Dossier Melodifestivalen: i vent’anni di Christer Björkman (quarta parte)

Christer Bjorkman Melodifestivalen

È arrivato finalmente il giorno tanto atteso, solo poche ore ci separano dalla prima puntata dell’edizione 2022 del Melodifestivalen (Festival della canzone svedese e selezione per l’Eurovision Song Contest): terminiamo qui la nostra memory lane alla scoperta degli ultimi vent’anni della competizione sotto la gestione del produttore esecutivo Christer Björkman, che ha abbandonato il timone della nave per dedicarsi al suo ruolo di supervisione della prima edizione dell’American Song Contest (nuovo titolo di punta del canale generalista NBC, in partenza il 21 marzo).

Melodifestivalen

PARTE IV (2017-2021): IL DECLINO

Il Melodifestivalen imbocca il quarto lustro di gestione Björkman in piena salute (l’edizione 2017 tocca record di ascolti e di voti ricevuti in finalissima) ma la formula ormai rodata da quindici anni inizia a risentire del morbo della riproposizione.

Gli anni ‘10 si concludono con la vittoria di tre proposte riconducibili al pop radiofonico che ha cominciato già da qualche tempo a rappresentare la nuova “cifra” della Svezia all’Eurovision. Brani e performance sicuramente ben costruiti, puliti, cesellati con millimetrica precisione da artisti, autori e coreografi, ma criticati da molti per un’eccessiva genericità ed omologazione che non racconta nulla di sconvolgente in un Eurovision che sta cambiando alla velocità della luce.

Portare una bella canzone o una bella performance all’Eurovision non basta più, dato che ogni anno aumenta esponenzialmente il numero di belle canzoni e belle performance (peraltro spesso risentendo direttamente dell’influsso di svedesi “importati”).

La Svezia si trova improvvisamente a fare i conti con un contest molto più competitivo, con le giurie ancora molto disposte a premiare le proposte che escono dal Melodifestivalen – fattore spesso legato alla presenza di artisti e personalità legate alla bolla eurovisiva nei panel di tante nazioni – mentre il pubblico europeo sembra in qualche modo essere passato oltre.

Può sembrare esagerato parlare di “declino” vero e proprio, dato che in ogni modo la nazione scandinava riesce a salvare tre piazzamenti in Top 10 (di cui due quinti posti, con Robin Bengtsson nel 2017 e John Lundvik nel 2019). Risultati ancora di tutto rispetto se confrontati con la maggior parte delle nazioni che concorrono all’Eurovision.

Ciò che sembra venire meno è la capacità del Melodifestivalen di stabilire i trend a cui si adegua poi tutta l’Europa, finendo in qualche modo per subire lo sconfinamento dell’Eurovision in territori inesplorati per una nazione che ha costruito il business della sua potentissima industria musicale sulla musica pop prodotta “in serie” (si pensi al successo di produttori come Jörgen Elofsson, Andreas Carlsson e soprattutto Max Martin).

Colpisce anche una scollatura sempre più pressante tra ciò che piace al pubblico svedese – i brani del Melodifestivalen continuano ad andare fortissimo a livello di vendite, rendendo sempre molto “appetitosa” la partecipazione agli artisti emergenti – e la reazione sia degli eurofan che della platea internazionale dell’Eurovision alle loro scelte.

Non solo vincere il Melodifestivalen (o anche dominare con consensi plebiscitari, come Tusse nel 2021) non è più garanzia di un buon piazzamento a maggio, ma la selezione non riscuote più lo stesso interesse monopolizzante degli anni d’oro e perde consensi rispetto ai competitor diretti ad ogni anno che viene.

Due sono le innovazioni che Björkman lascia in eredità a Karin Gunnarsson, per tanti anni suo braccio destro e assistente alla direzione artistica. Nel 2019, per rimediare a un’anomalia di “schiacciamento” delle percentuali dovuta all’altissimo numero di voti pervenuto tramite l’applicazione gratuita, la classifica finale diventa a otto gruppi di punteggio corrispondenti a diverse fasce di età (3/9 anni, 10/15, 16/24, 25/39, 40/59, 60/74, 75+) e al voto via telefono fisso.

Allo scopo di garantire una maggiore parità tra i sessi – tematica molto cara agli svedesi – viene alzata dal 20% al 50% la quota di canzoni presenti nel cast che devono avere almeno una donna accreditata tra gli autori.

Al termine dell’edizione 2021 il bilancio della Svezia è di due vittorie, quattro podi, dieci piazzamenti in Top 5 e dodici in Top 10 su diciannove partecipazioni all’Eurovision nell’era Björkman.

Il ruolo del Melodifestivalen nella cultura popolare svedese è più vivo che mai, registrando ascolti ancora più alti rispetto a quelli del contest europeo e un interesse collettivo impareggiato da qualsiasi altro festival musicale nazionale (la finale 2021 registra 3.677.000 spettatori e quasi 17 milioni di voti arrivati in finalissima, tutto questo in una nazione che conta poco più di 10 milioni di abitanti).

Il tema è se il nuovo gruppo di produzione destinato a succedere a Christer Björkman e ai suoi fedelissimi (in particolare il direttore tecnico Ola Melzig e lo stage manager Henric von Zweigbergk, figure ricorrenti nell’Eurovision degli anni ’10 ed emigrate negli Stati Uniti assieme al “generale”) riuscirà a portare il Melodifestivalen ad un livello superiore stravolgendone il format, l’identità e le consuetudini come è riuscito a fare il suo predecessore. Il tempo ci dirà se questa missione riuscirà a riportare la Svezia sul tetto d’Europa.

Melodifestivalen 2017

Date: 4 febbraio – 11 marzo 2017
Conduttori: Clara Henry, David Lindgren e Hasse Andersson
Vincitore: Robin Bengtsson, I Can’t Go On
Piazzamento all’Eurovision Song Contest: 5° classificata, 344 punti

L’edizione 2017 del Melodifestivalen vede l’affermazione di Robin Bengtsson, promessa della musica svedese che dopo un onesto quinto posto al debutto nel 2016 torna con I Can’t Go On e centra il colpaccio: una vittoria consegnatagli dalle giurie internazionali, che compensano il terzo posto raccolto dal cantante di Svenljunga al televoto.

Per Robin la “campagna europea” sarà tutto sommato positiva: nell’edizione dominata dal portoghese Salvador Sobral e dalla sua Amar pelos dois (Amare per due), la Svezia terrà abbondantemente botta e supererà le aspettative della vigilia raggiungendo un buon quinto posto.

Il televoto è vinto da Nano Omar, artista di origini palestinesi proveniente da un background familiare difficile. La sua proposta, un inno pop/soul che si rifà all’atmosfera di Take Me To Church di Hozier, vince il televoto ma viene penalizzata dal sistema di voto che “schiaccia” il divario percentuale tra primo e ultimo a causa dei milioni di voti arrivati ad ogni performance, criticità che ovviamente finisce solo per rimettere l’intera competizione nelle mani dei giurati.

In ogni caso Hold On sarà uno dei successi musicali del 2017, otterrà addirittura un disco d’oro in Svizzera e vivrà di una seconda vita negli Stati Uniti, quando quattro anni più tardi sarà scelta come colonna sonora dello spot per il Super Bowl di un importante marchio automobilistico.

Il terzo posto va a Jon Henrik Fjällgren, il cantante e joikare di origini sami che trasporta il pubblico nella sua Lapponia con En värld full av strider (Eatneme gusnie jeenh dåaroeh) (Un mondo pieno di battaglie) eseguita assieme alla debuttante Aninia.

Segue Mariette Hansson, ancora ben piazzata con la fan favorite A Million Years, mentre al quinto posto si classifica un ragazzo che è già conosciuto nel circuito dei reality show, proviene da una famiglia molto in vista (la madre, Pernilla Wahlgren, ha partecipato cinque volte al Melodifestivalen) ed è in rampa di lancio per affermarsi nel mondo della musica pop. Con Good Lovin’, scritta da un team australiano già dietro a Tonight Again di Guy Sebastian, fa il suo debutto Benjamin Ingrosso.

Tanti sono i ritorni eccellenti che non mantengono le attese (Wiktoria, la rivelazione del 2016, ancora sostenutissima dal pubblico ma massacrata dalle giurie internazionali; la rediviva Ace Wilder; Boris René con la sbiaditissima copia della hit dell’anno prima) ma uno è quello che tiene banco per settimane: Loreen, vincitrice dell’Eurovision 2012 con Euphoria, si ributta nella mischia per dare una scossa a una carriera che langue da un po’.

Il suo brano si intitola Statements e fin da subito si rivela troppo difficile per il pubblico di massa: è un pop industriale con reminiscenze synth, una canzone poco da concorso che divide fin da subito il pubblico tra chi la saluta come possibile vincitrice e chi la trova pretenziosa e fuori contesto.

Sconfitta nell’ultima semifinale, Loreen si trova a disputarsi l’ultimo posto in finale al round di ripescaggio contro Kiss You Goodbye di Anton Hagman, un brano pop leggero agli antipodi più totali dalla proposta sofisticata dell’artista di origini magrebine. Il duello diventa un vero e proprio referendum pro o contro Loreen, che Anton finirà per vincere per poco meno di centomila voti: uno dei più grandi upset della storia del Melodifestivalen.

Altro debutto molto atteso è quello della boyband The Fooo Conspiracy, che a pochi mesi dall’esordio perde una “O” (Olly Molander) e si presenta in gara sotto il nuovo nome di FO&O: il loro undicesimo posto in finale metterà la pietra tombale sul progetto, coi tre componenti superstiti che giungeranno molto presto al Melodifestivalen in veste solista.

Manca l’accesso alla finale per soli seimila voti anche När ingen ser (Quando nessuno vede), uptempo pop in svedese presentata da Axel Schylström – ultimo nome lanciato dalla galassia Idol – che sul palco esibisce le cicatrici lasciate in eredità da una scossa elettrica ricevuta cinque anni prima.

Melodifestivalen 2018

Date: 3 febbraio – 10 marzo 2018
Conduttori: David Lindgren e Fab Freddie
Vincitore: Benjamin Ingrosso, Dance You Off
Piazzamento all’Eurovision Song Contest: 7° classificata, 274 punti

Il copione è quello dell’anno prima, ma il risultato no: Benjamin Ingrosso si ripropone con Dance You Off, stravince la classifica delle giurie e riesce anche a conquistare il televoto vincendo un’edizione del Melodifestivalen tra le più deboli dell’era moderna. Dance You Off, canzone scritta interamente da un team di autori australiani completamente avulsi dal contesto del Melodifestivalen, diventerà suo malgrado l’emblema della Svezia “perfettina” che ripropone all’Eurovision lo stereotipo del ragazzo carino con un brano pop radiofonico ma anonimo (al punto da venire addirittura parodiata nel film Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga).

 Il 23° posto raccolto al televoto in finale (anche a causa di un posizionamento infelice, subito dopo l’ultimo slot pubblicitario) è il peggiore risultato ottenuto dalla Svezia da ben otto anni: sarà compensato dai 253 punti raccolti con le giurie, che isseranno Dance You Off al settimo posto finale.

Dicevamo della boyband FO&O in gara l’anno prima: Felix Sandman, uno dei suoi ex componenti, si mette in gioco da solista e quasi vince con la commovente ballad Every Single Day dopo essere rientrato in corsa dal round di ripescaggio.

Lo segue John Lundvik, ex sprinter di livello nazionale attivo da anni come compositore: più volte scartato nelle selezioni del Melodifestivalen, riesce finalmente ad entrare nel cast e si prende una grande rivincita portando al terzo posto una ballata soul non propriamente esaltante (My Turn).

La solita parata di volti noti riporta in gioco Samir & Viktor, al loro miglior risultato in tre partecipazioni con il quarto posto di Shuffla; meno contenta Mariette che ci riprova con l’aiuto di uno dei compositori più influenti della scena svedese (Jörgen Elofsson) ma chiude solo quinta con For You.

Fra i debuttanti non accenna a diminuire l’afflusso di ex concorrenti del talent Idol: LIAMOO e Martin Almgren, rispettivamente vincitori delle edizioni 2016 e 2015, raggiungono la finale e si piazzano in sesta ed ottava posizione.

Dietro di loro Renaida Braun, anch’essa fuoriuscita da Idol dopo avere ricoperto il ruolo di stand-in alle prove dell’Eurovision 2016 per If Love Was A Crime della bulgara Poli Genova: All The Feels è un brano allegro nello stesso mood, che lancia anche al Melodifestivalen la stella dell’emergente autrice canadese Laurell Barker.

Una presenza che fa chiacchierare è quella di Małgorzata Jamroży, artista originaria della Polonia che si esibisce sotto il nome di Margaret. Due anni prima aveva partecipato alla finale nazionale polacca per l’Eurovision con un brano (Cool Me Down) scritto da un team di autori svedesi, arrivando con il plauso unanime degli eurofan e finendo per perdere all’ultimo metro contro Michał Szpak a causa di una performance vocale non eccelsa.

A due anni di distanza tenta di rilanciarsi in Svezia con In My Cabana, cantando sicuramente meglio una canzone non all’altezza della precedente: a giochi fatti è in settima posizione, comunque un grande risultato per un’artista che non parla una parola di svedese.

Torna in finale per la quinta volta in sette partecipazioni Jessica Andersson, che riporta in finale la musica schlager qualificandosi a sorpresa con una performance magistrale della sua Party Voice.

Assieme a lei anche il cileno Méndez, già secondo nel 2002, che festeggia i 20 anni di carriera in Svezia rilanciandosi alla grandissima con un brano scritto apposta per imitare le sonorità dell’onnipresente Despacito di Luis Fonsi e Daddy Yankee: Everyday viene snobbata dai giurati, ma il pubblico la premia con un terzo posto in finalissima.

Infine, un’eliminazione a sorpresa ma che racconta molto di come stia cambiando l’Eurovision in relazione al Melodifestivalen: parliamo della cantautrice Dotter, che debutta con un brano intimista e riflessivo molto gradito dagli eurofan ma sbattuto dal popolo svedese addirittura al sesto posto della sua semifinale, ricevendo un po’ le stesse critiche di “brano non da Eurovision” e pretenziosità che l’anno prima erano toccate alla ben più influente Loreen.

Non sarà l’ultima apparizione di Dotter sul più importante palco svedese, ma al prossimo giro lo farà in una veste totalmente differente.

Melodifestivalen 2019

Date: 2 febbraio – 9 marzo 2019
Conduttori: Sarah Dawn Finer, Kodjo Akolor, Marika Carlsson ed Eric Saade
Vincitore: John Lundvik, Too Late For Love
Piazzamento all’Eurovision Song Contest: 5° classificata, 334 punti

Non c’è due senza tre: anche nel 2019 il Melodifestivalen viene vinto da un artista alla seconda partecipazione che porta a termine il percorso iniziato l’anno prima. Questa volta tocca a John Lundvik, che uccide letteralmente la competizione dalla prima performance della sua Too Late For Love: la Svezia si innamora di questo brano soul e soprattutto delle quattro coriste (Ashley Haynes, Dinah Yonas Manna, Loulou Lamotte e Paris Renita) che accompagnano John nel climax della sua esibizione.

Oltre due milioni di voti e il massimo dei punti in quasi ogni fascia di età (come abbiamo detto, è l’anno in cui debutta il nuovo meccanismo di voto) regalano a John il biglietto per l’Eurovision, dove la performance non sarà altrettanto coinvolgente e pagherà un brutto ordine di uscita. Il supporto delle giurie e un onesto decimo posto al televoto gli permetteranno comunque di riportare la Svezia in top5.

Ha appena compiuto 16 anni ma ne dimostra meno Bishara Morad, figlio di una famiglia di immigrati siriani scoperto dalla produttrice Laila Bagge. Debuttante assoluto nel mondo della musica, Bishara è subito secondo con On My Own (un brano in stile Jackson Five che affidato a lui fa ancora più effetto Bravo Bravissimo, con un testo e un’intenzione totalmente inadatti all’età) ma non farà molto al di fuori del Melodifestivalen: le ultime notizie sul suo conto lo raccontano ordinato suddiacono nella sezione giovanile della chiesa ortodossa siriana di Linköping.

Il bronzo va a LIAMOO, che si ripresenta in duetto con la fresca vincitrice di Idol Hanna Ferm e una finta storiella d’amore che terrà banco lungo le sei settimane della competizione ben più della loro Hold You (una ballata romantica chiaramente ispirata a Dusk Till Dawn di Zayn e Sia).

Non convince Jon Henrik Fjällgren, sul palco questa volta in una veste più danzereccia, mentre fa scalpore il ritorno al Melodifestivalen di Mohombi, artista di origine congolese che aveva debuttato a 18 anni nel Group Avalon per poi lanciarsi in una carriera internazionale di buon livello. Hello, un pezzo midtempo caratterizzato da una coreografia furbissima ancorché ispirata all’iconica performance di Heroes di Måns, porta Mohombi a una dignitosa quinta posizione.

E se Wiktoria non riesce a far meglio di un sesto posto con un’immagine totalmente rinnovata e una ballad strappalacrime, il 2019 è anche l’anno del rilancio per gli Arvingarna – storica dansband di Göteborg che aveva già rappresentato la Svezia all’Eurovision nel lontano 1993.

Il frontman Casper Janebrink, tornato sulla breccia grazie alla vittoria in una competizione TV per vecchie glorie, guida il gruppo nella trascinante I Do: un inno all’amore maturo che chiude idealmente il cerchio a 26 anni di distanza dal successo della loro Eloise.

Il nome che fa saltare tutti sulla sedia durante la conferenza stampa di presentazione del cast è però un altro: Anna Bergendahl, biondissima interprete di cui si erano perse le tracce dopo la vittoria del Melodifestivalen e la mancata qualificazione alla finale dell’Eurovision.

A nove anni di distanza Anna torna in gara con un team di tutto rispetto alle spalle (Thomas G:son e Bobby Ljunggren, 8 Melodifestivalen vinti in due) e si prende una meritata rivincita conquistando la decima posizione in finale con le atmosfere country/pop di Ashes To Ashes.

Entra infine nei libri di storia Ann-Louise Hanson, che con Kärleken finns kvar (L’amore rimane) porta a quattordici il suo numero di partecipazioni al festival: non è in gara per vincere, ma per celebrare l’amica Barbro “Lill-Babs” Svensson, rappresentante svedese all’Eurovision 1961 tragicamente scomparsa per un tumore.

nn-Louise è la più sorpresa di tutti quando la sua canzone non solo riesce a scampare l’ultimo posto, ma passa addirittura il primo turno di voti: si arrenderà contro il giovanissimo Bishara, con cui sarà la prima a congratularsi in un ideale passaggio di consegne fra la vecchia e la nuova generazione di artisti.

Melodifestivalen 2020

Date: 1 febbraio – 7 marzo 2020
Conduttori: Lina Hedlund, Linnea Henriksson e David Sundin
Vincitore: The Mamas, Move
Piazzamento all’Eurovision Song Contest: contest cancellato causa pandemia COVID-19

L’edizione del COVID e soprattutto delle polemiche: la finale viene disputata davanti a una Friends Arena gremita di pubblico dopo un consiglio di guerra durato giorni che cerca di salvare capra e cavoli di fronte alla rapidissima avanzata della pandemia in Svezia.

Sarà una delle finali più combattute di sempre, ma con un risultato controverso: la favorita della vigilia (Dotter con Bulletproof) perde di un solo punto contro le Mamas, ovvero il gruppo coriste che hanno accompagnato John Lundvik sul palco di Tel Aviv solo un anno prima.

Orfane di una componente (Paris Renita) le tre artiste oversize portano un brano soul perfettamente in linea con la vincitrice precedente e sbancano al voto online, venendo penalizzate dal sistema di computo per fasce di età ma riuscendo a salvare un punto di vantaggio sulla proposta più contemporanea di Dotter.

La reazione degli eurofan delusi sarà veemente e solo la tardiva cancellazione dell’Eurovision permetterà una rivalutazione di Move e delle tre interpreti “defraudate” della possibilità di brillare davanti a tutta Europa.

Nella corsa a due fra Bulletproof e Move si inserisce una terza incomoda: Hanna Ferm, già terza l’anno prima in coppia con LIAMOO, che da solista sbanca le fasce di età più giovani e blocca l’avanzata della diretta concorrente Dotter.

Una performance vocale non all’altezza fa scivolare Hanna dal terzo al quarto posto, mentre il bronzo lo porta a casa Anna Bergendahl, che mostra un’altra sfaccettatura della sua nuova era country/pop con l’epica (ancorché un po’ datata) Kingdom Come.

Si rimette in gioco con i galloni del favorito Felix Sandman, che dopo essere arrivato secondo due anni prima ha sperimentato la carriera di attore come protagonista della miniserie di Netflix Quicksand.

La sua canzone si intitola Boys With Emotions ed è un inno contro la demonizzazione delle fragilità maschili, impacchettato in una performance pop basica che non c’entra nulla col brano e ottiene soltanto l’effetto di svalutare l’intero messaggio. Per Sandman arriverà un deludente settimo posto, mentre due posizioni più in su è la rivelazione dell’anno Anis Don Demina a far ballare tutta la Friends Arena con una performance trascinante di Vem e som oss (Chi è come noi?)

Nell’ennesimo fuoco di fila di ritorni (da Mohombi a Mariette all’inedito duo latino Méndez & Alvaro Estrella) c’è spazio anche per un ex vincitore piuttosto recente: Robin Bengtsson porta un brano meno ruffiano rispetto alle sue proposte precedenti ma comunque pregevole, chiudendo onorevolmente in ottava posizione.

Lascia presto la competizione la giovane cavallerizza e stella dei reality show Klara Hammarström che con Nobody si mette in gioco e dimostra di voler fare sul serio anche nel mondo della musica.

La categoria over è invece rappresentata dall’eterna Nanne Grönvall, che dedica un omaggio ironico in chiave schlager al Carpool Karaoke di James Corden (il conduttore del popolare Late Late Show sul canale americano CBS) riuscendo a conquistare la sua attenzione e i proverbiali quindici minuti di notorietà oltreoceano.

Melodifestivalen 2021

Date: 6 febbraio – 13 marzo 2021
Conduttori: Christer Björkman (con uno o più co-conduttori diversi ad ogni puntata)
Vincitore: Tusse, Voices
Piazzamento all’Eurovision Song Contest: 14° classificato, 109 punti

L’ultimo Melodifestivalen dell’era Björkman è inevitabilmente in tono minore, con la tournée cancellata a causa della seconda ondata di pandemia e l’intero show in diretta dall’Annexet (un impianto minore del complesso del Globen, ora ribattezzato Avicii Arena). È un’edizione senza storia, dominata dal primo all’ultimo metro da Tusse Chiza – ragazzo nato in Repubblica Democratica del Congo e rifugiato in Svezia dall’età di otto anni, vincitore dell’edizione 2019 di Idol e al debutto su un palco importante.

Voices, un brano pop con tinte world music e un messaggio fortemente inclusivo, è la perfetta vincitrice di un Eurovision di dieci anni prima: a Rotterdam arriva in ritardo, con una performance sbiadita e mal coreografata rispetto a quella del Melodifestivalen, pagando anche un intervento alle corde vocali subito da Tusse subito dopo la vittoria in patria.

La marcia trionfale di Stoccolma (quasi tre milioni di voti ricevuti e primo posto in ogni fascia di età, dai bambini agli anziani) si trasforma in un deludente quattordicesimo posto in Europa, dopo aver passato a stento lo scoglio delle semifinali e ritrovato una discreta performance vocale solo in finalissima.

Lo scontro annunciato alla vigilia, la rivincita a 10 anni di distanza fra Danny Saucedo ed Eric Saade (rispettivamente secondo e primo nel 2011) si conclude proprio con Danny che se ne tira fuori da solo portando in gara forse il pezzo più debole della sua intera produzione musicale.

Arriverà comunque in finale grazie al nome di peso, mentre per Eric Saade sarà medaglia d’argento senza mai convincere del tutto con un brano elettronico/R&B (Every Minute, scritto assieme a Linnea Deb e Jimmy “Joker” Thörnfeldt) fuori dagli schemi e non particolarmente da concorso.

In terza e quarta posizione, nuovamente separate da un punto dopo il fotofinish del 2020, le Mamas e Dotter non aggiungono nulla di nuovo a quanto già fatto vedere l’anno prima.

La vera sorpresa della gara è Clara Klingenström, 26enne cantautrice di Visby che dopo tanta gavetta debutta con una major portando Behöver inte dig idag (Non ho bisogno di te oggi): il brano, inizialmente passato un po’ inosservato, rientra in corsa dalla porta di servizio del round di ripescaggio e porta a casa un terzo posto al televoto (e quinto complessivo).

Da tanto tempo non si vedeva un tale successo per una proposta in lingua svedese: Clara sarà accolta favorevolmente soprattutto dagli eurofan stranieri, desiderosi di vedere la Svezia tornare a proporre all’Eurovision la propria lingua nazionale.

Klara Hammarström aggiunge un altro tassello al debutto dell’anno prima: è sesta con Beat Of Broken Hearts, un pezzo pop né carne né pesce che però mette in luce le sue potenzialità e si conquista il favore delle giurie.

Torna anche Charlotte Perrelli, diretta in finale con lo schlager di Still Young, mentre sono noni gli Arvingarna che portano in gara un vero e proprio inno contro la pandemia: Tänker inte alls gå hem (Non penso che tornerò a casa) è il loro invito a ballare per strada e tornare a godere della vita dopo un anno di chiusure.

Grande successo anche per la band Lillasyster, che riesce a portare l’hard rock in gara dopo qualche anno di latitanza e si ferma al duello dell’Andra Chansen battuta in extremis dall’ennesima proposta latina targata Alvaro Estrella.

Niente da fare anche per Patrik Jean, autore del brano delle Mamas vincitore nel 2020 all’attesa prova solista, ed è costretta a lasciare la competizione anche Julia Alfrida Ridderdal che chiude mestamente la tradizione del concorso Svensktoppen Nästa: la serata organizzata dalla radio P4, che ogni anno dal 2013 dava a un esordiente la possibilità di gareggiare al Melodifestivalen “tra i grandi”, finisce la sua corsa senza essere mai riuscita a qualificare una proposta almeno al round di ripescaggio.  

Dossier Melodifestivalen, qui puoi consultare tutti e quattro i nostri speciali approfondimenti: Prima ParteSeconda ParteTerza ParteQuarta Parte.

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