Eurovision 2022: 1° settembre, parte la nuova stagione eurovisiva

Ahoy Rotterdam Eurovision
Foto: EBU / Jordy Brada

1° settembre 2021: da oggi e fino alla deadline imposta dall’EBU (European Broadcasting Union), in genere metà marzo, è possibile rilasciare le canzoni in gara per l’edizione 2022 dell’Eurovision Song Contest.

Sta lentamente, ma inesorabilmente rimodulandosi il calendario delle finali nazionali, in parte sconvolto dalle conseguenze della cancellazione – per la pandemia di Covid-19 del 2020 – dell’Eurovision.

Lo scorso anno, infatti, oltre metà degli artisti erano stati riconfermati da un’edizione all’altra, ma solo uno di loro ha conquistato il podio: Gjon’s Tears per la Svizzera, terzo con “Tout l’univers” dietro a Barbara Pravi con “Voilà” e naturalmente ai vincitori – i Måneskin – con “Zitti e buoni” per l’Italia.

Sono al momento già numerosi i concorsi nazionali confermati, e anzi sono quasi ritornate ad essere delle eccezioni quelle che trattano di selezioni interne (per ora Paesi Bassi e, nei fatti, Svizzera). Sono complessivamente 26 i Paesi che hanno finora confermato la presenza in Italia.

E a proposito di Italia, ancora non ci sono indizi circa una data nella quale verrà rilasciato il nome della terza città dello Stivale che ospiterà il concorso, la comunicazione dovrebbe comunque essere imminente (o almeno ce lo auguriamo tutti).

Il fatto che sia la terza è già una certezza, perché Napoli (Eurovision 1965) non ha mai neanche presentato la candidatura e Roma (Eurovision 1991) è uscita di scena alla seconda scrematura. Presto sapremo chi ha avuto la meglio tra Bologna, Milano, Pesaro, Rimini e Torino.

Ritornando alla questione del 1° settembre, va detto come in genere a questa data, spesso si sia ancora nel periodo di progettazione delle partecipazioni eurovisive. Qualcuno ha già aperto la ricerca delle canzoni, c’è chi ancora deve farlo, ma tutti sanno una cosa: queste solo da oggi possono eventualmente essere pubbliche.

Il ruolo di prima selezione nazionale dovrebbe comunque appartenere al Festivali i Kenges in Albania, che vivrà un’edizione speciale, la numero 60, di una storia che si intreccia notevolmente con le vicende del popolo albanese. Non si conoscono ancora le date, ma è noto che questo concorso di norma si tiene a fine anno.

Il primo passaggio (dopo l’annuncio della città ospitante, naturalmente) sarà quello legato al rilascio della lista dei Paesi partecipanti, normalmente atteso per la fine di ottobre o l’inizio di novembre. Da diverso tempo il numero si è stabilizzato intorno ai 40 ed esiste inoltre una regola che fissa in 44 il numero massimo.

A rigor di logica, la finale dovrebbe essere a 25 invece che a 26 (visto che l’Italia è contemporaneamente Paese organizzatore e parte delle Big 5), ma a questo dettaglio si penserà.

Successivamente, proprio poco prima dell’inizio della stagione delle finali nazionali – e se nel frattempo non sarà stato annunciato qualche artista senza canzone (cosa che accade spesso – vedremo lo Junior Eurovision, di scena il 19 dicembre a Parigi e nel quale proprio l’Italia tornerà in gara quest’anno (la comunicazione della Rai è di soli due giorni fa).

Verranno poi i lunghi fine settimana delle selezioni, delle novità, e perché no anche di quelle grandi discussioni che ogni anno si vengono a creare. Il tutto fino a metà marzo, quando ci sarà il meeting dei capidelegazione per definire i dettagli finali. Normalmente viene anche sorteggiata la posizione nell’ordine di esibizione della finale del Paese ospitante. In altri termini, ciò significa che l’Italia, se nel frattempo non cambieranno le cose, saprà con un paio di mesi di anticipo quando si esibirà.

In mezzo a tutto questo ci sarà anche la questione dei biglietti per il concorso: di solito, in condizioni normali, ci sono tre sessioni di vendita per i nove show interessati (Dress Rehearsal serale del lunedì, mercoledì e venerdì, quando cioè votano le giurie, Family Show del martedì, giovedì e sabato, e poi le tre serate per la tv e per il televoto).

Fino alle due settimane delle prove sarà dunque un continuo susseguirsi di eventi di avvicinamento stile Eurovision in Concert (fermo da due edizioni causa Covid-19 e ora previsto per il prossimo aprile), anche se tutti finora, in tempo di pandemia, hanno sofferto e chi è riuscito ad organizzarli l’ha fatto online.

E per quest’anno in cui tutto questo percorso avrà l’Italia come centro dell’attenzione, non si vede l’ora di poterlo vivere pienamente. Il tutto a 31 anni dall’ultima volta in cui si è ospitato il concorso, ma anche a poco più di 11 da quel 2 dicembre 2010 in cui la storia eurovisiva tricolore tornò a cambiare regalando, da allora, ben cinque piazzamenti in TOP 5: un primo, due secondi, un terzo e un quinto.


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