Eurovision 2025: scontro tra RTVE e EBU su Israele. “Aprire una discussione su televoto”

C’è una vicenda che ha fatto molto rumore, in particolare in Spagna, poche ore prima della finale dell’Eurovision. Protagonisti: RTVE (la tv pubblica spagnola) e l’EBU (European Broadcasting Union). Motivo del contendere: Israele. Ma andiamo con ordine.
Da tempo la Spagna ha una posizione critica nei confronti dell’intervento israeliano a Gaza, tanto da aver inoltrato lo scorso aprile una petizione all’EBU – tramite RTVE – in cui si chiedeva di discutere sulla partecipazione di Israele all’Eurovision, a cui hanno aderito anche le delegazioni di Slovenia, Islanda e Irlanda. Questo il testo della comunicazione:
Nel rispetto degli accordi raggiunti dal Consiglio di Amministrazione, il presidente della Corporazione RTVE ha scritto al direttore generale dell’EBU Noel Curran, richiedendo l’apertura di un dibattito nell’organizzazione circa la partecipazione della televsione pubblica di Israele (KAN) nel prossimo Eurovision, da tenersi a Basilea a maggio.
In questa lettera, la RTVE rinnova il suo impegno nell’EBU, ma riconosce al tempo stesso le preoccupazioni esposte da vari gruppi della società civile in Spagna in riguardo alla situazione di Gaza e alla partecipazione della televisione pubblica KAN nella competizione.
La RTVE ritiene che sarebbe appropriato per l’EBU riconoscere l’esistenza di questo dibattito e facilitare lo spazio per la riflessione tra le emittenti che fanno parte dell’EBU sulla partecipazione della televisione pubblica israeliana KAN.
La risposta dell’EBU non si è fatta attendere ed è arrivata il giorno successivo:
Accogliamo l’impegno della RTVE nell’Eurovision Song Contest e comprendiamo che ci siano preoccupazioni e opinioni profondamente radicate circa l’attuale conflitto in Medio Oriente.
Tutti i membri dell’EBU sono eleggibili per competere all’Eurovision Song Contest e rimaniamo in costante contatto con quelli partecipanti quest’anno, inclusa la RTVE, su tutti gli aspetti del concorso.
Reclamo per il commento sulle vittime a Gaza
Successivamente, durante la trasmissione della seconda semifinale dell’Eurovision 2025 su La 2 (il secondo canale della tv pubblica spagnola), i commentatori Julia Varela e Tony Aguilar hanno ricordato, mentre era in corso la cartolina di presentazione della rappresentante israeliana (Yuval Raphael), sia che l’artista in gara è rimasta ferita dagli attentati di Hamas del 7 ottobre, sia le oltre 50.000 vittime civili legate agli attacchi su Gaza, di cui oltre 15.000 sono bambini, secondo i dati delle Nazioni Unite.
La commentatrice Julia Varela ha poi chiuso lo stesso intervento con:
Questa non è una petizione contro alcun Paese, è un richiamo alla pace, alla giustizia e al rispetto verso i diritti umani, in accordo con la vocazione d’integrazione e pacifica dell’Eurovision. Yuval, che ha vissuto a Ginevra da piccola, interpreta in francese ed ebraico la canzone “New day will rise”.
Nonostante sia stato specificato che il messaggio non era indirizzato a nessun paese specifico, KAN, la tv pubblica israeliana, ha presentato un reclamo formale all’EBU a mezzogiorno di venerdì 16 maggio.
Ore dopo, stando a quanto riportato dal quotidiano El Pais, il presidente del Reference Group dell’Eurovision, lo svizzero Bakel Walden (che sarà sostituito da Ana María Bordas il prossimo giugno) e lo svedese Martin Osterdahl, supervisore esecutivo del concorso, hanno inviato una lettera firmata alla stessa Bordas (attuale capodelegazione spagnola) minacciando “multe punitive” se RTVE avesse citato nuovamente il conflitto di Gaza nella trasmissione della finale di sabato. Questo il testo della comunicazione:
Il 15 maggio, durante la diretta della seconda semifinale, i vostri commentatori hanno parlato della richiesta di un dibattito nell’Eurovision circa la partecipazione di Ieraele da parte della RTVE e hanno citato i numeri dei morti a Gaza, inclusi bambini.
Si ricorda che tutti i commentatori devono rispettare le regole dell’Eurovision e il Commentators Handbook (parte delle istruzioni di voto, da tradurre e portare a ogni commentatore). Queste linee guida proibiscono dichiarazioni politiche che potrebbero compromettere la neutralità del concorso; i numeri dei morti non trovano posto in uno show di intrattenimento non politico il cui slogan, United by Music, sottolinea il nostro impegno verso l’unità.
Risulta essenziale che i vostri commentatori seguano queste regole senza eccezioni nella prova generale di stasera e nella trasmissione di domani, per preservare la natura non politica dell’Eurovision e mantenere l’etica e gli standard settati nelle regole. Contiamo nella totale cooperazione della RTVE per prevenire ogni nuova simile evenienza. Ogni ulteriore violazione potrà causare una multa punitiva come da regolamento.
Grazie per il vostro continuo impegno per salvaguardare l’integrità dell’Eurovision. Auguriamo a voi e al vostro team il meglio per lo show di domani.
Eurovision 2025: il messaggio su La 1
Pochi secondi prima della trasmissione in diretta della finale dell’Eurovision 2025 è apparso un messaggio su sfondo nero sugli schermi de La 1 (che potete vedere anche nella copertina di questo articolo) sia in lingua spagnola che in lingua inglese:
Quando sono in gioco i diritti umani, il silenzio non è un’opzione. Pace e giustizia per la Palestina.
Messaggio che è stato poi ripubblicato dal Presidente di RTVE – José Pablo Lopez – sul proprio profilo X.
El silencio no es una opción. #EurovisionRTVE pic.twitter.com/kwiH2Igqa0
— José Pablo López (@Josepablo_ls) May 17, 2025
In questa occasione però, i commentatori si sono astenuti da qualsiasi commento sulla situazione nella striscia di Gaza.
Una discussione sul televoto all’Eurovision
RTVE richiederà all’EBU che si apra una discussione sul televoto all’Eurovision, che è “influenzato dai conflitti di guerra”. Per la tv pubblica la prova è nei risultati degli ultimi anni e di questa edizione dell’evento.
Israele ha preso 60 punti dalle giurie, volando poi nel televoto e rischiando addirittura di vincere questa edizione dell’Eurovision. Situazione simile per l’Ucraina, che dal ventesimo posto per le giurie è salita fino al quarto posto con l’apporto del televoto (l’Ucraina ha anche vinto l’Eurovision nel 2022, pochi mesi dall’invasione da parte della Russia, ottenendo un supporto massiccio con ben 12 punti ricevuti da 28 diversi paesi).
David Saranga, responsabile delle comunicazioni digitali e ministro degli affari esteri israeliano, ha ammesso l’anno scorso al portale di notizie Ynet che l’organismo che dirige è intervenuto nei confronti di chi simpatizza per Israele per incoraggiarne il voto. Queste campagne online, spesso supportate dai partiti di destra e di estrema destra di ogni paese, sono state fruttuose. La Spagna ha dato nel 2024 i 12 punti del televoto a Israele. Questo sabato l’ha fatto di nuovo.
Quest’anno Israele ha ottenuto il numero maggiore di punti dal televoto (ben 297), superando l’Estonia (258), la Svezia (195) e la vittoriosa Austria (178).
RTVE chiede quindi si possa aprire un dibattito sul televoto per valutare se il modo in cui viene attualmente gestito è il migliore e, stando a quanto riferito da Telediario (il programma di informazione de La 1), altri Paesi faranno lo stesso.
In Spagna purtroppo questo Eurovision è stato molto politicizzato, con dichiarazioni pubbliche di esponendi di partiti di destra ed estrema destra, che hanno annunciato avrebbero votato per Israele ad occhi chiusi, senza nemmeno il bisogno di ascoltare il brano in gara. Una manipolazione del voto che danneggia un evento che è di sua natura apolitico e vuole e deve rimanerlo.
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