped).
    2. Vaulted ceiling/roof (making it unable to hang suspended loads normally used in Eurovision).

    Adding a retractable roof to the Stadio Olimpico is not practical either, because it is just too large.

    So, based on that, it is necessary for Rome’s authorities to build a new venue in one of these three ways:
    1. remodeling their main indoor venue “PalaLottomatica”.
    2. demolishing “PalaLottomatica” and building a new indoor venue on the former ground that PalaLottomatica was, or
    3. building a new indoor venue as an addition to the PalaLottomatica,

    with these following recommended specifications (of mine):
    1. indoor (of course), with good air-conditioning.
    2. U-shaped/horseshoe-shaped seating plan (similar to other common indoor venues such as London’s O2 or Hamburg’s Barclaycard Arena).
    3. minimum rigging height of 20 metres.
    4. capacity of between 17,000 and 20,000 for concerts (and between 14,000 and 16,000 for indoor sports).
    5. a roof structure that is good enough for hanging suspended loads.
    6. supported by a good sound system for musical events.

    Even if Rome is not chosen as the host city for this year, the new venue will still be beneficial for Rome itself to host future sports and musical events.

  2. steve ha detto:

    Senza nulla togliere alle belle città di Torino, Milano e Bologna, Roma e’ un ‘altra cosa. Cosa facciamo vedere al mindo? I grattacieli di Milano? Già visto e rivisto. Il palaeur di Torino? Meglio di quello di Baku non ce n’e’. Dobbiamo far vedere al mondo intero qualcosa di differente, unico, magico. Tutti incantati dalle bellezze d’arte e storiche della nostra capitale. La signora dell’Azerbaijan, la ragazza di Canberra o il pescatore di Reikiavik, tutti aboccaperta e con gli occhi spalancati ….incantati dalla magia di Roma. Non c’entrano niente Nord-Sud, la politica, il bus incendiato, i dipendenti Rai, ecc.ecc. Io abito al confine, ma Roma e’ la magia, e vorrei che fosse la nostra cartolina al mondo, con noi italiani tutti uniti e orgogliosi

    • Piero ha detto:

      Qualcuno ti potrebbe anche rispondere che noia, sempre Roma, sempre il Colosseo etc etc. vediamo qualcosa di nuovo.

      • Alessandro ha detto:

        E qualcun altro potrebbe rispondere che se luoghi come Firenze, Trieste e Napoli non fossero stati eliminati immediatamente, o fuori dai giochi sin da subito, questo discorso avrebbe senso, ma allo stato attuale no. E soprattutto che per ridurre Roma al Colosseo ci vuole una buona dose di vuoto cosmico culturale e immaginativo.

        • Piero ha detto:

          Non è ridurre Roma al Colosseo, è il semplice fatto che :
          1. Roma ha già ospitato l’evento e per alternanza, trovo giusto si faccia da un’altra parte (e a leggere gli ultimi articoli qui e sui media, credo che Roma abbia meno chance di tutti).
          2. Roma non ha bisogno di promuoversi, all’estero la conoscono bene e i turisti internazionali non mancano… quindi ribadisco, che noia, sì… si faccia in posti nuovi, che sia Bologna, Milano o Torino poco importa.

  3. Vincenzo ha detto:

    Penso che col debito della RAI e con la situazione finanziaria del comune di Roma, come di altri comuni italiani, realizzare qualcosa di ex novo o adattare una soluzione esistente costruendoci tribune, camerini e tutto quello che serve, sia da pazzi. Ma la RAI, politica fino all’ultimo atomo, pur di soddisfare la politica romana e la voracità dei partiti che useranno l’Eurovision per la solita passerella elettorale, potrebbe pure decidere di scegliere Roma. Io mi aspetto di tutto. Il problema di Roma è che a Maggio 2022 sarà già una ambita meta turistica e non si sa quante saranno le stanze libere. Credo comunque che questa sospetta insistenza della RAI e di Coletta per Roma, quando nel 2017 volevano Torino, sia per un inconfessabile calcolo di bottega e il solito centralismo romano. Ovvero, usare i dipendenti del centro di produzione principale della RAI, quello di Roma, senza pagargli la trasferta e l’alloggio. Anche perchè Milano e Torino non hanno lo stesso numero di dipendenti RAI. Basti pensare che per fare Sanremo usano l’esterna 4 di Roma, non l’esterna di Milano o di Torino (e sono città più vicine). Poi rimane sempre il fatto che la RAI di Roma è accentratrice e piuttosto che far gestire un Eurovision Song Contest dai colleghi di Milano, si taglierebbero i dicotiledoni. In ogni caso le maestranze RAI saranno solo per l’organizzazione e la parte autorale, di project management, scenografica. Tutta l’infrastruttura audio, luci, video, comunicazione di rete e interfonica, regia, ecc. sarà di service esterni perché la RAI non ha le risorse tecniche necessarie per uno show di queste dimensioni. Penso che alcune scelte saranno imposte dall’EBU. Quindi, alla fine, per la RAI, che sia a Roma, Milano o Torino, cambierebbe poco. Torino sarebbe la soluzione migliore da qualsiasi punto di vista, specie da quello economico.

    • Simone ha detto:

      Eccolo là il commento su Roma merda e Torino la città perfetta per l’Eurovision. Ma perfetta per chi? Per te naturalmente. Roma avrà tanti difetti, ma rimane una location unica che ci invidierebbero tutti, altro che quel grigiore di Torino.
      p.s. pensa ai debiti di Torino, visto che è la seconda città più indebitata d’Italia dopo Napoli!

      • Vincenzo ha detto:

        E pensa che io non sono, nemmeno del Piemonte ma della Lombardia. Certo, Roma i debiti non li ha. Ha solo una voragine di bilancio. Ha solo i bus che vanno a fuoco e la spazzatura per strada. E poi voi Romani lo vorreste sempre organizzato a Roma, anche se l’avete già avuto bel 1991. E poi gli arroganti saremmo noi del nord. Vabbè. Lasciamo perdere. Pianto qui perchè non voglio più rispondere su queato sito sennò gli amministratori mi accusano di essere un troll.

        • Staff ha detto:

          Per cortesia moderate i toni, si discute di città dove ospitare l’Eurovision 2022 e lo si può fare senza dover offendere altri utenti.

    • Alessandro ha detto:

      Le faccio solo notare che lei qui è il primo ad aver portato la politica nel dibattito. Che poi il commento trasudi padanismo da tutti i pori è un altro conto.
      Quando dev’essere così, a farsi benedire le argomentazioni. A fari benedire l’alternanza regionale. A farsi benedire dutto. Faccio anch’io una bella scelta “di panza”, e la difendo contro vento e marea fino a quando RAI e UER non chiudono la questione lontano da queste specie di tribune da curva.

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