Con l’Eurovision emerge tutta l’arretratezza dell’Italia sul fronte grandi arene


Lo diciamo dallo scorso maggio e, se c’è una cosa che è emersa negli ultimi mesi e in questi ultimi giorni in cui la Rai (con la supervisione e il via libera dell’EBU – European Broadcasting Union) sta decidendo dove ospitare l’Eurovision 2022, è la carenza di infrastrutture idonee ad ospitare grandi eventi al chiuso in Italia.

Ha fatto notizia – diventando anche tema di scontro politico – l’uscita di scena di Roma dalla corsa per ospitare l’Eurovision Song Contest per mancanza di una arena o palazzo dello sport che abbia tutti i requisiti richiesti.

Nel 2021 ci si è drammaticamente resi conto che la Capitale d’Italia con i suoi 2,78 milioni di abitanti, ha una sola struttura capace di ospitare oltre 8.000 persone, con una altezza che superi i 18 metri, il Palazzo dello Sport, comunque bocciato per un tetto che non è in grado di supportare carichi di una certa rilevanza  (ne abbiamo parlato più in dettaglio in un nostro articolo dedicato).

Svanita anche l’ipotesi Fiera di Roma (i padiglioni sono troppo bassi) eccoci quindi a fare i conti con quella che è una generale (in tutta Italia) carenza e inadeguatezza di strutture al chiuso capaci di ospitare grandi eventi che attirano migliaia o decine di migliaia di persone.

Le città che hanno disponibilità di arene o strutture al chiuso abbastanza capienti (e che rispettino i requisiti EBU) si contano sulle dita di una mano e proprio una di queste alla fine ospiterà l’evento (parliamo naturalmente delle cinque “finaliste”: Bologna, Milano, Pesaro, Rimini e Torino).

L’Italia e quelle arene che non ci sono

Escludendo i principali stadi italiani, in grado di contenere un numero impressionante di persone (oltre 75.000 il Meazza di Milano, più di 70.000 l’Olimpico di Roma) ma su cui non si è mai investito sulle coperture (forse cambierà qualcosa con il cosiddetto “Sblocca Stadi”, grazie ai fondi del PNRR, forse..), sul fronte grandi arene la situazione è davvero desolante.

Se si guarda infatti allo stato attuale delle cose, si contano sulle dita di una mano gli impianti al chiuso in grado di ospitare oltre 10.000 persone (il requisito minimo richiesto da EBU per l’Eurovision Song Contest parte da almeno 8.000 posti) e sono tutti concentrati tra centro e nord Italia.

Molte di queste strutture sono poi nate solo grazie ad investimenti legati a grandi eventi sportivi e non, basti pensare al Palazzo dello Sport di Roma, inaugurato il 3 giugno 1960 per l’Olimpiade di quell’anno o al più recente PalaIsozaki (ora Pala Alpitour) di Torino per i Giochi Olimpici invernali del 2006. Sempre rimanendo nella città sabauda, anche il Palazzo a Vela (o PalaVela) fu costruito per una ricorrenza eccezionale, ovvero le celebrazioni di Italia ’61 (il centenario dell’Unità d’Italia).

A Milano, in tempi non sospetti, era stato costruito il Palasport di San Siro (inaugurato nel 1976, di fianco allo stadio Giuseppe Meazza): si trattava del più grande palazzetto dello sport d’Italia e tra i più grandi al mondo (poteva ospitare oltre 18.000 persone), sede tra l’altro della seconda puntata di Giochi Senza Frontiere del 1976 (altro evento prodotto dall’EBU come l’Eurovision) e di due storici concerti dei Queen.

Per i più curiosi, su Youtube è ancora disponibile il film “La baraonda – Passioni popolari” del 1981 e interamente ambientato all’interno del Palasport (da cui abbiamo estrapolato le immagini che seguono).

Con il crollo del tetto nel 1985 – legato ad una eccezionale nevicata – e successivo abbandono della struttura nei tre anni a seguire (poi demolita), la città è rimasta priva del suo punto di riferimento. Nessun altro palazzetto altrettanto capiente ha mai visto la luce, relegando sport come il basket o anche il volley, a strutture decisamente più piccole (e spesso oltre i confini cittadini).

Una situazione a livello nazionale tutt’altro che rosea. Se si scende sotto Roma, si scopre che di strutture con circa 8.000 posti di capienza totale ne esistono solamente due, quella di Reggio Calabria (il PalaCalafiore) e quella di Eboli (il PalaSele).

Se si guarda poi all’estero, usciamo decisamente con le ossa rotte. Un esempio che abbiamo riportato in passato è quello di Stoccolma: la capitale della Svezia conta circa 975.000 abitanti (un terzo di Roma per intenderci) e ha ben tre arene, una più capiente dell’altra: il Globen (16.000 posti), Stockholmsarenan (45.000) e Nationalarenan (fino a 65.000).

Nel 2011 l’Eurovision Song Contest è stato ospitato in Germania, presso la Düsseldorf Arena, nell’omonima città che conta 620.000 abitanti (poco meno di Palermo, per avere un confronto), in una struttura capace di ospitare fino a 66.000 persone in modalità concerti.

Nel 2018 l’Eurovision Song Contest è stato ospitato in Portogallo, presso la Altice Arena di Lisbona (città da circa 540.000 abitanti, più o meno una nostra Genova). Qui la capienza totale, in modalità concerti, è di 20.100 posti.

Ma basta anche solo confrontarci con Rotterdam (Paesi Bassi), dove si è svolto l’ultimo Eurovision, quello che ci ha visti vincitori con i Maneskin. La città conta circa 588.000 abitanti e la Ahoy Arena (utilizzata per l’evento del 2021) ha una capienza di 16.500 posti in modalità concerti.

Arene in costruzione

Sono tante le città italiane che hanno dovuto rinunciare ad inviare la propria candidatura per ospitare l’Eurovision Song Contest 2022 (o magari l’hanno fatto pur consapevoli di non avere le strutture adatte allo scopo per un po’ di visibilità) e questo ci auguriamo abbia fatto anche prendere coscienza a tanti amministratori locali (che si tratti di Comuni e/o Regioni) di quanto è importante investire in strutture idonee per ospitare grandi eventi (che siano arene o palazzetti dello sport).

Nella speranza che la situazione cambi, ecco alcuni progetti in fase di realizzazione in diverse città italiane.

Milano

Partiamo da Milano, città che ospiterà nel 2026 i Giochi Olimpici Invernali insieme a Cortina. Qui è già sicura la costruzione di una arena (il PalaItalia) nel quartiere Santa Giulia, dove si svolgeranno diverse competizioni sportive legate alle Olimpiadi e verrà poi utilizzata anche per eventi e spettacoli live (a seguire i nuovi rendering dell’Arena presentati il 7 settembre 2021).

È di pochi giorni fa l’ufficializzazione del progetto da parte della CTS EVENTIM AG & Co. KGaA (la società tedesca che costruirà e gestirà l’intera struttura), dove è stato specificato che l’arena sarà in grado di ospitare fino a 16.000 persone.

È inoltre prevista un’area esterna di oltre 10.000 mq per eventi all’aperto. Il completamento è previsto per l’autunno 2025.

Ma non sarà l’unico intervento legato alle Olimpiadi Invernali del 2026. Il Forum di Assago vedrà diversi lavori di ammodernato, mentre sulle ceneri dell’ex PalaSharp verrà costruita una nuova arena dedicata alle gare di hockey.

In base all’utilizzo, la struttura (che dovrebbe ispirarsi nelle forme, alla Zenith Music Hall di Strasburgo), potrà accogliere 5.000 persone per l’hockey, 6.000 per tennis e pallavolo e 7.000 in modalità concerti e spettacoli. Un po’ pochi purtroppo (per un eventuale Eurovision), ma è sempre un passo avanti.

Zenith Music Hall

Zenith Music Hall – Strasburgo

Padova

Uno dei progetti più interessanti, almeno sulla carta, arriva dalla città di Padova. Qui nascerà, all’interno del padiglione 7 della fiera, la nuova “Arena della Musica”, in grado di ospitare 10.500 spettatori seduti o circa 12.000 con il pubblico in piedi.

La struttura sarà alta complessivamente 30 metri, il termine dei lavori è previsto per il 2023. Ben altra capienza rispetto ad esempio al palazzetto dello sport San Lazzaro (Kioene Arena), che può contare su un totale di meno di 4.000 posti.

L’Arena Musicale si sviluppa a poca distanza dal centro città e sarà raggiungibile anche dalla futura linea 2 del tram.

Genova

Grazie al progetto Waterfront, Genova vedrà un’area di circa 115.000 mq totalmente riqualificata con un grande parco urbano, una darsena, nuove residenze e uffici, negozi, uno studentato, un residence-hotel ma anche il rinnovamento totale del palasport cittadino.

Quest’ultimo dovrebbe essere pronto per la primavera del 2022 e ospiterà sia eventi sportivi che spettacoli e concerti.

Sulla capienza però arriva la delusione: se la vecchia struttura è arrivata ad ospitare fino a 15.000 persone, la nuova arriverà a 4.000 posti a sedere, con la possibilità – almeno dichiarata, per i grandi eventi – di ampliare i posti a disposizione (dai rendering del progetto è evidente che con una diversa disposizione dei posti a sedere si poteva ottenere una capienza maggiore).

Roma

Nei primi anni 2000 per Roma era stato presentato il progetto della Vela di Calatrava, poi trasformato in Città dello Sport con la realizzazione di due palazzetti speculari per ospitare da una parte gli sport acquatici (Palanuoto) e dall’altra basket e pallavolo (Palasport).

Il Palasport poteva essere convertito anche in modalità concerti, con una capienza prevista di 15.000 posti. I lavori cominciarono nel 2005 e furono interrotti nel 2009. Ad oggi si tratta dell’ennesima opera incompiuta nel nostro Paese e che può essere “ammirata” non solo dai residenti ma anche aprendo semplicemente Google Maps.

Vela di Calatrava Roma

Napoli

La città che ha ospitato il primo Eurovision in Italia, nel lontano 1965, non ha una situazione migliore della Capitale. Anche qui il progetto di un nuovo palazzetto dello sport (in sostituzione del Pala Mario Argento, chiuso nel 1998 e demolito in parte nel 2005) da 8.000 posti a sedere non ha mai visto la luce.

Pala Argento Napoli

Napoli è la terza città in Italia per numero di abitanti e ad oggi non ha un palazzetto dello sport o una arena al chiuso con una capienza superiore agli 8.000 posti (requisito minimo per poter candidare la città ad ospitare l’Eurovision). Il PalaBarbuto ne può ospitare fino a 5.500.

Progetti poco ambiziosi

Mentre nel resto d’Europa non mancano arene capaci di ospitare decine di migliaia di persone, in Italia tra i vari progetti citati si vede davvero poca ambizione e poca voglia di investire.

Escludendo Milano e Padova, che prevedono strutture rispettivamente da 16.000 e 12.000 posti, nel resto d’Italia è la desolazione più totale. E non parliamo di piccole cittadine, ma delle città più popolate del Paese (come Roma o Napoli).

Ci auguriamo che con la grande visibilità internazionale che l’Eurovision Song Contest 2022 porterà all’Italia e alla città ospitante (la decisione tra Bologna, Milano, Pesaro, Rimini e Torino in questi giorni), in futuro si pensi di investire di più in grandi arene.


Segui Eurofestival News anche su Google News, clicca sulla stellina ✩ da app e mobile o alla voce “Segui”. Non perderti le ultime notizie con le notifiche in tempo reale dal nostro canale Telegram e seguici su TwitterFacebook e Instagram o nella nuova community dedicata all’Eurovision.

Eurovision Inside Eurofestival News è anche una comoda Web App gratuita che puoi portare sempre con te, scaricala subito sul tuo smartphone.

15 Risposte

  1. Stefano ha detto:

    Perchè avete bella mente ignorato Bologna che ha sia le strutture, sia la posizione ed è anche CIttà Europea della Musica?

    • Staff ha detto:

      Perché l’articolo parla di altro, spiega la carenza in tutta Italia di arene molto capienti per grandi eventi (come l’Eurovision, ma non solo). Bologna, come Milano, Pesaro, Rimini e Torino hanno strutture idonee per ospitare l’evento, ne abbiamo già scritto più volte e puoi trovare tutte le informazioni a riguardo sul nostro sito (come ad esempio in questo articolo).

  2. Ezechiele 2517 ha detto:

    Purtroppo siamo L’Italia attuale. Quella del passato nei momenti di maggior patriottismo ha generato capolavori ancora in piedi, poi …il nulla. Non lamentiamoci, oblio voluto dalle generazioni post belliche senza più palle.

  3. Vincenzo ha detto:

    Mi viene da ridere. E’ inutile girargli intorno, tanto alla fine, lo sappiamo tutti come andrà e dove andrà a finire. Secondo me, dovrebbero scegliere i Måneskin, zitti e buoni.

  4. Gabriele ha detto:

    Innanzitutto voglio complimentarmi per l’analisi perfetta della redazione.
    Condivido in pieno ciò che è stato scritto: l’Italia fatica ad adeguarsi agli altri paesi europei in quanto a infrastrutture sportive al chiuso e non solo. La situazione degli stadi italiani non è molto migliore. Tutti, o quasi, gli impianti sportivi italiani sono stati costruiti per eventi o ricorrenze altrettanto importanti, ma sempre in vecchia data. Risultano vetusti, soprattutto se paragonati a quelli degli altri paesi europei, anche più piccoli dell’Italia e con un’economia in fase di sviluppo, dell’est Europa. Il nord-est Italia non è attualmente messo meglio del centro-sud della penisola in questo senso. Per questo motivo accolgo con entusiasmo, quella che per me è una vera sorpresa: l’arena di Padova.
    Il problema è anche, come ben scritto sopra, la qualità degli investimenti, sempre troppo attenti al risparmio, con poca propensione all’innovazione e con poca ambizione.
    Bene i progetti per Milano 2026, che prevedono la realizzazione di due impianti coperti.
    I render messi in circolazione per il PalaItalia nel quartiere Santa Giulia, dovrebbero essere perlopiù delle suggestioni. Non vorrei davvero si pensasse di realizzasse una nuova arena con un assetto ad anello delle tribune e con una copertura in vetro. Sul web, non ricordo bene dove, vidi un render diverso della stessa arena, che si diceva essere ufficiale. Ricorda a grandi linee l’arena francese Sud de France nel design e nella scelta cromatica.
    Apprendo però con dispiacere che, oltre Milano e Padova, non c’è nient’altro di rilevante in cantiere in prospettiva Eurovision.
    Se una parte d’Italia cerca di stare al passo con l’Europa e il mondo, un’altra fatta da importanti città come: Roma e Napoli, arranca.
    Ho letto nelle diverse affermazioni, delle diverse controparti politiche all’opposizione nelle diverse città, l’intenzione di scaricare la responsabilità per lo scartamento di alcune candidature in favore di altre, sui sindaci e le amministrazioni, come se qualunque cosa dipendesse da competenze individuali e non da oggettivi limiti strutturali. Il dibattito politico dovrebbe essere incentrato su questo: l’Italia vuole adeguarsi sul piano infrastrutturale al resto del mondo sviluppato o preferiamo non curarci se parte di questa (centro e sud) è tagliata fuori dall’Europa che compete, in tutti gli aspetti e non solo nella musica?

  5. Erica ha detto:

    in tutto ciò Bologna dov’è?

  6. pointless_nostalgic ha detto:

    Ottimo lavoro. Per conoscenza diretta, vi confermo che il Forum di Assago è una struttura talmente vecchia che chiunque ci debba organizzare eventi impazzisce. Il Palazzo delle Scintille sarebbe a mio parere un grande azzardo, quindi è da maggio che ritengo Torino l’unica vera scelta possibile. Vedremo.

  7. Simone ha detto:

    Analisi perfetta. Da romano sono profondamente deluso e mi vergogno per come siamo caduti così in basso, tanto da non poter competere per mancanza di strutture adeguate. Assurdo. La Capitale. Bah.

  8. Luca ha detto:

    Davvero un ottimo approfondimento sul tema ragazzi, bravi bravi bravi! C’è da augurarsi che con tutta la visibilità data dall’evento, si investa davvero di più in palasport e arene. Anche se in Italia sembra esistere solo il calcio.

  9. Antonio Giannini ha detto:

    C’è anche a Brindisi un progetto di un arena da 7000 posti.

    https://www.neverendingseason.com/brindisi-new-arena-progetto/

    • Staff ha detto:

      Grazie della segnalazione Antonio, abbiamo inserito giusto i progetti delle principali città italiane e con capienze oltre gli 8.000/10.000 posti (seguendo i requisiti richiesti dall’EBU per ospitare l’Eurovision), altrimenti ci sarebbero anche Ravenna (Pala De Andrè – 6.000 posti), Terni (PalaTerni – 5.500) e molte altre.

      Segnalateceli comunque nei commenti, così chi interessato potrà informarsi. ;)

    • Vincenzo ha detto:

      Brindisi è al SUD, SI PARLA DI CENTRO ITALIA A SALIRE.

      • Staff ha detto:

        Si parla delle principali città italiane e di strutture con grande capienza… indistintamente dove siano, nord sud o centro.

        • Vincenzo ha detto:

          Si dovrebbe parlare di posizione geografica accessibile a tutti gli italiani di qualsiasi provenienza dalla penisola, comprese le isole. Comunque vi faccio i miei complimenti per aver descritto la drastica e reale situazione che abbiamo, in questo caso, musicalmente in Italia. Avete ragione, siamo molto, ma molto indietro rispetto agli altri paesi. E continuo a chiedermi: CHISSA’ PERCHE’ ? ahahahah! Nulla di personale, ancora complimenti.

Commenta questa notizia...