Sanremo 2024: Diodato e l’Eurovision 2020 che non fu mai

Diodato Torino Eurovision

Tra tutte le partecipazioni dell’Italia all’Eurovision Song Contest, ce n’è una marchiata con l’asterisco. Questo perché c’è chi si divide tra il considerare il protagonista, ad ogni modo, nel conteggio dei rappresentanti dell’Italia e chi, invece, preferisce saltarlo pur ricordando la questione.

Diodato, Sanremo 2020 e il Covid-19 in avvicinamento

Il nome, naturalmente, è quello di Antonio Diodato, noto artisticamente solo col cognome. L’anno, chiaramente, è il 2020. L’infausta causa, ovviamente, oggi la conosciamo come Covid-19.

Erano i primi giorni del 2020 quando si teneva il Festival di Sanremo. La settantesima edizione, per la precisione. Un momento solenne, di importanza smisurata, che vide anche il cambio alla conduzione. Fuori Claudio Baglioni, dalle cui due edizioni uscirono vincitori prima Ermal Meta e Fabrizio Moro e poi Mahmood, dentro Amadeus, volto già notissimo della Rai, con Fiorello pronto a fare da disturbatore.

Mentre, tra il 2 e il 6 febbraio, Sanremo festeggiava la sua celebrazione tra un orario sempre più tardo e l’altro (tant’è che la sala stampa ebbe modo di farlo convintamente presente più volte ai protagonisti), dall’altra parte del mondo cominciavano a giungere notizie circa un virus strano, che stava facendo danni enormi in Cina e del quale si stavano iniziando ad avere notizie sempre più vicine anche all’Europa.

In tutto questo, al Teatro Ariston, una voce si cominciò a elevare sopra tutte. Quella di Diodato. Un artista sostanzialmente cittadino dell’Italia intera, lui: nato ad Aosta, è cresciuto a Taranto, ma per acclamazione la sua terra è Roma. E che ebbe anche un legame con Sebastian Ingrosso e Steve Agnello (due dei tre Swedish House Mafia, dove il terzo fu poi Axwell): partecipò alla compilation lounge “Libiri” con loro. L’avevano accreditato come Tony Deodato. Poi, da Stoccolma, tornò in Italia.

Flashback: Diodato, Sanremo e un curioso incrocio

Lo avevamo apprezzato al Festival già nel 2014, quando portò in scena “Babilonia”. Un pezzo raffinato, che non vinse tra i Giovani, ma raccolse validissimi consensi. Fu secondo, alle spalle di Rocco Hunt che vinse prendendo il 75 percento del televoto. La canzone fu inserita nella riedizione del suo primo album, “E forse sono pazzo”.

E da qui c’è già una curiosità: “Amore che vieni amore che vai“. Quello che è un pezzo di storia di Fabrizio De André lui lo ha inserito proprio in quel primo disco (ed era colonna sonora del film “Anni felici”). E, 11 anni dopo, tornerà a proporlo all’Ariston, stavolta insieme a Jack Savoretti, uno che le origini italiane non le ha mai dimenticate. E le ha, anzi, spinte ancora di più con diverse canzoni inserite nei suoi album, tra cui, di recente, la storica “Io che non vivo” di Pino Donaggio (resa anche in un mix italo-inglese di quella “You don’t have to say you love me” eseguita da Dusty Springfield e poi ripresa da Elvis Presley).

Quattro anni dopo, ancora Sanremo. Sotto l’egida di Baglioni, Diodato portò con sé sul palco un signore della tromba in Italia, Roy Paci. La canzone, “Adesso”, alla vigilia sembrava non così quotata. Senza che, di base, avesse un particolare sostegno popolare, riuscì a chiudere all’ottavo posto. Di quel Festival 2018 tornano quest’anno sia Annalisa che The Kolors, con Fabrizio Moro ed Ermal Meta presenti, ma separatamente, nella serata cover.

Del 2019, invece, fu una situazione particolare di cui forse non tanti si sono accorti. Diodato debuttò come attore in “Un’avventura”, pellicola ispirata all’omonima canzone di Lucio Battisti e Mogol, presentata proprio cinquant’anni prima a Sanremo.

Allora nessuno poteva sapere di questo “incrocio eurovisivo”, ma ci fu: nello stesso film recitava anche Alex Sparrow, che altri non è che lo pseudonimo di Alexey Vorobyov, in gara per la Russia a Düsseldorf nel 2011 con “Get you” (finì 16°, il secondo peggior piazzamento del Paese dopo il 17° di Philipp Kirkorov nel 1995).

Diodato dalla vittoria a Sanremo 2020 al 18 marzo

L’anno dopo, effettivamente, l’incrocio divenne effettivo. 2020: a Sanremo accadde di tutto. Conclusioni tarde, polemiche per questa ragione, fino all’ormai celebre caso di Morgan e Bugo con la sfuriata, per così dire, del primo, l’uscita dal palco del secondo, il caos nel backstage e la squalifica.

In tutto questo, però, qualcuno che riuscì a imporre in positivo il proprio nome ci fu. E si trattò proprio di Diodato, trionfatore con “Fai rumore” nonché vincitore del Premio della Sala Stampa e di quello della Critica. In verità, va ricordato come fu la sala stampa a spingerlo verso la vittoria: per televoto e giuria demoscopica il primo posto sarebbe stato di Francesco Gabbani con “Viceversa“. Il distacco di Diodato, però, non era elevato. Tanto bastò.

Cominciarono allora le preparazioni per l’Eurovision. Ma, se da una parte iniziava il viaggio verso Rotterdam, dall’altra un altro viaggio stava prendendo sempre più piede. Quello del Covid-19. O meglio, coronavirus, com’era semplicemente noto al tempo. L’emergenza arrivò in Italia a febbraio e colpì molto rapidamente. Nel giro di due settimane, in Italia come in Europa, fu chiuso tutto il possibile (tranne alcune fette dello sport e soprattutto del calcio, che però, dopo una tentata e ardua resistenza, fu costretto anch’esso a fermarsi).

Anche le finali nazionali per l’Eurovision subirono parecchi problemi: in particolare, fu quella della Danimarca a svolgersi a porte chiuse. Senza contare che il meeting dei capidelegazione di forfait ne ebbe parecchi proprio per questo motivo. Il tutto portò a una data: 18 marzo 2020.

Quel giorno, per la prima volta dal 1956, fu comunicato qualcosa di mai accaduto prima: la cancellazione dell’Eurovision Song Contest. Niente serate d’Europa il 12, 14 e 16 maggio, solo un vuoto.

Diodato: Eurovision, da Verona 2020 a Torino 2022 e oltre

Un po’ tutti reagirono nelle maniere più disparate, e tra loro anche Diodato, che raccontò via Instagram di alcune idee non meglio specificate in relazione all’esibizione di Rotterdam.

Diodato, nel frattempo, aveva partecipato al PrePartyES at Home, e fu comunque particolarmente attivo nella sfera eurovisiva. Fu, come anche Francesca Michielin, nella Wiwi Jam at Home di Wiwibloggs, e poi partecipò a uno degli episodi degli Eurovision Home Concerts, in particolare il settimo, in cui eseguì la canzone sanremese e “Piove (Ciao ciao bambina)” di Domenico Modugno, che in concorso entrò nel 1959.

Ma la vera, grande idea covata dall’artista fu rivelata nella sera del 16 maggio. Arena di Verona, il vuoto totale sulle tribune, Diodato al centro. Immagini che fecero rapidamente il giro d’Italia e poi d’Europa, per l’estrema potenza del messaggio. La Rai ne mostrò, su Rai1, la versione integrale a inizio e fine serata. Lo stesso portacolori italiano eseguì, da remoto, a Milano, un frammento della canzone italiana più famosa del dopoguerra, “Nel blu dipinto di blu”.

A proposito di Rai1, va ricordato come, quella sera, una conferenza stampa dell’allora premier Giuseppe Conte organizzata proprio nei minuti precedenti rischiò di far saltare una fetta importante di programmazione. Il discorso era già stato comunque risolto in un modo ex ante: sulla prima rete, con Federico Russo e Flavio Insinna, ci sarebbero stati alcuni ospiti ex Eurovision collegati da remoto e il programma andò in onda in leggera differita, su Rai4 Gino Castaldo ed Ema Stokholma avrebbero commentato il flusso originale senza inserti.

Alla fine gli ascolti premiarono la tv italiana, con 2.763.000 persone su Rai1 e 141.000 su Rai4, sostanzialmente il dato più elevato d’Europa e la conferma della presenza di uno zoccolo duro importantissimo, sfociato poi in tutto quel che è accaduto dal 2021 in avanti. In coda ci fu anche una bella selezione di Techetechetè che raccolse 1.122.000 spettatori per il 7,4% di share.

Nel 2021 la Rai tentò, vanamente, di impegnarsi attivamente affinché gli artisti assenti nel 2020 potessero esibirsi in una qualche forma nel 2021. L’EBU declinò la richiesta: i coinvolti sarebbero stati 14, tra cui Diodato, con gli altri già in gara perché riselezionati internamente o vincitori delle nuove finali nazionali.

L’idea, però, non fu dimenticata. E così, quando l’Eurovision, grazie ai Måneskin, tornò in Italia dopo 31 anni, al Pala Olimpico di Torino (che, nel frattempo, è diventato Inalpi Arena), l’idea di dare a Diodato la platea del palco eurovisivo tornò. E non solo fu realizzata, ma ottenne un’enorme quantità di applausi, tanto dalla sala stampa quanto dal pubblico, oltre all’unanime approvazione di chiunque stesse seguendo in quel momento. Diodato ce l’aveva fatta: era salito sul palco. Non da concorrente, ma ce l’aveva fatta. E, di seguito, lanciò un fortunato tour europeo.

Il legame di Diodato con l’Eurovision, peraltro, non è terminato lì. In Spagna non lo hanno dimenticato: “Fai rumore” e “Che vita meravigliosa“, l’altra splendida opera che gli ha consentito di vincere David di Donatello e Nastro d’argento per la miglior canzone originale, sono tornate sul palco a Madrid nel 2023. Il tutto ancora sotto la spinta del PreParty ES. E quest’anno si ripresenta a Sanremo. Per un’altra chance, quella che lo porterebbe eventualmente a completare un cerchio.

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