Eurovision 2022: impressioni sul primo evento targato Rai

Eurovision 2022 allocation draw

Nella spettacolare cornice di Palazzo Madama a Torino, ieri mattina si è tenuto l’allocation draw dell’Eurovision 2022.

L’occasione ha visto la presenza di autorità italiane e straniere, costituendo anche un ideale passaggio di consegne fra la città di Rotterdam (host city dell’edizione 2021, vinta per l’Italia dai Måneskin con il brano Zitti e buoni) e quella di Torino – tradizione inaugurata nell’ormai lontano 2007 dopo l’organizzazione dell’Eurovision da parte di Helsinki, capitale della Finlandia.

Con questo mini-reportage dell’evento vi riportiamo le personali impressioni di chi ha vissuto in prima persona quello che è stato il primo vero evento inaugurale di questa stagione eurovisiva 2022, per alcuni il primo vero “banco di prova” dell’Italia nell’organizzazione della manifestazione che abbiamo riportato sullo stivale dopo ben 31 anni.

L’apertura dei lavori era prevista per le ore 12, ma già un’ora prima una nutrita folla di autorità e giornalisti accreditati affollava il “piano nobile” di Palazzo Madama – storico complesso architettonico situato nel cuore di Piazza Castello, già prima sede del Parlamento Italiano, oggi edificio ospitante del Museo Civico d’Arte Antica.

Il sorteggio vero e proprio si è svolto nella sfarzosa Sala delle Feste (a cui potevano accedere le autorità invitate e le alte cariche) mentre la stampa ha potuto seguire tramite due maxischermi situati nell’attigua Camera delle Guardie dove era allestito anche un piccolo palco per le interviste.

In perfetta puntualità è cominciato il collegamento, con l’introduzione dei conduttori Carolina Di Domenico e Mario Acampa. È stata l’occasione per salutare Gabriele Corsi, impossibilitato a presenziare al sorteggio (come era stato inizialmente annunciato) a causa di un test positivo al coronavirus COVID-19.

Un video celebrativo dei successi dei Måneskin, con immagini di repertorio delle loro vittorie a Sanremo e all’Eurovision, ha introdotto il successivo segmento, la cosiddetta host insignia exchange, ovvero la cerimonia in cui il sindaco di Rotterdam Ahmed Aboutaleb ha consegnato al primo cittadino di Torino Stefano Lorusso le “chiavi dell’Eurovision”, sancendo così il passaggio di consegne fra le due città ospitanti.

Ha avuto quindi seguito il saluto alle altre autorità presenti: Marinella Soldi (presidente della RAI), Simona Martorelli e Claudio Fasulo (produttori esecutivi dell’Eurovision Song Contest 2022), Frank-Dieter Freiling (presidente del Reference Group dell’Eurovision Song Contest) e Thomas Niedermeyer (Managing Director di Digame, la società che funge da partner ufficiale per il televoto).

Erano presenti in qualità di membri del Reference Group anche Felix Bergsson, David Tserunyan e Alexandra Redde-Amiel (rispettivamente capidelegazione di Islanda (RÚV), Armenia (AMPTV) e Francia (France Télévisions)), oltre a Sietse Bakker e Astrid Dutrénit (produttori esecutivi della scorsa edizione).

Abbiamo quindi assistito al sorteggio vero e proprio, che ha smistato nelle due semifinali le 36 nazioni partecipanti e le 5 “big Five” (Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito) con diritto di voto. Malgrado un piccolo intoppo di regia nella fase di ricapitolo della divisione, l’evento è stato gestito in maniera molto professionale dai due conduttori – entrambi molto sciolti e pienamente a loro agio nel ruolo di rappresentanza.

Complimenti sentiti vanno fatti a Mario Acampa per essersi fatto trovare pronto in questa circostanza di emergenza (la RAI aveva predisposto anche la presenza di Laura Carusino, già commentatrice italiana del Junior Eurovision Song Contest nel 2016 e 2017, in caso di impossibilità per Carolina di prendere parte alla cerimonia) dando ottima prova del suo inglese e delle sue capacità di hosting.

Due volti giovani e freschi, quelli di Mario e Carolina, su cui la RAI dovrebbe in qualche modo puntare di più.

Fermo restando che con soli tre brani ufficializzati su 41 ogni tipo di ragionamento sul sorteggio è un esercizio di stile abbastanza fine a se stesso, l’impressione è che la prima semifinale sia leggermente più competitiva della seconda a livello di nazioni che la compongono – perlomeno per quello che abbiamo visto negli ultimi anni di Eurovision.

È abbastanza curioso come l’urna abbia voluto separare “amici” storici (Grecia e Cipro, Romania e Moldavia) e invece unire i destini di nazioni che vivono per varie ragioni un momento di conflitto: il pensiero va immediatamente a Russia ed Ucraina, ma anche ad Australia e Serbia (alla luce delle circostanze di cronaca che hanno portato all’espulsione dalla nazione oceanica del tennista Novak Djoković).

È anche questo un segno tangibile di come questa manifestazione, per quasi 190 milioni di spettatori una semplice serata di svago e musica dal vivo, continui a rappresentare un pilastro fondamentale dei principi di amicizia europea e unione fra i popoli che troppo spesso vengono meno nella “vita reale”.

In conclusione, se davvero questo allocation draw doveva rispondere allo scetticismo e alle critiche anche un po’ pretestuose giunte nei giorni scorsi sull’organizzazione italiana, l’obiettivo può dirsi più che raggiunto.

Personalmente ho trovato in tutta la “scenografia” di questa giornata lo stesso filo conduttore che EBU e RAI hanno voluto evidenziare con lo svelamento del logo ufficiale, dell’identity e dello slogan “The Sound of Beauty”: una perfetta sintesi tra il concetto di “italianità” che distingue il nostro Paese nel mondo e il respiro internazionale che da ormai più di un decennio contraddistingue a pieno titolo una manifestazione come l’Eurovision.

Nei 40 minuti dell’evento nessuno ha mai parlato in italiano, gli stessi conduttori hanno scherzato con in-jokes e riferimenti ad edizioni passate del contest (ad esempio la vittoria dell’Armenia allo scorso Junior Eurovision, commentato da Acampa per Rai Gulp lo scorso dicembre) eppure non per questo è venuta meno l’idea che questo Eurovision si tiene in Italia.

Trovo che questo connubio sia veramente molto forte dal punto di vista dell’immagine (anche per scardinare gli stereotipi più scontati e beceri con cui l’europeo medio si riferisce al nostro Paese) e che, se mediato nel modo giusto da qui a maggio, possa essere la cifra perfetta per portare a casa un evento memorabile – che segua il solco di un decennio in cui l’Eurovision è diventato un evento super codificato in un linguaggio televisivo comprensibile nei 41 paesi che vi prendono parte, e che soprattutto sappia esorcizzare i fantasmi dell’edizione 1991 e dimostrare la capacità dell’Italia di gestire degnamente l’eredità di una manifestazione di tale portata.

L’auspicio è che l’edizione 2022 dell’Eurovision Song Contest compia la sua missione riportando al centro di tutto la “bellezza” evocata dall’art theme ufficiale, che con i suoi colori ha campeggiato dovunque in questa giornata lungo i lussuosi saloni di Palazzo Madama.

Al di là dei vuoti e inconsistenti sfottò su somiglianze e differenze con le precedenti organizzazioni che di questi tempi riempiono ogni spazio di discussione su Internet, una deriva brutta e che con lo spirito dell’Eurovision ha ben poco a che fare.

2 Responses

  1. Binifabio ha detto:

    Litalia dopo 2 anni svolti in olanda Pässe che vinse nel2019 ha un grande impegno
    Ho ricreare muove tecniche e una originale scenografia gli ultimi sono tutti più o meno uguali e stereotipati in 3 ore devono farcela auguri
    And12 poimts go to……

  2. Danilo ha detto:

    Ottimo articolo, hai pienamente centrato quello che anche io vorrei fosse Torino 2022: l’occasione per scrollarci di dosso un po’ di luoghi comuni sull’Italia e gli Italiani, ma bisogna anche essere bravi a saperlo fare. Carolina e Mario hanno iniziato molto bene, bisogna mettere al centro l’Europa ed ogni sua componente. Ho rivisto il voting dello scorso anno: nei collegamenti con gli altri paesi è fondamentale dire almeno un saluto nella lingua locale. Non è facile, probabilmente risponderanno tutti ciao o buonasera e saranno felici di dire 2 parole in italiano. Ecco dobbiamo lasciare che siano gli altri a parlare in italiano, noi ce lo dobbiamo dimenticare, comprese le battute umoristiche italiane che capiamo solo noi e che ci farebbero etichettare come al solito. Fairplay, europeismo, mettiamo gli altri al centro dell’Italia e facciamoli sentire a casa loro. Ed avremo stravinto! Ribadisco che per conduttori è regia sarà fondamentale la conoscenza della geografia politica europea e dei saluti nelle lingue locali, oltre a un inglese fluente e a livelli buoni di francese, spagnolo e tedesco: ognuno per quella settimana dovrà sentire l’Italia come casa propria.

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