Addio a Toto Cutugno. Vinse Eurovision 1990 e Sanremo 1980, con “L’Italiano” conquistò il mondo

All’età di 80 anni ha lasciato per sempre questo mondo Toto Cutugno. Il cantante (nome di battesimo Salvatore) nato a Fosdinovo (Massa), cresciuto a La Spezia, ma che ha legato per sempre le proprie origini alla Sicilia, era malato da molto tempo, tant’è che dopo la fase più acuta della pandemia non è sostanzialmente più apparso in pubblico: non fu incluso anche per questo fra gli ospiti dell’Eurovision 2022 di Torino.

Lunghissima la sua carriera, iniziata nella metà degli Anni ’60 con un lungo peregrinare per gruppi, tra i quali si ricordano soprattutto gli Albatros: con loro arrivò terzo al Festival di Sanremo nel 1976. Eseguivano “Volo AZ 504“. Aveva già incontrato Vito Pallavicini, e fu questa la svolta della sua carriera, che contemporaneamente al terzo posto sanremese iniziò a prendere una via solista.

Diventato noto prima come autore (è sua “Soli“, celebre nell’interpretazione di Adriano Celentano), e già ripreso in Francia da Dalida con la versione francese di “Voglio l’anima“, diventata “Monday, Tuesday… Laissez-moi danser“, nel 1980 torna a Sanremo e lo vince con “Solo noi”, senza ancora sapere che a questo seguirà una scia pressoché infinita di secondi posti. La canzone, comunque, gli permise di aprire alla grande un anno che lo avrebbe visto portare a casa anche il Festivalbar come autore di “Olympic Games” per e con Miguel Bosè. Vinse inoltre il Festival di Tokyo con “Francesca non sa“.

Ma, curiosamente, è una canzone che neanche è arrivata sul podio a Sanremo quella universalmente legata al suo nome. Si parla naturalmente de “L’Italiano”, un autentico status symbol del nostro Paese nel mondo. Fu quinto, ma la votazione popolare del Totip lo aveva classificato primo. Aveva, quel metodo, un unico difetto: era sperimentale. La canzone era stata pensata in origine per Celentano, ma al rifiuto di questi ci volle tutto Gianni Ravera per convincere Cutugno a cantarla. Una scommessa vinta. Di cover ne esistono ormai infinite, sia in italiano che, soprattutto, in numerosissime lingue (finanche il mandarino, il vietnamita e l’arabo).

Peraltro, quelli erano gli anni del playback a Sanremo. Cutugno ebbe anche il merito di essere uno dei soli cinque a esibirsi con la propria viva voce: gli altri furono Gianni Morandi, Amii Stewart, Fiordaliso e Gianni Nazzaro, mentre Vasco Rossi più semplicemente decise di lasciare il palco mentre la sua voce in playback suonava ancora, in aperta polemica proprio con questa pratica che ancora per un paio d’anni avrebbe imperversato.

L’anno dopo sarebbe iniziata la sua sequenza di secondi posti: “Serenata” (appunto 1984), “Figli” (1987), “Emozioni” (1988), “Le mamme” (1989), “Gli amori” (1990), “Come noi nessuno al mondo” (2005, con Annalisa Minetti). Vale la pena rimarcare come, nel 1990, fu ritentato l’esperimento della doppia esibizione, sebbene in maniera differente rispetto agli Anni ’50, ’60 e primissimi ’70. Ciò consentì a Cutugno di godere della performance in “Good love gone bad” di un artista leggendario quale Ray Charles.

L’anno del trionfo europeo

Ma il 1990 non finì qui per lui: siccome i Pooh, che avevano vinto con “Uomini soli“, di partecipare all’imminente Eurovision Song Contest di Zagabria non ne vollero sapere, fu chiamato lui, Salvatore Cutugno per tutti Toto. “Insieme: 1992” nacque praticamente in un lampo, in pochi giorni, mentre conduceva “Piacere Rai Uno”: prima “Unite Unite Europe” e poi tutto il resto. Prove, controprove, un arrangiamento sempre più incalzante, fino ad arrivare alla sera del 5 maggio 1990.

A lui toccò un pezzo di storia: non solo diede all’Italia la seconda vittoria nel concorso, ma fu anche il primo a trionfare avendo interamente composto la propria canzone, sia nelle parole che nella musica. Portò a casa 149 punti e la gioia in cabina di commento di Peppi Franzelin, che in Italia si poté ascoltare in differita (al tempo, com’è noto, tale era la politica della Rai circa il concorso). Nel 1991 fu chiamato a condurre assieme a Gigliola Cinquetti un’edizione unanimemente ricordata come difficile; ripescata ai tempi di “Eurovision Again” in tempo di pandemia di Covid-19, tale edizione romana vide nascere tra i fan un meme di culto dato dalla continua di lui ripetizione di “Allora”.

Dall’Eurovision all’Europa

Nel frattempo, peraltro, la sua fama era già esplosa nell’Est d’Europa: sarebbe diventato fortissimo il legame con quei Paesi, nei quali Sanremo, soprattutto negli Anni ’80, diede modo agli artisti italiani di conquistare delle fette di mercato enormi, tant’è che ancora oggi da quelle parti artisti come Cutugno, Al Bano e Romina Power e lo stesso Celentano sono estremamente ricordati.

Rimasto ancora sulla cresta dell’onda per parecchio tempo (in Francia, nel 2002, andò forte “Il treno va“), riuscì a superare un tumore alla prostata nel 2007 e 2008, l’anno del suo penultimo Sanremo in gara e anche l’ultimo risultato di rilievo con “Un falco chiuso in gabbia“. Iggy Pop, sostanzialmente padre putativo del punk, incluse nel 2012 “Et si tu n’existais” nell’album di cover “Aprés”.

Nel 2013 portò il Coro dell’Armata Rossa a Sanremo; una scelta che, a posteriori, qualcuno decisamente non gradì, tant’è che in Ucraina passò in pochi anni da vero e proprio uomo dell’anno a persona non grata: ne venne chiesto l’inserimento nella lista degli indesiderati nel Paese, al pari di figure come Al Bano e Pupo. Tutti tacciati di essere (fin troppo) benevoli con la Russia, o meglio con chi ne è al vertice dal 2000.

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Tuttora detiene il record di partecipazioni a Sanremo, 15, condiviso con Peppino Di Capri, Milva e Anna Oxa. Si contano infatti le 13 da solista più le due con gli Albatros. Contemporaneamente, dagli anni 90 aveva avviato una parallela carriera di conduttore: oltre a “Piacere Rai Uno”, fra le sue trasmissioni anche “I Fatti Vostri” e “Domenica In”.


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