Sanremo 2022: serata cover, le storie dietro le canzoni di stasera

Serata cover: tante storie, forse non tutte conosciute, certamente molte immaginate. C’è quasi mezzo secolo di musica in questa quarta serata del Festival di Sanremo 2022: andiamo a scoprirla.

Music Notes

Photo by Sigmund on Unsplash

Premessa: non si conoscono, al momento della pubblicazione, i contenuti del medley di Gianni Morandi e di quello di Rkomi con i Calibro 35.

Noemi – (You make me feel like) A natural woman (di Aretha Franklin, 1967)

Testo e musica: Gerry Goffin, Carole King, Jerry Wexler

Uno dei successi più clamorosi della cantante di Memphis. La Regina del Soul ha interpretato questo pezzo per tutta la vita, e ha aggiunto sempre nuove sfumature anche a quasi cinquant’anni di distanza. Infinite le cover: tra le più celebri quelle di Mary J. Blige, Céline Dion, Divas.

Giovanni Truppi feat. Vinicio Capossela e Mauro Pagani – Nella mia ora di libertà (di Fabrizio De Andrè, 1973)

Testo: Fabrizio De Andrè, Giuseppe Bentivoglio
Musica: Fabrizio De Andrè, Nicola Piovani

Non basterebbero cinque articoli per raccontare tanto questa canzone quanto l’intero album Storia di un impiegato. De Andrè raccontò alla Domenica del Corriere che, appena finito, il disco l’avrebbe voluto bruciare. Si chiude, qui, il racconto dell’impiegato messo in carcere dopo la vicenda de “Il bombarolo“.

Yuman feat. Rita Marcotulli – My Way (di Frank Sinatra, 1969)

Testo francese: Claude François, Gilles Thibaut
Testo inglese: Paul Anka
Musica: Claude François, Jacques Revaux

Un classico immortale, con una storia d’altri tempi. La compose Revaux, che la propose a tanti. Se la fece sfuggire Hervé Vilard, non Claude François, che era dilaniato dalla fine della storia con France Gall. Aggiunse parecchi dettagli, e partorì “Comme d’habitude“. Era il 1968. L’anno dopo, Paul Anka, sentendo la canzone in Francia, ne acquistò i diritti e la compose in inglese. Frank Sinatra non la voleva cantare. Lo persuase la figlia Nancy. Il resto è storia. “It was for Frank, no one else”.

Le Vibrazioni – feat. Sophie and the Giants e Peppe Vessicchio – Live and let die (di Paul McCartney, 1973)

Testo e musica: Paul e Linda McCartney

Fu eseguita per la colonna sonora di Live and let die, l’ottavo film ufficiale della serie di James Bond e il primo con Roger Moore nel ruolo. McCartney la eseguì con i suoi Wings. Fu la prima volta che una canzone legata all’Agente 007 arrivò alla nomination per un Academy Award come Best Original Song. Di cover ce ne sono infinite: celebre è quella dei Guns N’ Roses.

Sangiovanni feat. Fiorella Mannoia – A muso duro (di Pierangelo Bertoli, 1979)

Testo: Pierangelo Bertoli
Musica: Fabrizio Ursino

Rifiuto delle logiche del mercato, voglia di mantenersi fedele al proprio stile: è una canzone che racconta Bertoli stesso. Tantissimi artisti l’hanno utilizzata per ricordare la figura del cantastorie di Sassuolo, un personaggio unico nel panorama musicale italiano.

Emma feat. Francesca Michielin – …Baby one more time (di Britney Spears, 1998)

Testo e musica: Max Martin

Dieci milioni di copie abbondanti nel globo: basta questo per spiegare il successo spaventoso della canzone simbolo di Britney Spears. Che, di recente, è diventata lei stessa vessillo di libertà, dopo la vicenda giudiziaria che l’ha colpita e messa di fronte al padre, scopertosi controllore totale di tutto quel che la riguardava.

Elisa – Flashdance… What a feeling (di Irene Cara, 1983)

Testo: Irene Cara, Keith Forsey
Musica: Giorgio Moroder

Oscar per la migliore canzone nel 1984 e Golden Globe per la miglior canzone originale nello stesso anno, è una delle tantissime perle disco nella storia artistica di un gigante italiano come Giorgio Moroder. Fu tratta dal film “Flashdance” e balzò al primo posto delle classifiche in mezzo mondo, Italia compresa. Per sei settimane prima nella Hot 100 Billboard, ha venduto svariati milioni di copie nel mondo.

Achille Lauro & Harlem Gospel Choir feat. Loredana Bertè – Sei bellissima (di Loredana Bertè, 1975)

Testo: Claudio Daiano
Musica: Gian Pietro Felisatti

Si tratta di una delle canzoni più note del repertorio di Loredana Bertè. Partecipò a Un disco per l’estate, venendo eliminata. Fu censurata nella sua primissima versione (“la reale “a letto mi diceva sempre” per pochi mesi fu sostituita da “e poi mi diceva sempre”). L’artista ricorda, nell’autobiografia Traslocando-È andata così, come questa canzone nacque dalla storia naufragata con Adriano Panatta. Il lato B del 45 giri era “Spiagge di notte”.

Matteo Romano feat. Malika Ayane – Your song (di Elton John, 1970)

Testo: Bernie Taupin
Musica: Elton John

Se si vuole conoscere la musica di Sir Elton John, questa canzone dev’essere conosciuta sempre. Fu quella che lo portò verso il grande successo. L’interprete ricorda anche la data in cui l’autore la compose: 27 ottobre 1969. E c’era di mezzo una ragazza della quale era molto innamorato.

Irama feat. Gianluca Grignani – La mia storia tra le dita (di Gianluca Grignani, 1994)

Testo: Gianluca Grignani, Massimo Luca
Musica: Gianluca Grignani

La canzone più famosa dell’artista milanese. Presentata a Sanremo Giovani 1994, gli spalancò le porte dell’Ariston nel 1995, dove portò “Destinazione paradiso“. Ma è a queste note che deve la massima fortuna, anche con la versione spagnola, “Mi historia entre tus dedos”, un autentico simbolo in tutta quest’area linguistica.

Ditonellapiaga e Rettore – Nessuno mi può giudicare (di Caterina Caselli, 1966)

Testo: Luciano Beretta, Miki Del Prete
Musica: Daniele Pace, Mario Panzeri

Simbolo del beat degli Anni ’60, la canzone era inizialmente per Adriano Celentano, il quale però non ne fece nulla dopo un provino. Passò così a Caterina Caselli, che la portò al Festival di Sanremo in “coppia” con Gene Pitney nel 1966. Di lì, e con tanto di celeberrimo casco biondo, il grande successo.

Iva Zanicchi – Canzone (di Milva, 1968)

Testo: Don Backy
Musica: Don Backy, Detto Mariano

Questa canzone si può attribuire in maniera indifferente a Don Backy, Milva o Adriano Celentano, a seconda delle interpretazioni o delle inclinazioni. In particolare, al Festival di Sanremo fu presentata da Milva e dal Molleggiato, ma è il suo coautore che l’ha portata alla più grande celebrità. E dire che Celentano e Don Backy litigarono, rischiando di non farla comparire al Festival…

Ana Mena feat. Rocco Hunt – Medley

Tale medley è composto dalle seguenti canzoni:

  • Il Mondo (di Jimmy Fontana, 1965. Testo: Gianni Meccia. Musica: Jimmy Fontana, Lilli Greco, Carlo Pes). Si tratta della sua canzone più famosa. Parliamo di un autentico must della musica italiana nel pianeta, con versioni anche di grandissimi come Engelbert Humperdinck. Lato B ne era “Allora sì“.
  • Figli delle stelle (di Alan Sorrenti, 1977. Testo e musica: Alan Sorrenti). Fece parte del periodo di grandissimo successo dell’artista napoletano, il quale ebbe il coraggio e la sfrontatezza di unire la disco con la lingua italiana.
  • Se mi lasci non vale (di Luciano Rossi, 1976. Testo: Luciano Rossi. Musica: Luciano Rossi, Gianni Belfiore). Pochissimi sanno che questo grandissimo successo di Julio Iglesias, presentato fuori gara al Festival di Sanremo 1976, ha un’altra origine. La eseguiva, infatti, il cantautore romano già ben noto nell’ambiente.

La Rappresentante di Lista feat. Cosmo, Margherita Vicario e Ginevra – Be my baby (di The Ronettes, 1963)

Testo e musica: Cynthia Well, Barry Mann, Phil Spector

The Ronettes, molto note negli Anni ’50 e ’60, erano Veronica Bennett (poi Ronnie Spector), Estelle Bennett e Nedra Talley. L’opera musicale in questione è considerata, non senza giustificati motivi, “la più grande canzone pop mai creata”, o almeno questo pensava al tempo Brian Wilson.

Massimo Ranieri feat. Nek – Anna verrà (di Pino Daniele, 1989)

Testo e musica: Pino Daniele

Traccia d’apertura dell’album Mascalzone latino, è una delle canzoni più caratteristiche dell’opera del cantautore che ci ha lasciati nel 2015. L’intero disco è sempre stato tra i preferiti dal suo autore. L’Anna del titolo non è una donna qualsiasi, ma Anna Magnani.

Michele Bravi – Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi (di Lucio Battisti, 1972)

Testo: Mogol
Musica: Lucio Battisti

Cosa c’entra David Bowie con Lucio Battisti? Semplice: uno dei pezzi più iconici della carriera di quest’ultimo. Il Duca Bianco, infatti, scrisse il testo inglese per la cover che realizzò Mick Ronson, dal titolo “Music is lethal“. “Come può uno scoglio arginare il mare?” è ancora oggi una delle citazioni imprescindibili della musica del nostro Paese.

Mahmood e Blanco – Il cielo in una stanza (di Gino Paoli, 1960)

Testo e musica: Gino Paoli

Pietra miliare della musica italiana, fu composta dal cantautore genovese quando non era ancora iscritto alla SIAE. La sua fama si deve alla voce di Mina. Sia la Tigre di Cremona che Paoli non disdegnavano il ricorso a numerosi arrangiamenti diversi negli anni.

AKA 7even feat. Arisa – Cambiare (di Alex Baroni, 1997)

Testo: Alex Baroni
Musica: Massimo Calabrese, Marco Rinalduzzi, Marco D’Angelo

Nel 1997 il cantante che ci ha lasciati trent’anni fa si era imposto all’attenzione del pubblico con questo che è ormai un suo grande classico, con il quale non vinse a Sanremo Giovani, ma colse il premio come miglior voce del Festival. A presiedere quella giuria un uomo d’eccezione: Luciano Pavarotti.

Highsnob e Hu feat. Mr. Rain – Mi sono innamorato di te (di Luigi Tenco, 1962)

Testo e musica: Luigi Tenco

Del cantautore genovese è una delle canzoni più ricordate e riconosciute, nonché una delle più fraintese già al tempo. Quel tipo di amore rappresentato nella canzone, infatti, inizialmente venne preso come una bestemmia. Lo stesso Tenco, però, fece notare come nel finale il protagonista finisse pervaso da un sentimento vero, quello che lo portava a cercare di notte l’amata.

Dargen D’Amico – La bambola (di Patty Pravo, 1968)

Testo: Franco Migliacci
Musica: Ruggero Cini, Bruno Zambrini

Parliamo di una delle canzoni italiane più famose di tutti i tempi. E pensare che prima Caterina Caselli, poi Little Tony, poi ancora i Rokes l’avevano rifiutata. Patty la prese e la fece spopolare in mezzo mondo di lingua spagnola, così come in diversi Paesi europei.

Giusy Ferreri feat. Andy dei Bluvertigo – Io vivrò (senza te) (dei The Rokes, 1968)

Testo: Mogol
Musica: Lucio Battisti

La storia della canzone è particolare. Tutti, giustamente, l’attribuiscono a Lucio Battisti, ma la prima incisione è stata dei The Rokes, in un periodo nel quale erano già in declino. Battisti la incise come lato B di “La mia canzone per Maria“, per poi vederne aumentare progressivamente il successo.

Fabrizio Moro – Uomini soli (Pooh, 1990)

Testo e musica: Roby Facchinetti, Valerio Negrini

Canzone vincitrice del Festival di Sanremo 1990, segnò l’unica partecipazione dei Pooh, peraltro non all’Ariston, ma al Palafiori. Era tornata la doppia interpretazione; per questo, ne esiste anche la versione inglese di Dee Dee Bridgewater dal titolo “Angel of the Night“. Al Festival fu cantata con un verso modificato: il Corriere della Sera diventò il giornale della sera.

Tananai feat. Rosa Chemical – A far l’amore comincia tu (di Raffaella Carrà, 1976)

Testo: Daniele Pace
Musica: Franco Bracardi

Nata come lato B di “Forte forte forte” (scritta da Cristiano Malgioglio), è stata eseguita in non meno di sette lingue: inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, greco e turco (su cover di Nez). In Inghilterra entrò nella top ten, e Raffaella fu la prima artista italiana a riuscire in tale impresa, potendosi esibire anche a Top of the Pops.

Commenta questa notizia...