I discografici britannici: “Basta Eurovision, ci boicottano! La BBC faccia da sola”


La speranza è che ci si sbagli e sia solo il solito assurdo piagnisteo imbastito dai britannici ad ogni periodico fallimento, ma a pochi mesi dalla conclusione dell’Eurovision Song Contest 2021, che ha visto James Newman chiudere ultimo a zero punti con la sua “Embers” diciotto anni dopo i Jemini, l’aria che pare tirare nella BBC lascia intendere che non sarà facile nemmeno stavolta selezionare cantante e canzone.

A caldo era stato “The spectator“, il più antico settimanale in circolazione a tirare una stoccata alla tv, mettendone in luce gli errori e la presunzione, adesso è un altro giornale storico, il Daily Mail a far capire il clima.

Lo storico tabloid  britannico ricorda come la BMG abbia investito 25.000 sterline (circa 30.000 euro) sulla partecipazione di James Newman e non abbia alcuna intenzione di ritentare dopo il clamoroso fiasco.

Ma rilancia anche un’altra tesi, peraltro già uscita a caldo dopo l’Eurovision:

I dirigenti delle case discografiche  credono che ci sia un pregiudizio anti-Regno Unito quando si tratta di giudicare gli artisti britannici che si esibiscono all’Eurovision – in particolare dopo la Brexit – e stanno pianificando di boicottare l’evento.

Starebbero pensando di non supportare la BBC nella selezione dell’artista, lasciandola sola al suo destino.

Questo appunto relativo alla partecipazione economica da parte delle case discografiche non suoni come una novità: è ormai prassi che queste contribuiscano in maniera consistente a pagare “il palco”, cioè l’allestimento della performance. Questo avviene anche in Italia, dove come in tutti i grandi Paesi le etichette entrano in compartecipazione con il broadcaster.

Ma non sono rari i casi, soprattutto nelle tv di minori dimensioni, dove le etichette – o in qualche caso i produttori, quando non l’artista stesso – paghino completamente la partecipazione, lasciando all’emittente solo l’onere della tassa d’ingresso.

Anche per questo il quotidiano rende nota la dichiarazione di un discografico, del quale però non cita il nome:

La verità è che avremmo potuto presentare Paul McCartney feat. Spice Girls e saremmo comunque finiti all’ultimo posto. La sensazione all’interno dell’industria musicale del Regno Unito è che ora ci sia un pregiudizio aperto contro di noi.

Nessuno vuole più avvicinarsi all’Eurovision, ma la BBC ci chiede con arroganza di proporre degli artisti, perché per loro è un evento di enorme successo sul fronte degli ascolti. James Newman è stato umiliato l’anno scorso, la sua canzone non era in alcun modo la peggiore della serata. La BBC non può aspettarsi che assecondiamo le loro richieste come agnelli mandati al macello.

Va detto che il Daily Mail è un quotidiano popolare, definizione che nel Regno Unito non ha esattamente un’accezione positiva e che è storicamente nemico della BBC, però la polemica sulla gestione della partecipazione britannica all’Eurovision è di lungo corso e non c’è dubbio che parta da una evidenza, cioè che ormai da tempo il Regno Unito non prende più seriamente l’evento.

Esattamente dal quel 2003 in cui i Jemini fecero segnare il primo storico zero. Già allora si disse – fu la storica voce della BBC Terry Wogan a farsene portavoce – che quel risultato era “un contraccolpo della presenza inglese nella guerra dell’Iraq”,con riferimento al ruolo attivo delle basi militari britanniche nella Guerra del Golfo.

L’edizione 2008 segnò il ritiro volontario dal commento di Terry Wogan. Ad incidere sulla sua decisione non fu solo l’ennesimo ultimo posto britannico ma anche la vittoria di Dima Bilan, che egli riteneva esclusivamente politica. Il suo congedo in diretta la dice lunga:

Non faccio l’errore di pensarlo come un importante evento musicale. Adoro l’Eurovision Song Contest e continuerà molto a lungo anche dopo la mia partenza. Solo per favore non chiedetemi di prenderlo seriamente.

Vale ricordare come in quella edizione il Regno Unito schierasse Andy Abraham con “Even if“, il cui insuccesso fu certificato anche dalle charts nazionali. Nonostante questo,  l’Eurovision arrivò anche in Parlamento, con una in interrogazione nella quale si chiedeva alla BBC di ritirarsi.

Con l’avvento di Graham Norton al commento – oltreché parzialmente coinvolto anche nel processo di selezione – l’atteggiamento verso il concorso non pare essere cambiato e l’assunto più ricorrente continua ad essere quello che al Regno Unito debba essere tutto dovuto solo per il blasone ed i numeri del mercato di esportazione.

E dire che sarebbe bastato seguire il consiglio di Marija Serifovic, la vincitrice dell’edizione 2007, quella in cui gli allora big four conclusero agli ultimi quattro posti. Alla domanda del cronista su quale consiglio volesse dare a questi paesi delusi dal risultato, rispose caustica: “Portate canzoni migliori”.

Per la cronaca, era l’anno nel quale il Regno Unito aveva persino organizzato un concorso di selezione. Ed a vincerlo furono gli Scooch


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. Markus Poebener ha detto:

    Davvero la colpa degli insuccessi e fallimenti all’ESC dei Britannici è da imputare all’avversione nei loro confronti da parte dell’Europa quando poi gli stessi artisti presentati in gara non riscuotono successo nemmeno nel loro Paese di provenienza?

  2. Gabriele ha detto:

    Ritengo che il Regno Unito sia palesemente disinteressato verso l’evento musicale europeo. Forse pensano di non aver bisogno di competere seriamente in uno “show eurotrash” per lanciare i loro artisti a livello internazionale. Al di là della tipica presunzione impettita britannica, che li fa sentire i migliori in ogni ambito, compreso quello musicale, solo per il fatto di essere nati oltremanica, gli inglesi, con le loro scelte relative all’esc, dimostrano di avere timore di mettersi in gioco con impegno. Dimostratelo con i fatti di essere una storica super potenza musicale. È facile dire tanto in Europa ci boicottano quando non si ha nemmeno la volontà di investire sulla partecipazione del proprio rappresentante, perché è un investimento incerto. La prassi vuole che vi sia una compartecipazione tra etichetta e broadcaster, ma, che io sappia, nessuna regola vieta che la tv pubblica inglese si faccia carico di tutte le spese di partecipazione data l’avversione delle etichette discografiche. Trovo che, nel caso britannico, il guadagno principale sia dell’emittente televisiva. Certo, con personaggi coinvolti nel processo selettivo come Norton, che come il predecessore Wogan, dimostra di non prendere seriamente l’eurofestival, non ci si può aspettare grandi cambiamenti in meglio. Nel caso il Regno Unito non dovesse partecipare quest’anno non sarebbe poi chissà quale dramma. Comunque staremo a vedere come evolverà la situazione.

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