Sede Eurovision 2023, no dell’EBU all’Ucraina: “Manca sicurezza, avviati i contatti con la BBC”

Sam Ryder
Sam Ryder @EBU Christine Cummings

Non sarà l’Ucraina ad ospitare l’Eurovision 2023. L’EBU ha ufficializzato la decisione con una nota diffusa in questi minuti, dopo aver esaminato il questionario sulla sicurezza che il consorzio ha sottoposto ad UA:PBC, l’emittente di Kyv.

Non si tratta di una sorpresa. In qualche modo questa decisione era nell’aria visto che purtroppo il conflitto scatenato dalla Russia con l’invasione dell’Ucraina è ancora in corso e non paiono all’orizzonte prospettive di un cessate il fuoco. Impossibile in queste condizioni garantire la sicurezza necessaria per un evento del genere.

L’EBU ha anche annunciato che come da prassi, chiamerà a rapporto il Regno Unito secondo classificato, mettendo dunque a tacere i presunti e sedicenti “esperti” nostrani secondo i quali “da regolamento” (da capire quale abbiano letto, sicuramente non quello del concorso), sarebbe di nuovo toccato all’Italia.

Ecco di seguito la nota dell’EBU:

Dopo la vittoria all’Eurovision Song Contest (ESC) di maggio, l’EBU ha esplorato le opzioni per ospitare la competizione del prossimo anno con l’emittente pubblica ucraina UA:PBC, che in precedenza aveva organizzato l’evento nel 2017 e nel 2005.

È diventata una tradizione ben nota che il vincitore dell‘Eurovision Song Contest ospiti la competizione l’anno successivo, fornendo determinati criteri tra cui garantire la fattibilità della messa in scena dell’evento e la sicurezza di tutte le parti interessate, compreso il pubblico, che devono essere soddisfatti.

Data la guerra in corso dall’invasione russa del paese vincitore di quest’anno, l’EBU si è presa il tempo per condurre una valutazione completa e uno studio di fattibilità con UA:PBC e specialisti di terze parti, anche su questioni di sicurezza.

L’Eurovision Song Contest è una delle produzioni televisive più complesse al mondo con migliaia di persone che lavorano e partecipano all’evento e 12 mesi di tempo di preparazione necessari.

A seguito di un’analisi obiettiva, il reference group, il consiglio di amministrazione dell’ESC, ha concluso con profondo rammarico che, date le circostanze attuali, le garanzie di sicurezza e operative richieste a un’emittente per ospitare, organizzare e produrre l’Eurovision Song Contest secondo le regole dell’ESC non possono essere soddisfatte da UA:PBC.

L’EBU desidera ringraziare UA:PBC per la loro sincera collaborazione e impegno nell’esplorazione di tutti gli scenari nelle settimane successive alla vittoria della Kalush Orchestra il 14 maggio a Torino e condividere la loro tristezza e delusione per il fatto che il Contest del prossimo anno non possa tenersi in Ucraina.

L’EBU ha supportato UA:PBC in un’intera gamma di aree sin dall’invasione. Faremo in modo che questo supporto continui in modo che UA:PBC possa mantenere il servizio indispensabile che fornisce agli ucraini.

Come risultato di questa decisione, in conformità con le regole e per garantire la continuità dell’evento, l’EBU inizierà ora le discussioni con la BBC, in quanto seconda classificata di quest’anno, per ospitare potenzialmente l’Eurovision Song Contest 2023 nel Regno Unito.

È nostra piena intenzione che la vittoria dell’Ucraina si rifletta negli spettacoli del prossimo anno. Questa sarà una priorità per noi nelle nostre discussioni con gli eventuali host.

Duque il messaggio è piuttosto chiaro ed arriva alle conclusioni. A meno di clamorose sorprese, il Regno Unito ospiterà l’Eurovision 2023, che però in qualche modo profumerà di Ucraina, perchè sarà ricordato qual è il Paese detentore del titolo.

Ucraina in disaccordo, BBC conferma

L’Ucraina, attraverso il ministro della cultura e della politica dell’informazione Oleksandr Tkachenko ha contestato questa decisione, dicendosi in disaccordo:

L’Ucraina non è d’accordo con la natura di una tale decisione, quando ci siamo confrontati sul fatto senza discutere altre opzioni. Ma crede di avere tutte le ragioni per tenere ulteriori colloqui e trovare una soluzione comune che soddisferà tutte le parti.

Abbiamo  soddisfatto tutte le condizioni entro il tempo specificato per il processo di approvazione della sua partecipazione in Ucraina, abbiamo fornito risposte e garanzie sugli standard di sicurezza e sui possibili luoghi della competizione

 

Poco dopo, la BBC ha invece confermato l’avvio dei colloqui:

Abbiamo visto l’annuncio dell’EBU. Queste non sono un insieme di circostanze che nessuno vorrebbe. Ovviamente discuteremo sulla possibilità di ospitare l’Eurovision da parte della BBC

L’operazione Regno Unito, dunque è pronta a partire.

Londra 2023? Non è detto

Se l‘Eurovision 2023 è pronto a tornare 25 anni dopo nel Regno Unito, – ci sono già stati primi incontri nella sede della BBC –  non è per niente sicuro che sarà all’ombra del Big Ben, dove peraltro manca dal 1977, quando Londra portò a Wembley la rassegna dopo la vittoria degli Brotherhood of Man.

Nelle ultime ore infatti, stanno salendo le quotazioni della OVO Hydro Arena di Glasgow, in Scozia, che ha molti spazi vuoti nel periodo fra il 25 Aprile ed il 27 Maggio prossimi e dunque potrebbe  essere “bloccata” per l’Eurovision.

In Scozia l’Eurovision c’è stato nel 1972, quando il Regno Unito prese il posto del Principato di Monaco nell’organizzazione dello show e lo portò alla Usher Hall di Edimburgo.

L’ultima volta in Inghilterra invece risale al 1998, quando fu Birmingham con la sua National Indoor Arena ad ospitare la manifestazione dopo la vittoria di Katrina & The Waves con la sua “Love shine a linght”.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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