Il Kosovo ci riprova: “Vogliamo EBU ed Eurovision”. Ecco perché non sarà facile

Lindita Nevena Rona

Il Kosovo è deciso a chiedere di nuovo l’ammissione all’EBU (European Broadcasting Union). Parlando al quotidiano “Nacionale”, il direttore generale di RTK Shkumbin Ahmetxhekaj, ha detto che presenterà la domanda di adesione entro la fine del 2022 o l’inizio del 2023. Obiettivo, ovviamente, partecipare all’Eurovision Song Contest.

Da sempre infatti RTK guarda all’Eurovision come una importante vetrina per promuovere il suo Paese, tanto che ormai da diversi anni  trasmette l’evento in diretta.

Riconoscimento parziale

Tuttavia per il più giovane stato d’Europa – dichiaratosi unilateralmente indipendente appena dal 2008 – il percorso appare molto in salita. Il motivo principale è  che questo lembo di terra di lingua e cultura albanese, fuoriuscito prima dalla ex Jugoslavia e poi dalla Serbia, non è ancora riconosciuto da tutta la comunità internazionale: soltanto 98 dei 193 membri dell’Onu hanno espresso parere favorevole. L’Italia è fra questi,  come l’Albania, ma lo stesso non vale per la Spagna, la Grecia, Cipro e per la Serbia.

Questa situazione è per il momento ostativa all’ingresso del Kosovo sia nell’EBU, sia nel Consiglio d’Europa, i due organismi a cui è legata la partecipazione all’Eurovision.

Nel caso della Spagna, il mancato riconoscimento del Kosovo è legato alla volontà di non creare un “precedente” che rinvigorisca le istanze separatiste di Catalogna e Paesi Baschi.

 Per Grecia e Cipro, le motivazioni sono tante e diverse: fra queste, sia la questione legata a Cipro Nord, l’autoproclamata repubblica turcofona, la cui indipendenza è riconosciuta solo dalla Turchia, sia quella legata all’Ossezia Meridionale, che proprio nello stesso periodo dell’indipendenza kosovara, reclamava a sua volta il distacco dalla Georgia per avvicinarsi alla Russia.

Ma anche altri paesi che sono in gara all’Eurovision, come Ucraina, Romania, Armenia (anche in questo caso, c’è di mezzo una zona contesa, il Nagorno-Karabakh) e Azerbaigian, non si sono espressi favorevolmente. Anche la Russia, attualmente sospesa a tempo indeterminato dall’EBU e la Bielorussia, la cui sospensione scadrà dopo l’edizione 2023 dell’Eurovision sono sullo stesso punto di vista.

Quando il Kosovo rischiò di far perdere l’Eurovision a Belgrado

Per la Serbia invece la questione è ovviamente molto più sentita. La Serbia considera illegittima l’indipendenza e ritiene il Kosovo una propria regione, al contrario invece dell’Albania.

In Serbia quella del no all’indipendenza del Kosovo è l’unica questione che unisce pressochè tutte le forze politiche ed anzi, rischiò addirittura di far perdere a Belgrado l’organizzazione dell’Eurovision 2008 dopo la vittoria di Marija Serifovic con “Molitva” ad Helsinki.

Alla dichiarazione di indipendenza, arrivata il 27 febbraio 2008, seguirono infatti mesi di scontri che coinvolsero anche Belgrado e l’EBU pensò più volte di dirottare altrove l’Eurovision, allertando la Svezia.

Belgrado riuscì a conservare l’organizzazione facendone una questione di orgoglio nazionale, ribadendo però il rifiuto ad una eventuale partecipazione del Kosovo indipendente.

L’allora direttore della tv serba RTS Alexandar Tijanic  disse al quotidiano Blic:

Piuttosto che accogliere la presenza del Kosovo, cancello tutta l’organizzazione dell’Eurovision

Una questione geopolitica

La questione del Kosovo è fra l’altro una delle tante che per ora impediscono anche alla Serbia di fare passi avanti nell’adesione all’Unione Europea: i voli tra Belgrado e Pristina sono stati ripristinati nel gennaio 2020 dopo oltre 10 anni e nel 2015 il premier serbo Alexandar Vucic è stato il primo a visitare l’Albania dopo 7 anni, ma il quadro è ancora molto lontano dal trovare una soluzione.

Soprattutto perché la Serbia, in virtù dei legami sempre più stretti con la Russia ha più volte ribadito che non potranno esserci negoziati sull’argomento senza il consulto di Mosca.

Posizione in cui è spalleggiato dalla parte serba della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, che a sua volta reclama la secessione. Un tema tornato caldissimo con le pressioni del premier serbo-bosniaco Milorad Dodik e che sta portando al fallimento la tv di Sarajevo, riammessa nell’EBU ma lontana dal rientrare all’Eurovision.

European Broacasting Area

European Broacasting Area, con il recente allargamento

L’Eurovision, l’area EBA e il Consiglio d’Europa

Ma esattamente, quali sono i requisiti per far parte dell’Eurovision? Possono far parte della rassegna le tv dei Paesi che rientrano nella cosiddetta European Broadcasting Area, che è quella che vedete in rosso nella cartina qui sopra, della quale fanno parte dopo un allargamento anche paesi come Armenia, Azerbagian e Georgia prima esclusi.

 Il Kosovo rientrerebbe in quest’area ma non può farvi parte per via del riconoscimento solo parziale.

Possono poi prendere parte all’Eurovision anche i paesi al di fuori di quell’area, purchè aderenti al Consiglio d’Europa, l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani. Da questa organizzazione è stata espulsa la Russia.

La Bielorussia non ne fa parte, mentre il Kazakistan, altro paese aspirante all’Eurovision, ha uno status speciale in attesa di adesione, ma la situazione dei diritti umani nel Paese ex sovietico non depone a favore di un avanzamento negli step.

Il Kosovo, non può nemmeno sperare – nonostante le dichiarazioni del direttore generale della tv – di entrare nella International Telecommunication Union, l’agenzia Onu specializzata nell’informazione e nelle comunicazioni, perchè dell’Onu non fa ancora parte ed anzi l’Onu è tuttora presente (dal 1999, anno di chiusura della guerra) con una missione di peacekeeping nella zona.

Una rappresentante della tv del Kosovo- Tringa Hysa – ha preso parte, invitata dalla EBU all’edizione 2011 dello Eurovision Young Dancers, il soppresso concorso biennale dedicato ai ballerini. Ad oggi è questa l’unica apparizione ufficiale di RTK in un evento EBU.

Dunque al momento, l’unica strada percorribile per partecipare all’Eurovision per RTK potrebbe essere proprio l’invito, sul modello dell‘Australia e limitatamente allo Junior Eurovision, per il Kazakistan. Ma le tv di questi due Paesi sono comunque membri associati con EBU e collaborano con essa, mentre ad RTK manca per ora anche questa condizione, che difficilmente potrebbe ottenere visto il suo attuale status e la probabile opposizione di alcuni Paesi.

E per adesso EBU non pare disposta ad invitare il Paese, proprio per evitare incidenti diplomatici ed inutili ulteriori tensioni geopolitiche oltre a quelle che annualmente riaffiorano in occasione del concorso.

Diversa invece per esempio la situazione nello sport. Il Kosovo è parte integrante del comitato olimpico internazionale e le sue Federazioni partecipano sia alle Olimpiadi che alle varie competizioni internazionali, anche contro Paesi che non lo riconoscono. Surreale, a questo proposito, la telecronaca che andò in onda sulla tv spagnola di Spagna-Kosovo, match valido per le qualificazioni mondiali di calcio.

I kosovari all’Eurovision

Il simbolo di questa vicenda è senz’altro la città di Kosovska Mitrovica, divisa in due fra Serbia e Kosovo ed il cui confine è militarizzato e pressochè invalicabile, controllato anche dai nostri Carabinieri.

Proprio da quella città, o meglio dalla parte serba di quella città viene una delle recenti partecipanti all’Eurovision ovvero Nevena Bozovic, in gara due volte per la Serbia (con le Moje 3 ed il brano “Ljubav je svuda” nel 2013  e da  sola con “Kruna” nel 2019).

L’Albania può contare su due artiste kosovare, ovvero Rona Nishliu, in gara nel 2012 con “Suus” (quinta, tuttora il miglior risultato albanese) e Lindita Halimi in gara nel 2017 con “World”. Ha inoltre per metà sangue kosovaro, etnia albanese, Gjon’s Tears, terzo per la Svizzera nel 2021 con “Tout l’univers”. Prima di loro, soltanto Snezana Stamenkovic, componente del trio Aska, in gara nel 1982 per la Jugoslavia con il brano “Halo, Halo”.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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