Intervista a Duccio Forzano: “Eurovision, un grande insegnamento”

Duccio Forzano

Abbiamo avuto modo di incontrare Duccio Forzano, regista di ben sei edizioni del Festival di Sanremo nonché dell’Eurovision Song Contest 2022 al fianco di Christian Biondani, nell’ambito di Musicultura (di cui curerà la regia televisiva). Il noto regista televisivo ci ha raccontato alcuni retroscena del lavoro al Pala Olimpico di Torino.

Un lavoro, quello della regia eurovisiva, che ha diviso equamente con Christian Biondani, l’altro regista dell’edizione made in Italy.

Forzano, oltre a curare molte esibizioni, si è occupato di Diodato, Mika e Dardust, mentre Biondani aveva in carico, fra le altre cose, il numero di apertura della finale con Laura Pausini: “Addirittura, se fossimo stati in tre registi, sarebbe stato ancora meglio”, ha chiosato.

Ecco cosa ci  ha detto nella nostra intervista.

Ha avuto l’opportunità di curare la regia dell’Eurovision Song Contest, che come raccontava all’Università di Torino è un evento particolare perché è tutto scandito al secondo. Qual è stata la difficoltà maggiore?

In realtà difficoltà non ce ne sono state, è stato un grande insegnamento per quanto mi riguarda, una grande scuola dal punto intervista organizzativo e della struttura dello show stesso. Era tutto preciso sia nelle prove che nelle prove generali che nella costruzione di ogni numero, c’era grande sinergia, come sempre dovrebbe essere, tra fotografia, scenografia e regia. All’Eurovision tutto funziona alla perfezione, quindi più che difficoltà è stato finalmente un riuscire a fare un lavoro come andrebbe fatto.

Poi ci sono anche le esigenze delle varie delegazioni, ognuna ha delle esigenze specifiche che mette per iscritto, quindi diventa anche un dover soddisfare le esigenze di ciascuno.

Esatto, è vero, tutte le delegazioni dell’Eurovision hanno delle richieste giustamente, si giocano la loro partita in quei 3 minuti. Qui la difficoltà più grossa è quella di soddisfare tutte le richieste di ogni delegazione cercando di migliorare al massimo ciò che loro chiedono. La maggior parte delle persone che lavorano nelle delegazioni ha delle idee magari magistrali ma che non sanno come mettere in scena, non c’è uno storyboard preciso, anche perché tu non puoi conoscere gli spazi del posto stesso finché non ci vieni dentro un palco. Noi stessi che abbiamo lavorato in costruzione di tutti i numeri, nel momento in cui siamo entrati, che alcune cose non si potevano fare. Vi faccio un esempio: per passare dal palco principale a quello più avanti, chiamiamolo più piccolo ma ancora più principale, si era pensato che ci volevano 6 secondi ma ce ne volevano 40, quindi il racconto cambiava. Per far uscire una steadycam di campo ci voleva del tempo perché le distanze erano molto grandi. A quel punto le richieste delle delegazioni dovevano essere lavorate perché tutto fosse molto pulito e ci siamo riusciti.

Qual è stata l’esibizione più difficile da realizzare?

Difficili no, complicate per cercare di dare dignità al pezzo dal punto di vista visivo (e sulla quale mi sono divertito molto anche) è la Serbia (Konstrakta – In corpore sano, ndr). Sulla Serbia mi sono divertito molto.

 Lei ha diretto 6 Festival di Sanremo, di cui alcuni con l’Atelier Francesca Montinaro che ne ha realizzato la scenografia. Com’è stato lavorare anche sul palco dell’Eurovision con la stessa scenografa e lo stesso team creativo?

Avere un team che già conosci all’interno di un progetto così complicato è un vantaggio enorme perché si conoscono le dinamiche e le persone, tu a quel punto hai un vantaggio. So come confrontarmi con una persona che conosco, con una che non conosco diventa più difficoltoso, quindi lavorare con Mario Catapano e Francesca Montinaro è stato solo un ritrovarsi in un grande evento ma conoscendosi, quindi un grosso vantaggio.

Intervista a cura di Emanuele Lombardini e Beppe Dammacco

2 Responses

  1. Enzo ha detto:

    Dimenticavo: un po’ meno di scemenze e goliardia sull’OBVan di regia. Vabbè che c’è il Cue Pilot e va tutto in automatico. Ma se non sei pronto e concentrato ad intervenire per risolvere un problema staccando su un’altra camera perchè si è impegnati in inchini ed altre scemenze, poi succede quello che si è visto. E non ce lo possiamo permettere. L’Eurovision è la crème della crème degli show televisivi. Una sequela di errori come quella vista non è tollerabile.

  2. Enzo ha detto:

    Nonostante tutto, ci sono stati troppi sbagli. Si è pure visto il pianoforte che entrava sul palco durante il medley dance con Dardust e Benny Benassi. E spesso di vedevano le steadycam in campo. Certo, il palco era grande, però si sarebbero dovute prevedere, nella scenografia, dei percorsi di uscita veloce delle steadycam. A Rotterdam c’erano i due ponti laterali a metà palco che consentivano agli steadycamer di entrare senza essere visti in campo e di uscire velocemente. Ci sono stati troppi stacchi su telecamere inattive. Troppe teste che passavano davanti alla telecamera e pure la telecamera a spalla (o steady) arrivata tardi ad inquadrare il cantante australiano. La green room bella da vedere ma complicata per i cameraman per via dei percorsi stretti e tortuosi. Insomma, troppi difetti. Se lo riorganizzeremo sarà da miglioare ed eliminare tutti questi difetti. Da Duccio/Cristian mi aspettavo anche un accenno di autocritica su questi sbagli. Certo, la difficoltà di avere una troupe mista, italiana, olandese, ucraina, con la necessità di parlare inglese ed italiano, ha giocato molto. A Rotterdam potevano parlare sempre in inglese. Incrociamo le dita per il futuro. Speriamo che la RAI sfrutti le conoscenze maturate per usare ancora il Cue Pilot anche a Sanremo, anzi, obbligare Stefano Vicario ad usarlo, per non vedere quella sequenza di disastri fatta a Sanremo negli ultimi anni, specie nelle prime due o tre serate del festival, dove sembrano le prove invece della trasmissione ufficiale.

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