Eurovision 2022: Mahmood il Settimo. Storia dei bis d’Italia

Mahmood, tornando con “Brividi” a rappresentare l’Italia all’Eurovision 2022 di Torino in coppia con Blanco, diventa il settimo artista italiano a esibirsi nella rassegna continentale per almeno due volte nella propria carriera.

Andiamo a scoprire chi sono stati gli altri sei, che hanno tutti dato ampio lustro all’Italia dentro e fuori dal concorso.

Mahmood Sanremo 2022

DOMENICO MODUGNO

Il padre putativo di tutta quella che è oggi la canzone italiana è anche il recordman di presenze all’Eurovision. Tre le sue partecipazioni:

  • 1958 con “Nel blu dipinto di blu” (Volare). Ancora oggi in tantissimi non si spiegano il perché del terzo posto di allora, con vittoria di André Claveau con “Dors, mon amour“. Il tempo, però, era molto favorevole alla grande tradizione della chanson francese. Modugno otterrà soddisfazioni oltreoceano conquistando ben due Grammy.
  • 1959 con “Piove” (Ciao ciao bambina). Ebbe grande successo anche questa, ma per varia misura non ebbe le stesse fortune di Volare, pur vincendo anch’essa Sanremo. In Europa chiuse al sesto posto.
  • 1966 con “Dio come ti amo“. In molti volevano Gigliola Cinquetti e non il cantante di Polignano a Mare. Una spedizione partita male finì peggio, con la storica litigata con l’orchestra, le richieste sui musicisti e gli zero punti dai giurati. Ultimo posto.

CLAUDIO VILLA

Il Reuccio ha avuto le seguenti avventure in chiave europea:

  • 1962 con “Addio, addio“. A Sanremo vinse in coppia con Modugno, ma a Villa Louvigny in Lussemburgo terminò nono senza mai realmente incidere. Fu il primo anno di Renato Tagliani al commento per la Rai: vi rimase fino al 1973.
  • 1967 con “Non andare più lontano“. Si tratta del primo, storico cambio di canzone effettuato dall’artista in gara, che al Festival aveva vinto con “Non pensare a me“. Il frutto di una lotta tra case discografiche portò all’11° posto.

GIGLIOLA CINQUETTI

Di tutte le persone che sono ritornate, è quella con la miglior media risultati. Queste le sue esibizioni:

  • 1964 con “Non ho l’età“. Il fatto è noto a tutti: prima vittoria dell’Italia, con un margine larghissimo su chiunque. Accadde a Copenaghen: ci sarebbero voluti 26 anni per farcela di nuovo.
  • 1974 con ““. Altra partecipazione particolare: referendum sul divorzio, la Rai trasmise il concorso con un ritardo di oltre un mese per paura che quel “Sì” potesse in qualche modo influenzare il voto. Fu un caso unico nella storia. A precederla solo gli ABBA con la celeberrima “Waterloo“.

MASSIMO RANIERI

Concorrente diretto di Mahmood in quest’edizione del Festival. Questi i suoi passaggi all’Eurovision:

  • 1971 con “L’amore è un attimo“. Erano gli anni in cui la Rai neanche sceglieva più da Sanremo; Ranieri trovò una performance di grande effetto, a neanche 20 anni, fu per un momento al comando del voting, ma finì quinto.
  • 1973 con “Chi sarà con te“. Meno forte della precedente, non riscosse chiaramente riscontri di grande livello. Fu il 12° il posto che Ranieri occupò nella graduatoria conclusiva.

AL BANO & ROMINA POWER

Coppia storica della canzone italiana, è passata dall’Europa per due volte:

  • 1976 con “We’ll live it all again“. Alias “Noi lo rivivremo di nuovo”. Al Bano si scordò le parole a un certo punto, e questa partecipazione all’Eurovision, che fruttò il 7° posto, neanche doveva essere tale. Il duo infatti fu mandato a L’Aia dopo che la Rai ricevette il rifiuto del compositore Il Guardiano del Faro, che aveva vinto il Disco per l’Estate con il brano strumentale “Amore grande amore libero“.
  • 1985 con “Magic, oh magic“. Esibizione a totali tinte di leggerezza, a livello musicale, quella dei due: altro 7° posto dopo che, in una brevissima fase del voting, erano anche saliti al secondo.

MIA MARTINI

Due le partecipazioni per una delle voci più ricordate della nostra canzone:

  • 1977 con “Libera“. Per la prima volta in assoluto, in quell’anno, la Rai fece ricorso a una scelta interna, senza concorsi. Cioè lei: arrivò tredicesima senza lasciare particolarmente il segno.
  • 1992 con “Rapsodia“. Una delle canzoni, a posteriori, più amate in assoluto dell’esperienza italiana in Europa, come anche la riproposizione di qualche tempo fa per Eurovision Again fa capire. Quarta posizione in Svezia, con uno staff praticamente ridotto all’osso.

Mahmood, lo ricordiamo, è stato in gara all’Eurovision nel 2019 con “Soldi“, ottenendo il 2° posto a quota 472 punti nell’edizione di Tel Aviv e grande riscontro internazionale.

La canzone, infatti, a oggi è doppio platino in Spagna e oro in Francia, Grecia e Polonia, e nel 2019, nelle classifiche di fine anno, fu al 31° posto tra le canzoni più ascoltate in Islanda, al 38° in Spagna e al 27° in Svizzera.

Infine, relativamente al solo Al Bano, bisogna aggiungere una postilla: è stato anche corista per Jane Bogaert in “La vita cos’è“, in gara per la Svizzera nel 2000 (in pieno periodo di assenza per l’Italia) e che finì al 20° posto.

1 Response

  1. Elena ha detto:

    Oltretutto per quanto riguarda la partecipazione di Mia Martini, la seconda nel 1992 in Svezia, venne accolta diciamo con un po’ di pregiudizi poiché per l’attenzione mediatica il dettaglio più rilevante di lei era… essere la cognata di “Borg” l’ex tennista svedese che all’epoca era sposato con la sorella di Mia, Loredana Bertè, e proprio dal pubblico svedese Mia ricevette poi tantissimi elogi, la sua bravura prese il sopravvento giustamente si questi fatti più di gossip, mancava così poco a Mia oltretutto per salire almeno sul podio, con quella canzone molto probabilmente avrebbe potuto vincere, almeno l’Eurofestival, visto che a Sanremo purtroppo non c’è mai riuscita, anche arrivandoci ad un soffio, peccato. Una grande cantante come sua sorella Loredana, che avrebbe meritato in tutto molto di più

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