Sanremo 2022: cosa accadde all’Eurovision 2019 con Mahmood

9 febbraio 2019. Anzi, siamo già nelle prime ore del 10 febbraio 2019. Sul palco del Teatro Ariston ci sono tutti quelli che devono esserci per la premiazione del Festival di Sanremo.

Le personalità più importanti: il sindaco, Alberto Biancheri, i presentatori Claudio Baglioni (direttore/dittatore artistico), Claudio Bisio e Virginia Raffaele, gli artisti Ultimo, Il Volo e Mahmood.

Il favorito, i vincitori del 2015 e colui che è arrivato tra i primi tre a sorpresa, ancor più considerando che aveva cantato per 24° e ultimo nella prima serata.

Credits: EBU / Andres Putting

Musica che resta” arriva terza. Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble a Tel Aviv ci sarebbero andati, anche spostando date già fissate dei loro seguitissimi eventi dal vivo. Rimangono Ultimo e Mahmood, l’uno con un enorme numero di concerti nelle date dell’Eurovision e l’altro che, in teoria, il piccolo tour internazionale con i Giovani di Sanremo ce l’avrebbe già. Tensione.

I tuoi particolari” contro “Soldi”. Baglioni apre la busta. Sentenzia. Mahmood sgrana gli occhi. Il vincitore è lui, raggiunto all’istante dall’abbraccio di Boschetto seguito dagli altri membri de Il Volo, mentre Ultimo guarda la scena lì, impietrito.

Comincia così (e con una serie di inqualificabili gazzarre in sala stampa) un’avventura che, per molti versi, ha dello spettacolare.

E che, in realtà, un paio di giorni di brivido ce li ha. Mahmood, infatti, interpellato sul tema Eurovision tentenna per un paio di giorni, poi, con un post su Facebook, spazza via qualsiasi dubbio: si vola a Tel Aviv con “Soldi”.

La parabola di Alessandro Mahmoud, questo il suo nome all’anagrafe, è anche di quelle da ricordare. E si porta dietro un retroscena che ha dell’estremamente interessante.

Nel 2016, infatti, tra i Giovani c’erano Francesco Gabbani (“Amen“, vincitore), Ermal Meta (“Odio le favole“) e lui (“Dimentica”).

Nel 2017, 2018 e 2019 sono questi tre (con l’aggiunta di Fabrizio Moro nel 2018) i vincitori di Sanremo. “Occidentali’s karma“, “Non mi avete fatto niente“, “Soldi”. Questo a dimostrare la qualità assoluta dei Giovani 2016, che si estende anche oltre tali tre nomi.

La strada verso l’Ariston Mahmood se la apre con Sanremo Giovani di fine 2018, presentatori Pippo Baudo e Fabio Rovazzi.

Nella prima serata Einar beffa Federica Abbate (autrice di successo, anche sua “Nessun grado di separazione” di Francesca Michielin, in gara a Stoccolma 2016 con la versione “No degree of separation“), nella seconda l’artista milanese emerge tra vari litiganti: La Rua (già visti in passato ad Amici di Maria De Filippi), Nyvinne (anche lei ad Amici come Nyv) e Cordio (legatissimo ad Ermal Meta).

“Gioventù bruciata” è solo l’inizio di una nuova vita rispetto a ciò che partì non nel 2016, ma da X Factor 2012.

Un inizio che poi porta a “Soldi”, alla capacità di ribaltare tutto a Sanremo con un genere innovativo per la kermesse, e a giorni febbrili.

La canzone vincitrice del Festival, grazie anche al coinvolgente battito di mani, diventa un autentico tormentone: è prima in classifica per sei settimane in Italia, fa proseliti anche fuori e tiene il nostro Paese tra quelli con più considerazione all’interno del novero eurovisivo.

Come già fatto da diversi portacolori italiani in passato, Mahmood decide di promuoversi anche all’estero, partecipando al London Eurovision Party, dove canta sia “Soldi” che “Remo”, un’altra canzone cui tiene particolarmente.

Mahmood a Tel Aviv

Si arriva così a Tel Aviv, dove la storia eurovisiva italiana subisce un’ulteriore evoluzione. Mai, prima di Mahmood, erano stati portati dei ballerini veri e propri sul palco: in questo caso ce ne sono tre, e rispondono ai nomi di Gianluca Lanzillotta, Giacomo Cacciapaglia Giammarco Capogna. A preparare la coreografia è Thomas Signorelli.

Ma le cose non cominciano troppo bene: l’artista, prima di arrivare a Tel Aviv, si prende una febbre a 39.5 e, oltretutto, ha le placche alla gola.

Riesce comunque a partire regolarmente per Israele e a sostenere la prima prova, che nel giro di due giorni vede modifiche piuttosto sostanziali, una volta compreso dove c’è da lavorare per rendere la performance più accattivante possibile.

Quello che succede in sala stampa arriva fino in Italia: domande perlomeno imbarazzanti fatte da chi avrebbe potuto informarsi un po’ di più sulle origini di Mahmood.

Gli chiedono se abbia vissuto in un “ghetto”, senza far capire che è il termine sbagliato usato per “periferia”, e altre amenità simili, facendo stranire più di una volta ogni singola persona della delegazione italiana che è con lui.

La realtà è una e semplice: Alessandro è nato a Milano da padre egiziano e madre italiana. Quel padre l’artista non l’ha più visto fin dalla tenera età. Ed è per questo che “Soldi” è in larga misura autobiografica: le frasi in arabo sono quelle che ricorda da bambino, quelle di un uomo che ha smesso di essere presente da molto tempo nella sua vita.

Tutto il resto, dalle speculazioni post-Sanremo a quel che accade in terra israeliana, ricade sotto un’unica categoria che si spinge via benvolentieri.

Mahmood, ad ogni modo, si integra bene nel contesto. E, dopo la performance che di fatto lo introduce all’Europa nella serata di mercoledì (ritrasmessa poi il giovedì all’interno della seconda semifinale), è con il numero 22 che entra in scena di sabato.

Il superfavorito, Duncan Laurence dei Paesi Bassi, si è esibito qualche decina di minuti prima con “Arcade“. L’artista milanese s’inventa una serata da spettacolo, in cui porta dalla sua prima l’Expo di Tel Aviv e poi il pubblico da casa.

“Soldi, soldi”, clap clap. Diventa tutto contagioso. E alla fine c’è l’esplosione in un boato, che significa solo una cosa: è andata bene. Molto bene.

Ma c’era stato un preludio: collegamento con il TG1, poco prima delle 20:30. In quel momento, Federico Russo e Flavio Insinna, collegati insieme a Mahmood da Tel Aviv, riferiscono quello che i più attenti riconoscono subito essere come uno dei tre premi Marcel Bezençon, il Composer Award, per la prima volta in mano a un artista italiano (si presero invece il Press Award Il Volo nel 2015 con “Grande amore” e Francesco Gabbani nel 2017).

La corsa verso il podio

Comincia il voting. Fin da subito, con le giurie, si capisce che sarà lotta totale: Mahmood scala vertiginosamente la graduatoria, entra nella lotta, riceve sei volte i 12 punti dalle giurie, a un certo punto è anche primo, poi arrivano Tamara Todevska (Macedonia del Nord), John Lundvik (Svezia) e Duncan Laurence. Sono loro a precedere il tricolore italiano dopo le giurie (con, si scoprirà poi, annesso errore che inverte i risultati bielorussi).

Anche se non come nel 2018, il televoto diventa piuttosto iconico, un po’ per gli zero punti alla Germania, un po’ perché la Norvegia, con i KEiiNO, piazza il clamoroso colpo da 291 punti che li rende, a posteriori, primi al televoto.

Si va avanti, Sergey Lazarev (Russia) e Luca Hänni (Svizzera) si guadagnano i loro ottimi punti, ma arriva a toccare all’Italia. Per Mahmood ci sono 253 punti, nove in più di Lazarev, che lo portano in testa.

Ma, pochi minuti dopo, tocca ai Paesi Bassi. 261, ed è secondo posto. Che rimarrà tale, perché sia Macedonia del Nord che Svezia dimostreranno di aver ricevuto molto di più dalle giurie.

Il trionfo nelle chart europee

Finisce l’Eurovision, comincia qualcos’altro che raramente s’era visto per artisti italiani.

Mahmood viene invitato in diversi Paesi: va in Svezia come in Polonia, fino ai Paesi Bassi stessi, e nel frattempo “Soldi” diventa quadruplo disco di platino in Italia, ma non solo: lo è anche, doppio, in Spagna, ed è oro anche in Francia e Grecia. A questi due si aggiunge, nell’agosto 2021, la Polonia. Il tutto con tour europeo annesso (prima che il Covid facesse danni).

In più, nelle classifiche di fine anno si difende benissimo: 27° posto in Svizzera, 31° in Islanda e 38° in Spagna, mentre in quelle settimanali tocca anche la vetta in Lituania e, complessivamente, la top ten in sette Paesi (Italia esclusa).

Ne risente in positivo anche l’album “Gioventù bruciata”, secondo in Lituania e quarto in Estonia dopo il concorso. In breve, Mahmood ha sfondato. E, come il tempo dimostrerà in chiave eurovisiva, è solo l’inizio di un’onda. Che il milanese stesso potrebbe tornare a cavalcare, stavolta in coppia con Blanco.


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