Eurovision 2023: piovono candidature per l’ipotesi Regno Unito

Sam Ryder

La corsa per portare l’Eurovision 2023 nel Regno Unito è appena iniziata ma già si preannuncia infuocatissima sul fronte della scelta della location.

L’EBU infatti non ha fatto nemmeno in tempo a dire di aver avviato i colloqui per assegnare l’organizzazione della rassegna alla BBC dopo aver bocciato l’Ucraina vincitrice a Torino con Kalush Orchestra per motivi di sicurezza, che nella Terra d’Albione è già partita la corsa alla candidatura.

Si dà già per scontato che la BBC accetterà ed in effetti non dovrebbero esserci troppi dubbi in merito. Il secondo posto di Sam Ryder ha rilanciato le ambizioni di un  Paese per oltre vent’anni schiacciato da scelte artistiche incomprensibili e la voglia di riprendere in mano in concorso è davvero tanta.

Del resto, la BBC è storicamente una delle emittenti “di backup” (le altre sono la tedesca ARD-NDR e la svedese SVT) sempre pronte a rispondere alla chiamata dell’EBU in caso di “emergenza” qualora si ravvisasse la necessità di spostare il concorso anche in tempi stretti e quindi pare difficile che l’operazione non possa andare in porto.

Ecco dunque che le varie città britanniche si sono già esposte, tirando ciascuna l’acqua al proprio mulino.

Inghilterra: non soltanto Londra

Paradossalmente, la città con meno chances di ospitare potrebbe essere proprio Londra. All’ombra del Big Ben il concorso manca dal 1977, quando fu il centro conferenze di Wembley ad ospitare dopo la vittoria degli Brotherhood of Man e la loro “Save your kisses for me”.

Ma a Londra l’Eurovision c’è già stato complessivamente tre volte, nelle due precedenti (1960 e il 1963) sempre in sostituzione di altri paesi: è vero che le sue grandi arene moderne non hanno mai ospitato l’evento, ma la BBC potrebbe tenersi questa carta in caso di vittoria.

La O2 Arena e la OVO Wembley Arena (10.000 posti ciascuna) sono comunque pronte ed il sindaco Sadiq Khan sta scaldando i motori.

 

Manchester è un’altra opzione di cui si parla molto: da lì è stato fatto quest’anno il collegamento per il voting e la Manchester AO’s Arena (21.000 posti) è libera dal 2 al 31 Maggio esclusi.

Liverpool, la città dei Beatles, non poteva non farsi avanti, con la M&S Bank Arena (11.000 posti). E nelle ultime ore le istituzioni della città di Birmingham, hanno lanciato una petizione.

Proprio la città del West Midlands è stata l’ultima ad aver ospitato l’Eurovision, nel 1998 alla National Indoor Arena, dopo la vittoria di “Love shine a light” di Katrina & The Waves e ora vuole riprovarci, sfruttando le infrastrutture che il mese prossimo ospiteranno i Giochi del Commonwealth e la sua appartenenza al circuito delle “Città santuario”, una rete anglo-irlandese di città che lavorano per la cultura accoglienza

Scrive in tal senso il Cancelliere Robert Alden:

Birmingham è orgogliosa di essere una delle principali città di Santuario nel Regno Unito e con migliaia di persone che si sono presentate per mostrare il loro sostegno all’Ucraina in una veglia, il popolo di Birmingham apprezzerebbe l’opportunità di mostrare solidarietà con l’Ucraina e intervenire per essere l’ospite.

I Brummies hanno accolto gli ucraini quest’anno nell’ambito del programma Homes for Ukraines, con piani per un massimo di 1000 persone da trasferirsi qui e sarebbe bello vedere tutti coloro che ora chiamano Birmingham a casa ricevere biglietti gratuiti. Ha anche molto senso in quanto la città è ben nota per ospitare eventi internazionali su larga scala e la sua posizione come sede dei Giochi del Commonwealth quest’anno, collocando Birmingham in testa alla classifica.

La location sarebbe in questo caso la Utilita Arena, da 15.800 posti.

Ci sono poi le candidature di Leeds con la First Direct Arena (13.500 posti) e Wolverhampton, pronto a portare l’Eurovision in quel Molineaux Park (32.000 posti) che nei giorni scorsi ha ospitato Inghilterra-Italia di Nations League.

La Scozia: una questione politica

In questo momento la candidata numero 1 sembrerebbe però Glasgow con la sua OVO Hydro Arena (14.000) che al momento è libera esattamente nel periodo eurovisivo.

Ma fra le città scozzesi si è candidata anche Aberdeen con la P&J Live, da 15.000.

In Scozia l’Eurovision c’è già stato nel 1972, alla Usher Hall di Edimburgo, quando la BBC prese il posto di Monaco nell’organizzazione del concorso e dunque non sarebbe la prima volta.  Ma non sfugge che riportare l’Eurovision da quelle parti assumerebbe ai giorni nostri una fortissima connotazione politica.

Per il premier Boris Johnson – sempre che sia ancora in carica nel 2023, viste le vicende interne al suo partito – è un po’ come giocare a rischiatutto. Perché il principale sponsor della Scozia (e segnatamente di Glasgow) è la sua grande rivale, Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese e leader dello Scottish National Party.

 

Ovvero colei che si sta battendo per un ottenere dal Governo un secondo referendum per il distacco dal Regno Unito a seguito della Brexit. E il suo partito aveva persino inserito l’adesione alla UE ed all’EBU e la partecipazione all’Eurovision fra i punti chiave del programma, proprio facendone una questione nazionalistica.

Dal suo punto di vista tuttavia, Johnson potrebbe sfruttare l’occasione per ribadire una volta di più l’unità britannica.

Cardiff e Belfast: fra suggestioni e politica

In Galles e nell’Irlanda del Nord invece l’Eurovision non c’è ancora stato, anche se entrambe le Home Nations hanno offerto tantissimi artisti al Regno Unito (e non solo, nel caso dell’Ulster). Belfast  a dire il vero sfiorò la rassegna nel 1994, quando alla terza vittoria consecutiva dell’Irlanda, la BBC propose ad una RTE esausta l’affiancamento nell’organizzazione, proponendo proprio la capitale dell’Ulster come sede, ma alla fine tutto rimase in carico a Dublino.

Dunque le candidature di Cardiff e Belfast sono molto suggestive. Anche perché la capitale gallese propone nientemeno che il Millennium Stadium, ovvero il tempio del rugby, 74.000 spettatori, che garantirebbe un “big event” sul fronte del pubblico.

Belfast invece propone la SSE Arena da 11.000 posti e per il momento è libera per tutto Maggio 2023.

Anche qui, sarebbe una scelta dal valore politico visto che proprio le ultime recenti elezioni hanno visto trionfare per la prima volta il Sinn Féin, ovvero il partito repubblicano leader anche dall’altra parte dell’isola d’Irlanda e che soffia forte sul vento dell’unificazione.

Proprio l’accordo sui confini fra Eire ed Ulster è stato uno dei punti di scontro che hanno rallentato la Brexit e ancora oggi ci sono tensioni, con una fetta sempre maggiore di nordirlandesi che vuole rientrare nella Ue, se necessario passando anche per il distacco da Londra e l’unificazione con Dublino.

Inoltre, moltissimi cantanti nordirlandesi hanno rappresentato proprio l’Irlanda (ultima delle quali Brooke lo scorso maggio) a fronte di due soli sotto bandiera britannica (Ronnie Carroll e Clodagh Rodgers).

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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