Intervista a Eliza G, italiana in Romania: “Sogno l’Eurovision 2022, il palco giusto per me”

Ha preso avvio lo scorso fine settimana la Selecţia Naţională, il processo di selezione con cui la Romania eleggerà il proprio rappresentante all’Eurovision 2022 di Torino.

Durante gli show di Drumul spre Torino condotto da Ilinca, rappresentante della Romania all’Eurovision 2017, sono state trasmesse tutte le esibizioni registrate dei 45 artisti in gara (45 e non più 46 a causa del ritiro di Barbara Tešija).

Eliza G

Tra i vari partecipanti al processo di selezione rumeno per l’Eurovision 2022 ci sono anche diversi italiani.

Fra questi Eliza G, che ha partecipato alla sesta edizione di The Voice of Italy, è stata fra i giurati di All Together Now e ha intrapreso una brillante carriera all’estero segnata da esibizioni e tournées in Brasile, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Francia, Egitto e Monaco.

Eurofestival News ha avuto il piacere di intervistarla e di farle qualche domanda anche circa la sua imminente partecipazione alla Selecţia Naţională 2022.

Ciao Elisa, it’s Eurofestival News calling! Quest’anno concorri per la Selecţia Naţională. Ti va di spiegarci il tuo legame con la Romania e parlarci della tua vittoria al “Golden Stag Festval 2019 (Cerbul De Aur)”, più conosciuto in Italia come “Il cervo d’oro”?

Il mio legame con la Romania sembra in qualche modo scritto nel destino. È iniziato qualche anno fa, quando ho deciso di dare la mia tesi di laurea in Lingue e Letterature Straniere analizzando l’opera di Bram Stoker “Dracula”. I suoi simbolismi, la storia di questa terra con i suoi miti e leggende mi ha sempre affascinato.

Poi all’improvviso, dopo qualche anno, mi sono ritrovata catapultata a Brasov, nel cuore della Transilvania, nella regione di cui avevo tanto letto e sentito parlare! E mi ci sono ritrovata a fare quello che più amo, cantare, in diretta televisiva, al Festival più sentito di tutto il Paese, il “Cerbul De Aur”, ed a vincerlo!

Un’emozione inspiegabile, incredibile ed inaspettata. Ritrovarmi di nuovo qui, dopo due anni, nel Paese che mi ha dato tanto ed accolto come parte della famiglia, è un privilegio ed un onore!

In Romania hai tenuto alta la bandiera dell’Italia: sei infatti la terza italiana, insieme ad Antonino Spadaccino e Linda Valori, a vincere “Il Cervo D’oro”. Ti senti orgogliosa di questo trionfo?

Super orgogliosa! Per me la vittoria è stata la ciliegina sulla torta di una lunga carriera fatta di tanto sacrificio, impegno, gioie immense, ma anche delusioni e porte in faccia.

Sono felice di aver tenuto alta la bandiera del nostro Paese all’estero, ma confesso di avere sempre un velo di tristezza perché, purtroppo, si dice “Nemo propheta in patria” e nel mio caso si addice alla perfezione. Ho fatto tantissime cose all’estero e in diversi Paesi e mi è sempre un po’ dispiaciuto dover prendere la valigia ed andar via.

Sempre nel 2019 hai partecipato a The Voice of Italy, dove, entrata a far parte del team di Gigi D’Alessio, sei arrivata fino alle semifinali. Quanto è stata importante questa esperienza per te e per il tuo percorso?

È stata una sfida nuova, presa con curiosità ed anche con un pizzico di leggerezza ed incoscienza. Mi sono messa in gioco assumendomi tutti i rischi del caso, avendo già un background consolidato, ed è andata fortunatamente molto bene!

È stato un privilegio potermi confrontare con Gigi, un musicista eccezionale ed un vero Artista, umile ed estremamente preparato.

Il bello è arrivato dopo la trasmissione, quando la mia performance di “Hurt” di Christina Aguilera alla blind audition, è stata scelta da The Voice Global ed inserita tra le 10 più emozionanti della storia mondiale di The Voice! Non male essere stata l’unica italiana scelta, mi ha riempito di orgoglio!

La pandemia da Covid-19 ha stravolto la vita di tutti e di molti settori, tra cui anche quello di voi artisti. Con un allentamento delle restrizioni si sta pian piano tornando a cantare sui palcoscenici. Com’è ritornare ad esibirsi dopo un periodo di stop così lungo?

Una liberazione. Il palco per chi come me è abituato al live, è essenziale. È stata dura non aver alcun tipo di prospettiva lavorativa a lungo termine e tuttora la situazione è ancora molto incerta, ma voglio essere ottimista ed iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel.

Non vedo l’ora di poter tornare live, di poter toccare con mano il calore del pubblico e l’emozione che solo un concerto può dare.

Il 2020 è stato un anno di pausa forzata a causa della pandemia. Il 2021 però ha già rappresentato un anno di svolta. Hai preso parte ad un’altra importante manifestazione musicale, questa volta in Albani,  il Kënga Magjike, con “A un passo dal deserto”. Cosa ci racconti di questa esperienza?

Il Kënga Magjike è stato una boccata d’aria fresca nel mezzo di un periodo veramente difficile, come dicevamo poco fa. In più, amo molto fare televisione e quindi questo Festival è stato il connubio perfetto, nel momento perfetto! Non ero mai stata in Albania e devo dire che mi hanno trattato come una regina, organizzazione perfetta e coccolata da subito.

“A Un Passo Dal Deserto” non è un brano facile: è una canzone impegnata che tocca il tema spinoso di avere il coraggio di fermarsi prima di poter rovinare tutto, prima di arrivare all’aridità dei sentimenti e ad odiarsi.

L’Albania, con il grande amore che nutre per la musica italiana, l’ha accolta benissimo e mi ha messo sul podio al secondo posto nella categoria Big Internazionali. Ancora una volta una grande soddisfazione!

Proprio con “A un passo dal deserto” hai vinto il Premio Lunezia come “Menzione Speciale per il valore musical-letterario del brano”. Insieme a te, anche altri artisti sono stati premiati, tra cui Nek. Come ci si sente ad aver vinto questo premio e vedere il proprio nome vicino a quello di un grande della musica italiana?

Ci si sente decisamente bene! È il mio primo premio/riconoscimento ricevuto in Italia e per me ha valore doppio. Come raccontavo prima, mi è sempre un po’ dispiaciuto aver fatto un sacco di cose all’estero, ma al contempo sono felice di farne poche in Italia, ma “buone”. Il detto “Non conta la quantità, ma la qualità” è sempre stato il mio motto!

Quest’anno sono anche stata invitata dal Governo ad esibirmi al Senato in rappresentanza dell’eccellenza musicale italiana all’estero per l’evento di celebrazione delle vittorie sportive raggiunte nell’ultimo anno. Ben vengano, quindi, poche cose qui, nel mio Paese, ma di valore!

Tornando all’Eurovision, alla Selecţia Naţională parteciperai con “The other half of me”, brano in italiano e in inglese. Com’è nata la tua canzone?

Il pezzo è stato scritto da Valerio Carboni, Giuseppe Anastasi, Mike Connaris (autore di “One Thing I Should Have Done” di John Karayannis, Cipro 2015 ndr) e me. Autori importanti che hanno fatto la storia musicale italiana negli ultimi decenni.

È nato dapprima completamente in italiano, poi abbiamo pensato che sarebbe stato interessante provare ad adattarlo in inglese. Alla fine, abbiamo mischiato le carte in tavola e capito che funzionava nella versione con l’inciso in inglese!

È un brano che sento molto, mi piace la melodia, il crescendo, il cuore e l’anima come un vestito che indossi e ti fa sentire completamente a tuo agio. Lo amo, amo le parole, amo come diventa intenso nell’inciso, amo le strofe così intime, come se stessi parlando a pochi centimetri dal viso di chi mi ascolta. Credo possa essere questa la sua forza.

Alla Selecţia Naţională 2022 partecipano anche Cezar, che ha già rappresentato la Romania all’Eurovision 2013, e l’italiano Ciro De Luca, che ha rappresentato la Romania come membro dei Todomondo all’Eurovision 2007. Ti senti pronta al confronto con questi artisti che hanno già calcato il palco eurovisivo?

La cosa bellissima dell’Eurovision è che c’è libertà musicale, artistica e di espressione. Non viene precluso alcun genere e alcuna tipologia di brano: puoi passare dall’opera al rock, dalla dance alle ballad e tutto sembra al suo posto, nel posto giusto.

Credo sia difficile porre un artista in confronto ad un altro perché siamo tutti così diversi, con background differenti, stili e modi di vedere la musica personali e caratteristici di ognuno di noi.

Non temo il confronto perché fondamentalmente non c’è, Cezar e Ciro sono artisti eccezionali, diversi tra loro e molto distanti anche da quello che sono io.

Personalmente mi concentro sulla mia esibizione, su quello che voglio trasmettere a chi mi ascolta perché è importante questa sfaccettatura piuttosto della competizione. Una volta conclusa, la gara è veramente conclusa, ma la performance e l’artista vanno avanti.

Non è, tuttavia, la prima volta che ti confronti con artisti che hanno già fatto l’Eurovision. Al Golden Stag Festival 2019 gareggiavano anche Tamara Gachechiladze, rappresentante della Georgia all’Eurovision 2017, e Anna Odobescu, rappresentante della Moldavia all’Eurovision 2019. Hai avuto modo di conoscerle e parlare con loro anche di Eurovision?

Ho avuto il piacere di conoscere Tamara, con la quale abbiamo anche condiviso il camerino prima dell’esibizione nella prima serata. Abbiamo chiacchierato molto ma, come in tutte le situazioni in cui la tensione è alle stelle, abbiamo stemperato l’atmosfera parlando di tutto tranne che di Eurovision, concorsi e festival!

Accade sempre così, si parla di cibo, di famiglia, di viaggi e mai di lavoro in queste occasioni! Anna purtroppo l’ho incontrata pochissimo, giusto qualche minuto nel backstage per le prove! Per assurdo ho avuto l’occasione e più tempo per fermarmi a parlare di musica con Ronan Keating, dopo la premiazione durante la finale.

Tra l’altro anche durante il Kënga Magjike 2021 ti sei dovuta confrontare con diverse star eurovisive, tra cui Eneda Tarifa e Lindita, che hanno rappresentato l’Albania rispettivamente all’Eurovision 2016 e 2017, e anche con Alban Ramosaj, secondo classificato all’ultimo Festivali i Këngës, la selezione albanese per l’Eurovision Song Contest. Quanto porterai, quindi, di tutte queste sfide ed esperienze sul palco della Selecţia Naţională, se dovessi essere fra i 20 semifinalisti?

Ogni esperienza, ogni artista incontrato durante il mio percorso, ogni palco, festival, concerto, viaggio, è un arricchimento che porto con me ed aggiungo al già grande bagaglio che mi porto sulle spalle ogni volta che mi esibisco. Custodisco nel cuore l’esperienza maturata nei tanti paesi esteri in cui ho avuto la fortuna di esibirmi.

Custodisco anche le prove e le sfide che ho affrontato giorno dopo giorno sin dagli esordi, le grandi gioie ed anche i dolori e le delusioni perché tutto ciò è il motore che mi spinge ogni volta con determinazione ad andare avanti e a fare sempre meglio e di più.

Ogni volta che salgo sul palco è una grande emozione, come se fosse la prima volta e, contemporaneamente, come se stessi facendo l’ultima della mia vita.

Cosa puoi dirci di più a proposito di ‘’The other half of me’’?

Sono soddisfatta, ora però arriva il bello! Sono scaramantica, non dico nulla, non ne voglio nemmeno parlare. Incrocio le dita!

Nella storia dell’Eurovision Song Contest, c’è stato qualche rappresentante dell’Italia o della Romania che ti ha particolarmente colpito?

Diversi a dire la verità! Porto nel cuore “Euphoria” di Loreen, diventata ormai un classico. “Amar Pelos Dois” di Salvador Sobral è arrivata dritta allo stomaco a tutti nella sua semplicità. Il nostro Diodato con “Fai Rumore”, anche se fuori gara, con quel grido straziante in mezzo a tanto silenzio, ha emozionato tutti. Per la Romania “Playing With Fire” di Paula Seling e Ovi, la chimica sul palco era pazzesca!

Ringraziamo Eliza G per averci concesso il suo tempo dedicandoci questa intervista e le facciamo un grandissimo in bocca al lupo!

Giovedì 10 febbraio si saprà chi sono i 20 semifinalisti che passeranno il primo turno: 15 saranno scelti dalla giuria mentre 5 saranno eletti dal pubblico grazie al voto online che rimarrà aperto giorno 9 e 10 febbraio.

Sabato 12 febbraio i 20 artisti si sfideranno in uno show televisivo che sancirà i 10 finalisti, scelti dalla sola giuria, che voleranno nella finale del 5 marzo, giorno in cui sapremo chi volerà all’Eurovision 2022 di Torino per la Romania.


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