Amelia, Sasha, Tina Karol, Måneskin: l’Eurovision e la libertà perduta

La musica sotto le bombe, ancora di più, quella dell’Eurovision Song Contest. Fra le tante immagini che queste settimane di guerra ci sono passate davanti agli occhi le più commoventi ed anche le più forti sono state proprio quelle di bambini e ragazzi che in mezzo al rumore delle bombe hanno pensato alla musica.

Cantandola, oppure ascoltandola al cellulare, una delle poche cose loro rimaste nella devastazione che ha distrutto le loro case e le loro cose.

 

La musica contro le bombe. Anche per questo i Kalush Orchestra hanno annunciato che ci saranno, al prossimo Eurovision, in programma dal 10 al 14 Maggio al Pala Olimpico di Torino.

Se la guerra sarà finita, saranno sul palco con gli altri. Se così non sarà, gareggeranno con un live-on-tape che non appena possibile registreranno in una zona sicura. Al di là di come andranno in concorso  la presenza in gara dei Kalush Orchestra in questo momento, è anch’essa, se vogliamo, un segnale forte di ribellione e resistenza.

Ma la loro immagine di artisti impegnati ad aiutare i combattenti al fronte è solo una delle tante che questo strano rapporto fra le bombe e la musica dell’Eurovision sta offrendo.

Amelia e il regalo di Tina Karol

La più tenera, forse anche per l’età, è stata senz’altro quella della piccola Amelia Anysovich, sette anni appena, che mentre era nascosta con la famiglia ed altri bambini in un bunker per sfuggire alle bombe, si è messa a cantare “Let it go”, la colonna sonora del cartone animato “Frozen”.

Quasi un contrasto, un controcanto alla cattiveria della guerra che sopra le loro teste stava spazzando via Kyiv.  Un applauso dei presenti si alza, per regalarle un sorriso nella disperazione.

Amelia Anysovich ha una cantante preferita: è Tina Karol, rappresentante dell’Ucraina all’Eurovision 2006 con “Show me you love” (e protagonista anche delle controverse votazioni della finale nazionale Vidbir, vinta da Alina Pash davanti ai Kalush Orchestra, che poi ne hanno preso il posto dopo il ritiro, legato ad un suo non chiarito viaggio in Crimea).

Nei giorni scorsi ha potuto incontrarla, perché la cantante l’ha voluta al concerto di beneficenza da lei organizzato a Varsavia, dove ora entrambe si trovano rifugiate, per raccogliere fondi a sostegno della popolazione ucraina.

La piccola, vestita con un abito tradizionale ucraino, ha cantato l’inno nazionale, poi è uscita dal palco, lasciando il posto a Tina Karol. A metà esibizione, è stata riportata in scena ed ha potuto vederla da vicino e cantare con lei.

La sua faccia sorpresa quando l’ha vista (all’incirca al minuto 3.20) parla da sola.

Amelia canta l'inno ucraino

La piccola Amelia stupita nel vedere da vicino il suo idolo Tina Karol

La stessa Tina Karol, vale ricordarlo, rappresentò l’Ucraina nel pieno della presidenza fortemente europeista di Viktor Yushchenko e portò sul palco, come due anni prima Ruslana, uno spaccato della cultura ucraina – in questo caso, forti rimandi a quella cosacca – attraverso una esoticizzazione della figura femminile che guardava proprio all’Occidente.

Sasha che sogna un concerto dei Måneskin

Poi c’è Sasha, uno dei 44 ragazzi della casa di accoglienza di Leopoli, alcuni piccolissimi.

Ogni volta che suonano le sirene devono rifugiarsi nel bunker per scappare alle bombe. Quando suona l’allarme, Sasha accende il cellulare e ascolta “Zitti e buoni”, la canzone con cui i Måneskin hanno vinto l’Eurovision  e altre loro canzoni.

La band romana, dopo il trionfo è popolarissima in tutto il mondo, Ucraina compresa. Sasha quasi la invoca:

Loro sono il mio gruppo preferito, quando li ascolto mi fanno dimenticare di essere in un bunker, mi sento libero con la loro musica. Vorrei vedere un loro concerto, avere un loro autografo, è un sogno che spero si avveri

Chissà che il messaggio non arrivi davvero ai Måneskin, i quali proprio in questi giorni hanno annunciato il tour mondiale, dal quale hanno cancellato le date in Russia in solidarietà alla popolazione ucraina.

Certo è che la musica, ancora una volta, lancia un segnale. Che questo arrivi attraverso quello stesso Eurovision che per esempio ha fatto innamorare l’Italia dei Go_A (ma anche del messaggio anti-Putin della russa Manizha) è ancora più forte.

Anonymous e l’attacco “eurovisivo”

Non è un caso, probabilmente che anche Anonymous, il collettivo di hacker che in questi giorni di guerra sta mettendo fuori uso diversi siti ufficiail del governo russo, abbia scelto proprio la musica – e ancora una volta quella dell’Eurovision – per mandare un segnale.

Durante uno dei primi attacchi, quello nel quale sono state violate la tv russe, al posto della informazione di propaganda è stata trasmessa musica ucraina.

C’era Monatik, che è uno dei nomi prominenti della scena musicale ucraina e che è stato uno degli opening act dell’Eurovision 2017 a Kiyv e sono state trasmesse diverse canzoni che hanno rappresentato l’Ucraina in concorso.

Anche questo è un segnale di come l’Eurovision sia da tempo ormai molto più che un concorso di canzoni o uno spettacolo televisivo. Ma in questo momento, forse più che in altri, per gli ucraini è anche il ricordo della loro libertà perduta.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Responses

  1. Alessandro ha detto:

    Avrò l’Alzheimer, ma non ricordo niente di neanche lontanamente simile a un messaggio anti-Putin né nel testo, né nello staging, né nelle dichiarazioni di Manizha riguardo a “Russian woman”. D’altronde sarebbe stato leggermente fuori regolamento all’Eurovision… o sbaglio?

    • Purtroppo devo dirle che ricorda male. Il messaggio della canzone era dedicato all’emancipazione della donna, esattamente l’inverso dello stereotipo femminile promosso da Putin. Fuori dal regolamento è citare un politico o un partito politico, non lanciare un messaggio. Manizha ha lanciato un messaggio sulla condizione della donna in Russia ed è esattamente quella che propugna Putin, ma non ha citato nè lui nè il partito. Quindi tutto nella norma. E peraltro, è pieno di dichiarazioni pre-contest sull’argomento, è stata anche messa al bando dalle elite politiche russe. Ne avevamo scritto qui https://www.eurofestivalnews.com/2021/03/19/eurovision-2021-caso-manizha/

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