Eurovision 2025, Ellis Cavallini e Gian-Andrea Costa (RSI): “In presenza è un’altra cosa”

eurovision 2025 ellis cavallini gian-andrea costa rsi

Report live da Basilea · Nel bel mezzo dell’Eurovision 2025 abbiamo avuto l’occasione di incontrare Ellis Cavallini e Gian-Andrea Costa, le voci “padrone di casa” di lingua italiana che, per il terzo anno di fila, raccontano l’Eurovision Song Contest sulle reti della RSI, la Radiotelevisione Svizzera di lingua Italiana.

È il vostro terzo Eurovision da commentatori ma è il primo in presenza per voi, che emozioni state provando in questo momento?

Ellis: Sicuramente è molto emozionante vedere tutta la macchina che c’è dietro, tutte le persone che sono coinvolte, anche vedere l’azienda per cui lavoriamo noi coinvolta in questo modo è speciale.

Gian: Noi abbiamo frequentato tantissimi festival musicali negli anni, ma di questo tipo dal punto di vista sia tecnologico che logistico, il fatto che sia improntato soprattutto sulla televisione e su un broadcasting internazionale, per me devo dire nonostante tanti anni di lavoro è comunque una prima esperienza sicuramente ed è ogni giorno una sorpresa.

La Svizzera è un paese multilingue e multiculturale, anche all’Eurovision l’ha dimostrato spesso portando una varietà culturale che non sempre corrispondeva alla televisione che la portava, spesso gli artisti cantavano in lingue diverse rispetto alla lingua della televisione. L’anno scorso c’è stata una proposta molto particolare, quest’anno invece una proposta estremamente francese. Quale pensate che sia la forza delle entry svizzere?

Ellis: Nonostante la canzone sia completamente in francese, è cantata da una cantante bilingue che tra l’altro capisce molto bene l’italiano perché lei è nata a Basilea, poi si è spostata in Germania e dopo è andata a vivere a Friburgo che è una città e un cantone bilingue, di conseguenza si parla in francese e in tedesco nello stesso cantone, e lì ha imparato il francese. Nonostante tutto il francese che c’è nella canzone, è comunque cantata da qualcuno che rappresenta bene il discorso del quadrilinguismo che viviamo in Svizzera.

Gian: Questo è il paradosso della Svizzera, credo sia impossibile trovare qualcosa che veramente unifichi e metta d’accordo tutti a 360 gradi in tutta la Confederazione, anche se è piccola, a livello culturale. Penso che il nostro Paese fondamentalmente si regga su questa multiculturalità che a volte si scontra, a volte bisogna scendere a patti con il fatto che, specialmente in una competizione internazionale come l’Eurovision, può non essere l’anno in cui tu dalla Svizzera italiana ti senti giustamente rappresentato, però è una cosa che riscontriamo in tantissimi ambiti della nostra vita di svizzeri e spesso è solo una questione di pazienza, a volte c’è qualcuno che è più trasversale di altri.

Zoë Më è forse un po’ più vicina anche per via della sua francofonicità alla Svizzera italiana, perché l’italiano e noi come svizzeri italiani abbiamo un po’ più di prossimità con i francofoni, però poi ci sono degli eventi e delle situazioni che per noi sono grandi fattori di coesione e forse più che l’artista quest’anno il fatto che ci unisce e ci rende fieri è l’essere qui tutti insieme.

A livello sia professionale che umano in questi giorni non abbiamo vissuto nessun momento in cui non siamo stati veramente fieri di essere svizzeri nonostante le nostre diversità interne culturali, quindi penso che faccia un po’ parte del nostro essere, del nostro DNA.

Una grande festa lo scorso anno con la vittoria di Nemo, quest’anno un pezzo che è sostanzialmente diverso da quello con cui avete conquistato una vittoria che mancava da tanti anni – l’ultima volta prima di Nemo fu con Celine Dion – e adesso voltiamo pagina: passiamo a un brano un po’ più “soft”. Voi che siete entrambi addentrati in ambito musicale, Ellis con la radio e Gian per la tua professione di musicista, come la vedete questa partecipazione?

Ellis: In realtà molto buona, in generale vediamo già un consenso. Ok i bookmakers, però abbiamo incontrato anche personaggi che fanno parte delle altre delegazioni, penso per esempio alla Grecia che è nel nostro stesso albergo, e spesso c’è consenso, piace molto la canzone nonostante, come dicevi, è diversa da quella di Nemo che era una performance molto più spettacolare e che prendeva molto più spazio anche a livello sonoro.

Penso che Zoë abbia un brano molto molto bello secondo me, lo canta divinamente e la sua performance che è più piccola e minimalista è comunque qualcosa di spettacolare e soprattutto tecnicamente complicato. Non credo si possa fare un vero paragone con l’anno scorso, il brano di quest’anno ha delle forze sue.

Gian: È un brano intimo, io credo che all’Eurovision – e la storia ce lo dimostra – ci sia sempre stato spazio per questo genere di proposte in mezzo alle canzoni da party, la cassa in 4, l’eurodance, c’è bisogno di tirare il fiato in certi momenti e credo che Zoë Më ce lo faccia fare molto bene. È un concorso canoro, lei vocalmente mi sembra ben preparata nonostante la sua carriera sia ancora agli inizi, non la considererei un’emergente ma è un’artista che ha tutta una carriera che la attende.

Essendo personalmente molto soddisfatto della messa in scena che secondo me non banalizza ma valorizza l’intimità del suo brano, io sono felice della figura che credo si stia facendo con questa proposta pur essendo agli antipodi di quella di Nemo. Credo che sia anche bello e giusto in un certo senso non cercare di replicarsi, specialmente di fronte a non dico la certezza ma la grande probabilità o improbabilità che un paese vinca due volte di fila un’edizione. Forse voi che conoscete meglio i momenti storici furono gli irlandesi gli ultimi ad avere delle vittorie consecutive?

Gli ultimi sono stati gli irlandesi, tre vittorie di fila nel 1992, 1993 e 1994 e poi di nuovo nel 1996.

Gian: Parliamo di 30 anni fa, quindi ormai sembra una cosa consolidata, quasi attesa, che ogni anno ci si sposti. Non dico con questo che noi non si speri in un buon risultato di Zoë Më, anzi io mi augurerei di essere ancora qui, o se non a Basilea in un’altra città svizzera l’anno prossimo, però credo che sia stato bello, originale e giusto anche staccare da quella che è stata la proposta fortunata di Nemo l’anno scorso.

A proposito di multiculturalità e differenze, di cui la Svizzera è espressione, come è vissuto l’Eurovision in Ticino e quanto è vissuto magari rispetto all’area di lingua tedesca o all’area francofona che forse sono più abituati al concorso rispetto a voi?

Ellis: In realtà non ti saprei dire il Ticino rispetto alle altre aree linguistiche della Svizzera, perché abbiamo avuto anche tanti rappresentanti ticinesi che hanno fatto dei buoni risultati, ci sono stati anche dei rappresentanti del Canton Grigioni, credo che da quel lato lì siamo tutti abituati all’Eurovision.

A me sembra che negli ultimi anni ci sia stato un aumento di interesse ma non solo in Svizzera e non solo in Ticino, ma in tutta l’Europa e tutto il mondo e questo aumento l’abbiamo visto anche noi. Noi commentiamo da tre anni, siamo nella storia di Eurovision solo da tre anni, quindi non so se abbiamo visto tutto questo cambiamento.

Gian: Mettiamola così, se pensiamo che l’Eurovision è nato proprio in Ticino, a Lugano, credo che ci sia dell’orgoglio nei confronti di questa partenza speciale però non credo che per questo motivo sia più sentito a sud delle Alpi che nel resto della Svizzera. Negli ultimi 10-15 anni, penso agli anni in cui lavoravo in radio nella stessa rete di Ellis, la fanbase dell’Eurovision l’ho vista crescere e specialmente l’aspetto transgenerazionale.

Io mi occupavo di una trasmissione che come target aveva proprio i ragazzi delle scuole e negli anni ho visto che l’interesse per l’Eurovision da parte dei giovanissimi nella Svizzera italiana cresceva tantissimo. Oggi so di famiglie che si ritrovano per guardare l’Eurovision da casa con i nonni, i genitori e i bambini che sanno le canzoni e spiegano certe cose dei nuovi generi musicali ai nonni e credo che sia una cosa molto molto bella.

Ospitare un Eurovision, soprattutto in questi momenti, è un grande sforzo anche sul fronte della sicurezza. Mi pare, per quello che vedo, che stia andando tutto abbastanza bene, forse ci sono più controlli rispetto a come eravamo abituati, ma alla fine per la sicurezza è giusto così. Voi cosa dite?

Gian: Magari io ed Ellis non abbiamo un termine di paragone con le edizioni passate, però vivo in maniera totalmente rilassata questo Eurovision, poi abbiamo l’albergo che è a una mezz’oretta da qui (dalla St. Jakobshalle, ndr.), come tutti i fan prendiamo il tram la mattina per arrivare e lo riprendiamo la sera o la notte per tornare e c’è un ambiente davvero rilassatissimo.

L’altro giorno la nostra produttrice è andata al mercato per fare la spesa come un qualsiasi giorno della vita basilese normale. Basilea poi è una città che è abituata a ospitare un grandissimo carnevale, quindi quando l’altro giorno si è tenuto il Turquoise Carpet, è lungo, un record, bellissimo, ma per la città di Basilea credo sia non ordinaria amministrazione ma è qualcosa che hanno sempre dimostrato di saper fare.

Un po’ come quando due anni fa, da noi in Ticino, si tenne la Festa Federale di Musica Popolare, che fece il corteo sulla stessa tratta del corteo del Rabadan, il nostro carnevale che si tiene lì da tempo immemore, se non lo sanno fare i bellinzonesi quel corteo… e a Basilea è capitata un po’ la stessa cosa. Io sono contento che l’ambiente fino ad ora sia molto rilassato, penso che stia andando tutto bene.

Ellis: Ho visto un gruppo di manifestanti per la questione Israele-Palestina durante l’inizio del corteo dei tram, ma anche lì è stata una manifestazione molto tranquilla con bandiere, canti, poi hanno camminato ed è andato tutto bene.

Per concludere, se doveste trovare un momento chiave del vostro primo Eurovision in presenza quale sarebbe?

Gian: Può sembrare scontato, ma è lo spettacolo di apertura della prima semifinale, con tutti gli elementi tradizionali condensati in pochi minuti fino alle note di “The Code” di Nemo, e anche l’intermezzo musical “Made in Switzerland” con i luoghi comuni.

Io aspettavo quei due momenti, ero sicuro che come paese ospitante avremmo potuto e dovuto far leva sui luoghi comuni della Svizzera da confermare o da smentire, lo fanno tanti paesi se ci pensiamo, è facile però cadere nel kitsch, nel banale o nel grottesco, a me invece il primo spettacolo ha emozionato, forse anche perché era la partenza della diretta della prima semifinale però avevo quasi le lacrime agli occhi e il secondo, quello sul “Made in Switzerland”, mi ha proprio divertito, ci ho trovato delle cose da svizzero che mi hanno fatto dire “Eh sì, è proprio così” nel bene e nel male, quindi quei due momenti sono quelli che mi hanno toccato di più al netto dei partecipanti in gara.

Ellis: Sì, molto banalmente dirò “Anche io”. Anche per me sono stati due momenti uno emozionantissimo e l’altro estremamente divertente, ci raccontiamo ancora le battute del “Made in Switzerland” tra di noi adesso e poi anche presentare al commento Zoë Më, rappresentante svizzera, in Svizzera sul posto per la prima volta… Non abbiamo mai presentato e probabilmente non presenteremo mai più un altro rappresentante in questo modo. Ovviamente ci speriamo… Ma in realtà anche la prima frase, “Benvenuti in diretta da Basilea per il commento della prima semifinale”, qui sul posto, e il commento in generale è proprio emozionante, tutta un’altra cosa.

Ricordiamo l’appuntamento con la finale dell’Eurovision 2025 questo sabato 17 maggio a partire dalle 21 su Rai 1 e naturalmente anche su RSI La1 nella Svizzera Italiana (qui tutti i dettagli su come seguirla).


Commenta e/o discuti questa notizia sulla comunità di Feddit oppure su tutti i principali Social Media (qui l’elenco completo dove siamo presenti). Segui Eurofestival News anche su Google News, clicca sulla stellina ✩ da app e mobile o alla voce “Segui”.

Non perderti le ultime notizie con le notifiche in tempo reale dal nostro canale Telegram e WhatsApp. Scopri come sostenerci e sostenere una informazione da sempre indipendente.

Dal 2024 abbiamo limitato al massimo l’impatto sull’ambiente investendo su server e data center alimentati esclusivamente da energia elettrica da fonti rinnovabili certificate. Scopri il nostro impegno.

Eurofestival News sui socialEurofestival News è anche una comoda Web App gratuita che puoi portare sempre con te, scaricala subito sul tuo smartphone. Vuoi collaborare con noi? Contattaci!