Non solo Achille Lauro: da Sanremo all’Eurovision senza vincere il Festival

Achille Lauro San Marino

Il caso di Achille Lauro è il più recente, ma non l’unico. La storia dell’Italia all’Eurovision (e, come vedremo, non solo) è piena di artisti che sono andati sul palco continentale senza aver vinto il Festival di Sanremo, qualora vi abbiano partecipato.

E anche il fatto che due partecipanti della stessa edizione di Sanremo siano in Europa non è singolare. Vediamo perché.

Tonina Torrielli (1956)

Il suo è il caso più particolare: nell’edizione inaugurale dell’Eurovision, nel 1956, c’erano due canzoni a rappresentare ciascun Paese. Potevano essere interpretate dalla stessa persona, ma la Rai mandò due cantanti diverse: la vincitrice di Sanremo, Franca Raimondi con “Aprite le finestre“, e lei con “Amami se vuoi“. Non si conosce in via ufficiale il piazzamento finale, poiché non è mai stato rilasciato.

Nicola Di Bari (1972)

Attenzione: in questo caso parliamo di uno che il Festival di Sanremo, nel 1972, l’ha vinto eccome. Il metodo di selezione era però Canzonissima 1971. L’artista scelse non soltanto di portare la canzone vincitrice in Liguria, “I giorni dell’arcobaleno“, ma di farlo anche nella versione non censurata (ai tempi, la Rai aveva maglie non strette, di più, in questo senso). Finì sesto.

Luca Barbarossa (1988)

Lui all’Ariston avrebbe vinto quattro anni dopo, ma in quel momento andò ufficialmente come vincitore di Vota la Voce 1987; all’atto pratico era il terzo a Sanremo (primi due: Massimo Ranieri e Toto Cutugno). La sua “Vivo (Ti scrivo)” (poi solo “Vivo”), però, non fece presa a Dublino: 12° posto. Gli comunicarono una squalifica, ma non è mai risultata.

Toto Cutugno – 1990

Di certo la più clamorosa di tutte le storie. I Pooh rinunciarono (e a posteriori se ne pentirono), andò lui, secondo con “Gli amori” (e doppia interpretazione di Ray Charles) che in fretta e furia compose “Insieme: 1992“. Un inno all’Europa, in anni particolari per il continente. A Zagabria passò dal finire in acqua con la mongolfiera al cantare per 19° e trionfare. La seconda vittoria dell’Italia.

Mia Martini (1992)

Era arrivata seconda a Sanremo, ma Luca Barbarossa non se la sentì di rifare il viaggio europeo, stavolta in Svezia. Passò da una canzone senza tempo, “Gli uomini non cambiano“, a un’altra perla, “Rapsodia“, letteralmente rinata grazie alla memoria del popolo degli eurofan. Finì quarta.

Nina Zilli (2012)

All’inizio della seconda vita italiana all’Eurovision, la vittoria non era requisito fondamentale per andare in Europa perché c’era una commissione che stabiliva chi dovesse andare. Ne accaddero di tutti i colori prima di arrivare alla scelta di Nina, che avrebbe dovuto portare “Per sempre“, la canzone sanremese. La casa discografica spinse per il cambio con “L’amore è femmina (Out of love)” e a Baku fu 9° posto.

Francesca Michielin (2016)

In qualità di vincitori di Sanremo, gli Stadio (“Un giorno mi dirai“) avevano l’opzione di andare a Stoccolma. Rifiuto iniziale, poi una notte, una mattina e un pomeriggio di tira e molla che portarono dritti a Francesca, seconda con “Nessun grado di separazione” poi diventata “No degree of separation“. 16° posto.

I casi particolari – Italia

Riccardo Fogli (1983)

Dopo uno stop di due anni, la Rai tornò con “Per Lucia” di colui che aveva vinto Sanremo nel 1982 con la storica “Storie di tutti i giorni“. E fu questa la qualifica con la quale fu mandato in Germania l’anno successivo, come una sorta di risarcimento. Finì 11°.

Al Bano e Romina Power (1985)

Anche il bis di Al Bano e Romina fu contrassegnato da una situazione particolare, la stessa di Fogli: l’ufficialità dice che andarono in quanto vincitori di Sanremo 1984 con “Ci sarà“. In Svezia ripeterono il 7° posto di nove anni prima con “Magic, oh magic“.

Raf (1987)

All’Eurovision non andò da solo, ma con Umberto Tozzi. Il quale aveva vinto sì a Sanremo, ma con Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri. Gli altri due avevano già altri impegni, Raf (al secolo Raffaele Riefoli) no e così fu lui, che aveva scritto “Si può dare di più” insieme a Tozzi e Giancarlo Bigazzi, a prendersi il biglietto per il Belgio. “Gente di mare“, pietra miliare della canzone italiana e suo debutto nella propria lingua, chiuse al 3° posto.

Raphael Gualazzi (2011)

Non vinse la categoria Big, e ci è andato vicino solo nel 2014, ma quella Giovani. Fu selezionato dalla commissione di cui si è parlato in sede di Nina Zilli nell’anno del ritorno dell’Italia, che mancava dal 4° posto del 1997 con i Jalisse. Resta comunque un vincitore, con quella “Follia d’amore” che diventò “Madness of Love” e che, all’ultimo giro di votazioni, passò Eric Saade (Svezia) per il secondo posto.

Da Sanremo all’Eurovision (gli altri casi)

Udo Jurgens – 1965 (Austria)

Popolarissimo in Austria come in Germania, Jurgens ebbe anche diverse fortune in Italia. A Sanremo andò, con “Abbracciami forte“, nello stesso 1965 in cui, poi, partecipò per la sua Austria a Napoli. Finì quarto con “Sag ihr, ich lass sie grüßen“: aveva già concorso l’anno prima, ma la gloria la ebbe nel 1966, in cui portò a casa l’intera posta grazie a “Merci, Chérie“.

Mocedades – 1973 (Spagna)

Incredibile, ma vero: nello stesso anno i Mocedades, tra i più conosciuti gruppi della storia musicale spagnola, parteciparono nello stesso anno a Sanremo ed Eurovision. In Italia, con “Addio amor“, neanche arrivarono in finale, ma in Europa “Eres tu“, pur seconda, assurse al ruolo di pietra miliare del canto di Spagna del dopoguerra.

Mouth & MacNeal – 1974 (Paesi Bassi)

Il celebrato duo olandese, formato da Willem Duyn e Maggie MacNeal, fu in gara in una delle edizioni di Sanremo più disastrose della storia dal punto di vista discografico. Non raggiunsero la finale con “Ah! L’amore“, poi arrivarono terzi dietro agli ABBA e a Gigliola Cinquetti a Brighton con “I see a star“.

Paolo Meneguzzi – 2008 (Svizzera)

Al tempo, quando all’Ariston cantava “Grande“, il caso emerse. Non occupò le prime pagine, ma emerse. Paolo Meneguzzi, svizzero di nascita, italiano di crescita, italosvizzero per passaporto a tutti gli effetti, in gara all’Eurovision di Belgrado per la sua terra natia con “Era stupendo“. La prospettiva interessò dei media italiani, e lui era anche tra i più quotati. L’esibizione non lo favorì e uscì in semifinale.

Situazioni differenti

Per l’Italia, hanno cantato all’Eurovision senza passare da Sanremo nell’anno in questione:

  • Gianni Morandi (1970)
  • Massimo Ranieri (1971 e 1973)
  • Gigliola Cinquetti (1974)
  • Wess e Dori Ghezzi (1975)
  • Al Bano e Romina Power (1976)
  • Mia Martini (1977)
  • Ricchi e Poveri (1978)
  • Matia Bazar (1979)
  • Alan Sorrenti (1980)
  • Alice e Franco Battiato (1984)
  • Peppino Di Capri (1991)
  • Emma (2014)

Tra questi nomi, gli unici che mai sono arrivati a vincere il Festival sono Wess, Dori Ghezzi, Mia Martini, Alan Sorrenti e Franco Battiato. Per altri Paesi hanno cantato all’Eurovision avendo partecipato a Sanremo, ma non nell’anno in questione:

Di tutti questi, il solo Mascolo è italiano tout court. Nessuno di loro si è mai classificato primo a Sanremo. Ci andò vicinissima solo Mary Hopkin, che nella doppia interpretazione con Sergio Endrigo portò quella perla che è “Lontano dagli occhi“, poi fatta rivivere da Gianna Nannini nel 2014.

Apparvero a Sanremo nel particolare periodo 1990-1991 (in cui gli stranieri cantavano fuori concorso la stessa canzone, declinata diversamente, dell’artista in gara): la citata Sandie Shaw nel 1990 e Bonnie Tyler (Eurovision 2013) nel 1991.

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