Eurovision 2023, l’intervista a Gabriele Corsi: “Eurovision ideale per messaggi importanti”

Gabriele Corsi Eurovision 2023

Report live da Liverpool • Dopo Mara Maionchi, incontriamo anche Gabriele Corsi nella delegation bubble della Liverpool Arena nel corso del giro di interviste organizzate dalla Rai con i due commentatori dell‘Eurovision 2023.

Con Gabriele Corsi l’occasione è buona anche per tracciare un bilancio delle sue prime tre edizioni al commento.

Al terzo Eurovision da commentatore è tempo di fare un bilancio: quale edizione giudica migliore?

La serata epica di Rotterdam credo non la dimenticherò per tutta la vita, perché si è conclusa con la vittoria dei Måneskin che io ho festeggiato rimanendo in mutande su Rai 1 e dopo aver staccato ricevo la telefonata di Fiorello che mi dice “la battuta più bella è stata: saluto Rai 1 per sempre”.

Ma anche Torino, con noi che giocavamo in casa e questa di Liverpool, nella città dei Beatles, non sono certo da meno. Come si fa a scegliere? È come dire se vuoi più bene a mamma oppure a papà.

Anche in questa edizione ci sono messaggi molto importanti…

Il messaggio contro la guerra, di non farla e non mandare le persone alla guerra è sempre importante, soprattutto in questo periodo, ma non c’è solo questo. Lo dico sempre: l’Eurovision Song Contest consente di mandare messaggi importanti attraverso la musica e con un po’ di leggerezza. Non necessariamente, quando si lancia un messaggio importante bisogna farlo in maniera pomposa o seriosa: si possono dire tante cose anche così.

Prendiamo per esempio il messaggio che vedrete stasera sul palco, con Sam Ryder che canta con una crew di ballerini composta da normodotati e disabili insieme: per me è una delle parti più belle dello show di stasera. Sono artisti straordinari che accompagnano una performance epica di Sam Ryder.

Stasera sarà un bel derby fra Marco Mengoni e Alessandra Mele…

Davvero una bella sfida, ed è un peccato che non possano farne parte anche i Piqued Jacks. Ma ci sarà anche tanta altra Italia, negli arrangiamenti, negli allestimenti. E con Mahmood che canta “Imagine”: è una performance non da pelle d’oca, di più. Direi da pelle di tacchino…


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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