SVT sulla partecipazione di Israele all’Eurovision 2024: “Ci atterremo alle decisioni EBU”

Noa Kirel

Ogni singola persona che segue l’Eurovision Song Contest si è accorto di quanto sta avvenendo nell’avvicinamento all’edizione 2024, almeno sui social.

Tutti i post sui profili social della rassegna, infatti, sono invasi da commenti di un unico tenore, che si riafferma contro la partecipazione di Israele a seguito della reazione, ritenuta sproporzionata, agli attacchi dello scorso 7 ottobre operati da Hamas.

Eurovision 2024: Svezia, petizione e risposta SVT

Degli scorsi giorni è l’ultimo di una lunga serie di atti che hanno a che fare con la partecipazione israeliana: una petizione firmata da più di 1000 artisti che chiede l’esclusione del Paese. Tra i firmatari anche ex rappresentanti svedesi all’Eurovision: Eric Saade (2011) e Malena Ernman (2009), senza allungare l’elenco che comprende un gran numero di personalità di spicco.

La risposta della SVT, che oltre a organizzare il Melodifestivalen e a far parte dell’EBU riveste il ruolo di emittente organizzatrice dell’Eurovision, non si è fatta attendere:

L’EBU decide chi partecipa nella competizione e, come organizzatrice, la SVT si attiene a quanto essa decide. La sofferenza umana in questo conflitto profondamente complesso è spaventosa. Nessuno può restare indifferente di fronte alle condizioni di Gaza adesso, o agli attacchi di Hamas in Israele. Siamo inoltre preoccupati per gli sviluppi. Capiamo e rispettiamo il fatto che i gruppi vogliano far sentire fortemente la propria voce.

Come organizzatrice, la SVT ha un dialogo con l’EBU circa le sfide riguardanti la realizzazione del più grande programma tv d’Europa in questi tempi difficili. Restiamo umili circa l’impegno e il lavoro per assicurare che il progetto possa essere messo in piedi nella miglior maniera possibile, con la visione di unirsi in musica.

L’ultimo riferimento è a “United by Music”, lo slogan di Liverpool 2023 talmente fortunato da rimanere, nelle intenzioni, anche per tutte le edizioni successive. In una nota l’EBU aveva già motivato perché l’emittente israeliana resta in gara.

Non solo Svezia: chi non vuole Israele all’Eurovision

La mobilitazione è forte. Non è solo in Svezia che si stanno muovendo le acque circa la partecipazione israeliana. In Islanda, infatti, prima la società islandese degli autori e compositori ha chiesto alla RÚV di boicottare l’Eurovision e, poi, è emerso che il vincitore del Söngvakeppnin potrebbe decidere, d’accordo con l’emittente, di non andare a  Malmö.

E se la petizione dell’ILCA è arrivata a quota 10000 (2,5 percento della popolazione), in Finlandia sono 1400 gli artisti che hanno richiesto l’esclusione di Israele. In Irlanda, un’altra petizione ha superato le 13000 firme. E, nelle scorse settimane, Montaigne (Australia 2021) e La Zarra (Francia 2023) si sono esposte attraverso i social, senza contare un’ulteriore sottoscrizione aperta dall’utente di Twitter/X euroquision che ha trovato, tra gli altri, il sostegno di Ben Dolic (Germania 2020), Hatari (Islanda 2019) e Silvia Night (Islanda 2006).

A infuocare ulteriormente le cose una foto di Noa Kirel (Israele 2023) in compagnia di Ivanka Trump.


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