Perché l’Italia non può assolutamente sbagliare l’organizzazione dell’Eurovision 2022

Eurovision 2022

La clessidra scorre inesorabile e l’attesa è snervante: quando verrà annunciata la città ospitante dell‘Eurovision Song Contest 2022? Voci sempre più insistenti dicono che saremmo ormai al rush finale.

Di certo, fra account burloni ai quali più di qualche fan ha creduto e un’attesa forse anche dovuta alla coincidente tornata elettorale, la certezza è che la partenza è stata un po’ “diesel”, per stessa ammissione del direttore di Rai 1 Stefano Coletta.

Sia chiaro, la fretta e l’approssimazione – storiche malattie italiane – non sono mai portatrici di buoni consigli. Dunque se c’è da attendere ancora, che lo si faccia. A patto però che questo significhi realmente voler fare le cose per bene.

Va detto senza timore: l’Eurovision 2022 è una occasione straordinaria. Per la Rai ma in generale per l’Italia. Lo avevamo scritto a caldo ma vale la pena ribadirlo: come Paese, prima ancora che come tv, ci giochiamo molto, con questo Eurovision. La parola d’ordine deve essere: vietato sbagliare.

Convincere, per rivincere presto

All’Eurovision Song Contest non si vince mai per caso, perché dopo la vittoria c’è l’organizzazione del concorso. Così è stato nel corso degli anni, così continuerà ad essere.

La storia eurovisiva ci fornisce due dati, sui quali vale la pena di riflettere. Il primo è che siamo l’unico Paese che nel corso degli anni, non ha mai portato in gara un artista di seconda o terza fila. Nemmeno negli anni bui, quando la Rai considerava il concorso una jattura. Complice l’abbinamento con manifestazioni come Sanremo, Canzonissima o il Disco per l’Estate, abbiamo sempre portato nomi sulla cresta dell’onda in quel momento, con carriere solide e un pubblico fidelizzato.

E anche quelle poche volte che abbiamo portato scelte interne, si trattava sempre di campioni di vendite. Qualche volta abbiamo sbagliato canzone o raccolto meno del previsto, ma questo fa parte del gioco. Nonostante ciò, sono passati 31 anni fra le due ultime nostre vittorie.

Non c’è dubbio che su questo abbia inciso anche la disastrosa edizione di Roma 1991, da tutti ricordata come la peggiore di sempre in termini organizzativi. Quando a Rotterdam si è capito che i Måneskin avrebbero potuto vincere, a molti fan è salito un brivido pensando a quella edizione. E più di qualcuno ha sperato che l’Italia non vincesse.

Questa è dunque l’occasione per far vedere che non siamo più quelli di Roma 1991. Abbiamo mezzi, capacità e fantasia. Ciò di cui l’Italia difetta è una visione d’insieme che la faccia uscire dalla propria comfort zone. C’è vita oltre Sanremo e questa è l’occasione giusta per dimostrarlo.

Fare le cose per bene significa avere la possibilità di competere per vincere ogni tre-cinque anni. Sbagliare l’organizzazione dell’Eurovision 2022 potrebbe tenerci a lungo lontano da una nuova vittoria.

Farsi consigliare, se serve

L’EBU porta il concorso dove c’è un progetto e dove il concorso può essere organizzato con serenità, sotto ogni punto di vista. Focalizzandoci solo sull’aspetto prettamente televisivo, l’Eurovision è molto più complesso rispetto a Sanremo. La Rai è una tv grande ed importante, ma non si confronta da molto tempo con uno show internazionale di questo livello.

Esattamente dal 1999, ultima edizione di Giochi Senza Frontiere, organizzata interamente in Italia e che non a caso dopo quell’anno fu sospesa perché costò più del doppio rispetto alle annate itineranti. E peraltro si trattava di un evento registrato.

Per alcuni Paesi come l’Estonia o la Lettonia, con tv ambiziose ma piccole, l’Eurovision fu una sfida per dimostrare di potercela fare.  Nel caso dei lettoni, a loro toccò per esempio inaugurare l’era delle dirette streaming ed ebbero a che fare con diverse innovazioni: su tutte, per la prima volta il computer generava lo scoreboard da solo.

Non ebbero paura di farsi aiutare: la tv estone chiese aiuto ai vicini svedesi e l’anno dopo essa stessa trasmise il proprio know-how ai cugini lettoni.

Il team che sta lavorando allo show, da quello che risulta alla nostra redazione, è giovane e motivato. Ma purtroppo difetta di esperienza. Quelli che sanno veramente come funziona lo show a livello televisivo ed organizzativo si conterebbero sulle dita di una mano.

Fra loro ci sarebbe a quanto ci risulta Christian Biondani, che è stato il regista di due edizioni dello Junior Eurovision e che è candidato a dirigere anche questa edizione italiana.

Sta circolando con insistenza una voce  secondo cui sarebbe stato rifiutato l’aiuto di tv che hanno già esperienza eurovisiva, come la Svezia o la Germania. Non siamo riusciti a trovare un riscontro a questa indiscrezione, ma se fosse vera, si torna al punto di cui sopra.

Sbagliare per non voler farsi aiutare sarebbe autolesionistico e controproducente.

Italian taste, ma guardando all’Europa

Infine è giusto ricordare che l’Eurovision ha una roadmap ben delineata. Non sono ammesse deviazioni. Non si può “sanremizzare”la rassegna nemmeno volendo, perché i ritmi, i tempi e la scaletta sono scanditi al secondo. Su questo fronte la supervisione dell’EBU è una garanzia.

La creatività del broadcaster, come in ogni edizione, si vede nell’opening act e nell’interval act di ciascuna serata: è lì che  sarà possibile – ed in fondo è anche giusto – dare un tocco di italianità. Potrebbe essere per esempio l’occasione per far conoscere un po’ della nostra musica mainstream all’Europa che non la conosce.

O magari un modo per ricordare le nostre entries più lontane, anche coinvolgendo qualche artista (alcuni per esempio, come Luca Barbarossa, sono addirittura sotto contratto con la Rai).

Potrebbe essere meno facile – ma non impossibile – organizzare un medley con le entries più recenti, perché come detto i nostri rappresentanti hanno carriere importanti e non è detto che tutti accettino un passaggio di un minuto e mezzo come fanno molte eurostars europee, ma  i modi per dare un tocco di “italian taste” allo show non mancano.

Identità nazionale ed europea non sono alternative, bensì possono convivere e contaminarsi a vicenda, per un arricchimento reciproco.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

12 Risposte

  1. steve ha detto:

    Rai ha scelto : Torino. E’ ufficiale

  2. Elena ha detto:

    Buongiorno, da qualche minuto gira sulle varie testate dei giornali principali nazionali la notizia della città ospitante, dicono che sia stata scelta Torino, io prendo sempre voi come fonte ufficiale, dopo le varie fake news, però la notizia si sta diffondendo su Repubblica, il corriere della sere, quindi nono solo sul giornale torinese La Stampa, sapete qualcosa? La notizia sta già rimbalzando su Twitter. Grazie

  3. Danilo ha detto:

    Avevo pensato anche io a Nicola Caligiore… Peccato. In alternativa chiedere aiuto al capo delegazione di San Marino, Alessandro Capicchioni, che ha partecipato a tutti gli Eurovision dal 2008.
    E non rifiutare l’aiuto della televisione svedese, a cui dobbiamo il nuovo avvincente sistema di voto raddoppiato, con giurie e televoto, figlio del Melodifestivalen. La Svezia ne sa molto in tema di organizzazione.

  4. Lorenzo ha detto:

    È impensabile che venga coinvolto anche Nicola Caligiore nell’organizzazione (anche come collaborazione esterna)? Sarebbe un peccato privarci della sua esperienza

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