Måneskin un anno dopo: Eurovision 2021, d’Italia e di gioia

Maneskin Eurovision 2021
Credits: EBU / Andres Putting, Thomas Hanses

C’era un vento d’attesa di quelli importanti per l’Eurovision Song Contest 2021. E non solo perché il concorso tornava dopo due anni.

In Italia, si sentiva un clima diverso perché c’erano loro, i Måneskin, a rappresentare il nostro Paese. Una scelta di nuovo diversa, come pochissimi Paesi ne hanno portati all’Eurovision in 10 anni, quelli dai quali l’Italia è tornata in concorso.

Variabilità

Passare dal jazz a tutte le varie declinazioni del pop, a sfaccettature diverse della quota r’n’b, a una ballata, fino a un rock duro e puro: questo è stato capace di fare il nostro Paese. Variare, a volte anche spiazzare, fare in modo di non essere mai uguale a sé stesso.

E negli ultimi anni l’ha aiutato il Festival di Sanremo, che ogni anno ha sempre trovato il modo di offrire facce nuove di un’Italia musicale che si è definitivamente staccata dal luogo comune della classica canzone sanremese, scegliendo spesso di osare.

Sanremo

I Måneskin venivano da un Festival che era stato paradossale. A porte chiuse, con Amadeus che a un certo punto ha minacciato pure di non farlo, con il clamoroso balzo di Fedez e Francesca Michielin dai bassifondi alla superfinale a 3 insieme alla band romana e a Ermal Meta.

Ma “Zitti e buoni” ormai aveva rotto gli argini. Come li avevano in parte già rotti loro dal 2017, da quando erano comparsi a X Factor. La vittoria era stata di Lorenzo Licitra, ma la fama se l’erano presa loro, inarrestabile almeno entro i nostri confini.

Nella superfinale a 3 non ci fu storia. I Måneskin vinsero, e balzarono subito nelle zone alte delle preferenze sia dei fan dell’Eurovision che degli scommettitori nel momento in cui confermarono la loro presenza a Rotterdam.

Eurovision: il prima

Quella Rotterdam che l’anno prima non aveva potuto ospitare causa Covid-19. In 26 (24 per scelta interna, due per finale nazionale) hanno scelto di ritornare con gli artisti già scelti, in 13, tra cui l’Italia, hanno cambiato strada. L’Armenia, trovatasi piegata dalla guerra nel Nagorno-Karabakh, diede forfait; la Bielorussia, invece, presentò non una, ma due canzoni (l’originale e la supposta sostituta) di chiaro sostegno al presidente-dittatore Lukashenko. Cacciata, senza appello.

Anno particolare, il 2021. Senza eventi di avvicinamento dal vivo, i celebri preparty. Qualcuno, però, riuscì a ingegnarsi per farlo andare avanti online. Così fece il Pre-Party ES, di eurovision-spain.com, e così fece il nuovo Adriatic Eurovision Party. A entrambi i Måneskin parteciparono, con la leggermente rivista versione di “Zitti e buoni”.

Questa, che fece parlare molto, in realtà conteneva semplicemente poche novità: “Vi conviene non fare più errori” in luogo di “Vi conviene toccarvi i coglioni” e “Non sa di che cosa parla” ripetuto invece di “Non sa di che cazzo parla”. A Damiano David, Victoria de Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio andava bene così: non era quello il punto principale.

Mesi. Poi settimane. Poi giorni. Poi le prove. Un colpo. Uno. Secco. Prima prova, primi tre take. “Zitti e buoni” vola che è un piacere su quel palco, che s’infuoca come mai era successo con l’Italia. Quarto, terzo, secondo posto nelle scommesse. E poi primo.

Primi furono Il Volo, per poche settimane. Primo fu Francesco Gabbani, per tre mesi. E lo fu Diodato per alcuni giorni prima di altre scelte e poi della cancellazione. Ma stavolta era cambiato tutto: Italia al comando a una settimana dal concorso andando di rincorsa. Cioè prendendosi il “momentum” lì, quando serve.

Eurovision: il “durante”

Nacque un’attesa, una di quelle che non si poteva più fermare. La prima semifinale mise in evidenza i Go_A, con quella “Shum” poi diventata famosissima e con Kateryna Pavlenko destinata a diventare uno dei volti dell’Ucraina stessa. Nella seconda a mandare sottosopra l’arena furono Gjon’s Tears con “Tout l’univers” per la Svizzera e ancor più i Blind Channel con “Dark Side” per la Finlandia.

Ma, nella prova giurie della prima semifinale, era successo qualcosa. Durante il montaggio del palco per l’esibizione dei Måneskin, si sentirono degli “Italia Italia” chiari, distinti. Cose mai viste. E del resto i Måneskin si stavano anche ambientando particolarmente bene: pronti a fare amicizia con tutti, a ballare su “Shum” (rimangono nella storia ben precisi video di Thomas), a dare all’Eurovision il senso del bello, di quello che è: fratellanza, amicizia, rispetto.

L’attesa salì, e salì ancora. Fino alla notte del 22 maggio 2021. 22:50. Numero 24. Tre minuti, “Rotterdam, make some noise!”, Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan che su quel palco danno tutto e ancora più di tutto.

Eurovision: il voting

E poi il voting. I pronostici erano chiari: Francia per le giurie, Italia per il televoto. Ma chi avrebbe spinto di più chi?

Barbara Pravi, con la sua “Voilà”, il voto delle giurie non lo riuscì a vincere. Ce la fece la Svizzera, con Gjon’s Tears. 267 punti lui, 248 lei, 208 Malta, favorita della vigilia con “Je me casse” di Destiny, 206 Italia, con 4 set di 12 punti andati ai Måneskin e un buon numero di altri 10 e 8.

Quei 10 che, al televoto, sarebbero contati eccome.

Prima i quattro zeri, di cui uno doppio, quello del Regno Unito. Scene mai viste, la parte eurovisiva di Twitter fuori controllo per parecchi minuti. Poi un lento salire, e salire ancora. Blind Channel, Finlandia. 218 punti. Gabriele Corsi, al commento su Rai1 con Cristiano Malgioglio, è a metà tra l’eccitato e il terrorizzato: “Non so come interpretare questo segnale”.

Boato ancora più enorme per i 267 dei Go_A, con Kateryna che quasi sviene dall’emozione. Poi arriva anche l’Islanda, che era dietro di 8 punti rispetto all’Italia per le giurie. 180, Daði og Gagnamagnið vanno in testa con la loro “10 Years”, esultando dalla loro camera d’albergo visto che in due avevano preso il Covid-19.

Poi. Secondi di silenzio.

318 points.

C’è chi urla, c’è chi non si tiene dalla gioia, c’è chi fa i calcoli e c’è chi vede quel 524 che significa leadership.

Arriva Malta. Soli due punti avanti. E infatti, come dice sempre Corsi, “non ci fa male”. Solo che quei punti sono 47. Pochi. Pochissimi, per lo status maltese prima di allora.

Poi la Francia. 251 punti. C’è chi ci mette un attimo a realizzare. Chi un po’ più di un attimo. “Sono sotto” (Corsi).

A quel punto restano Italia e Svizzera. Paesi legati dalla storia di come l’Eurovision è nato, da una mente italiana e da una messa in pratica svizzera.

“Siamo noi, siamo noi!”

Appena Jan Smit parte con “One hundred…” in tanti neanche gli fanno finire i “sixty five points”. Vince l’Italia. Vincono i Måneskin. Ethan cade in stato mistico, tutti piangono, saltano, le Hurricane (Serbia) provano a portarsi via Damiano. Duncan Laurence ha il Covid, non può consegnare il Microfono di Cristallo alla band. Glielo porta Chantal Janzen.

We just want to say, to the whole Europe, to the whole world, ROCK’N’ROLL NEVER DIES!

In teoria sarebbe già il 23 maggio. Ma per tutti rimarrà sempre la notte del 22 maggio. Quella in cui neanche inutili accuse di droga (smentite in quattro e quattr’otto) hanno rovinato l’atmosfera di una gioia totale.

Eurovision: il dopo

Da quel momento è passato un anno. L’anno più bello per chi, dal 2011, ha ritrovato l’Eurovision in Italia. Oggi suona incredibile dire che per la seconda semifinale su Rai5, al tempo l’unica trasmessa dalla Rai, erano 37.000 le persone collegate. La commentatrice era Raffaella Carrà.

L’anno in cui il popolo dell’Eurovision ha vissuto qualcosa di unico: tutti i passi verso quella che poi è stata Torino. E non ci saremmo mai arrivati senza quattro ragazzi partiti dalle strade di Roma, dagli annunci su Facebook.

Il successo dei Måneskin è arrivato poi, in rapida sequenza. “Zitti e buoni”, poi “I wanna be your slave”, poi “Beggin'”. L’America, tra i 15 artisti più ascoltati al mondo. Un boom quasi senza precedenti per l’Eurovision, un volano di dimensioni enormi, di riflesso, anche per Sanremo.

C’è chi l’ha considerato l’inizio di quella che è diventata l’estate sportiva più fuori dal mondo della storia d’Italia. Ma quella notte resta nei cuori, perché è stata attesa, voluta, cercata. Siamo stati fuori di testa, ma diversi da loro. E quella notte ci siamo emozionati tutti.

1 Response

  1. steve ha detto:

    Ieri Mika su Rai1 ha dichiarato che Eurovision 2022 e’ stato visto da 240 milioni spettatori. Wowww, un record. Sono stati 3 shows indimenticabili. Speriamo di ripetere questa esperienza fra 2-3 anni.

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