Eurovision 2024, EBU spiega perchè Israele resta in gara

Noa Kirel Israele Eurovision 2023

Israele resta in gara – per ora – all’Eurovision Song Contest 2024. Lo ha dichiarato l’EBU in una risposta inviata al quotidiano belga HLN. Gli sviluppi della guerra in corso in Medioriente non condizioneranno la partecipazione israeliana, anche se il consorzio monitorerà gli sviluppi, accertandosi che Israele non utilizzi il concorso per fare promozione alla guerra, andando contro ai valori dell’Eurovision.

Da parte nostra continueremo a non dare conto dello svolgimento del talent show che sta selezionando l’artista, dove nella prima puntata si è proprio fatta promozione dell’azione militare in corso, ma in questo caso era doveroso dare conto della risposta di EBU ad una domanda che si sono posti in molti, comprese le tv di Norvegia, Svezia e Paesi Bassi, che avevano chiesto una risposta ufficiale.

Nel dettaglio, la dichiarazione di EBU è la seguente:

L’Eurovision Song Contest è un concorso per emittenti pubbliche provenienti da tutta Europa e dal Medio Oriente. È un concorso per le emittenti – non per i governi – e l’emittente pubblica israeliana partecipa alla competizione da cinquant’anni.

L’EBU è un’organizzazione guidata dai membri. Gli organi direttivi dell’EBU – guidati dal Consiglio di Amministrazione – rappresentano i membri. Queste autorità hanno valutato l’elenco dei partecipanti e hanno deciso che l’emittente pubblica israeliana è conforme a tutte le regole di concorrenza. Insieme ad altri 36 canali, può partecipare al concorso il prossimo anno.

Al momento c’è un atteggiamento inclusivo nei confronti dei partecipanti israeliani alle principali competizioni. L’Eurovision Song Contest rimane un evento non politico, unendo il pubblico di tutto il mondo attraverso la musica.

Si tratta come è evidente di una questione molto divisiva e certamente molto polarizzata politicamente e non è nostro compito prendere posizione, se non quella che ci faccia sperare presto nella pace e nella cessazione del conflitto. Possiamo invece spiegare come a  pesare su questa decisione di EBU c’è il fattore della risposta ad un attacco terroristico, sia pur in modo altrettanto violento, mentre per fare un paragone con la Russia, in quel caso c’è stata l’invasione di uno stato sovrano unito anche ad altre violazioni.

EBU stessa spiega:

Nel 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina, gli organi di governo dell’EBU hanno deciso di escludere la Russia dall’Eurovision Song Contest, dove dovevano competere a fianco dell’Ucraina. Come detto prima, l’Eurovision Song Contest è un concorso per le emittenti. Dopo ripetute violazioni degli obblighi di adesione e violazione dei valori dei media pubblici, la Russia è stata sospesa.

Seguendo quanto scritto da EBU nel comunicato, non si può anche non rilevare come parli sempre con riferimento all’emittente pubblica cioè Kan, perchè è questa ad essere associata al consorzio. La selezione si sta invece svolgendo sul canale privato Keshet 12, che collabora con Kan alla partecipazione israeliana. Per cui spetterà dopo eventualmente a Kan gestire la partecipazione in modo adeguato alle norme del consorzio.

La questione della Cisgiordania e degli insediamenti israeliani, invece è molto complessa ed esula dalla tematica di questo sito. Da parte nostra ci limitiamo ad osservare come proprio per evitare di scivolare nella battaglia politica, EBU l’abbia evitata anche nel 2019, quando si trattò di ragionare sulle cartoline voltapagina per l’edizione ospitata a Tel Aviv, togliendo tutti i riferimenti a quell’area contesa.

I precedenti israeliani

Va ricordato che non è la prima volta che Israele gareggia in un periodo di guerra. Nel 2009, la partecipazione avvenne pochi mesi dopo l’operazione Piombo fuso, attuata anche in quel caso dall’esercito israeliano in risposta ad Hamas – in quel caso quest’ultimo lancìò sulla polazione civile i rudimentali razzi Qassam. In quel caso fu molto criticata la partecipazione in accoppiata delle due campionesse di pace Noa e Mira Awad, con quest’ultima- israeliana di origine palestinese – particolarmente nel mirino dei media israeliani

Nove anni prima, la presenza in gara dei Ping Pong con le bandiere siriane in mano, nel pieno di un contrasto che nasceva dal supporto della Siria agli attacchi dell’organizzazione paramilitare libanese Hezbollah contro Israele fu molto criticata, anche in questo caso dalla stampa israeliana. Nel 2007 invece i Teapacks rischiarono la squalifica per aver cantato dell’arsenale militare dell’Iran in “Push the button”.

Ma sono solo gli esempi più recenti di un rapporto controverso di Israele con i Paesi arabi che ha condizionato la partecipazione della tv di Gerusalemme sin dalla prima volta, nel 1973, quando per la presenza di Ilanit furono rafforzate le misure di sicurezza. Lo scorso anno a Liverpool, dopo gli attacchi di Hamas sui cieli israeliani, Noa Kirel e la sua delegazione furono guardati a vista.

 

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. Mirka ha detto:

    Non sono d’accordo su quanto scrivete e sulle vostre motivazioni che hanno portato a prendere questa decisione. Non sto qui a scrivere le motivazioni perché so che non vi interessano, ma per me questa scelta porta delusione. Arrivo dai Balcani dove c’è stata una guerra che ha portato a genocidio, quello che sta accadendo a Gaza grazie a Israele. Questo dovrebbe bastare per non far gareggiare Israele come, l’anno scorso, non è stato concesso alla Russia.
    Sono 25 anni che seguo questo programma ma quest’anno non lo farò (a malincuore) perché con questa decisione avete dimostrato che siete anche voi corrotti e manipolati dal sistema e non vi occupate dei diritti civili. Eurosong è un festival musicale e non dovrebbe guardare la politica su questo sono pienamente d’accordo, ma visto che in passato è stato fatto direi che si doveva fare anche questa volta.
    Spero che rifletterete nuovamente sulle vostre decisioni e prenderete le scelte giuste dimostrando di prendere a cuore, come già fatto in passato, la situazione attuale dimostrando di essere giusti nei confronti di tutti i civili del mondo.
    Grazie per l’attenzione (spero).

    Mirka Pitsch

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