Israele si iscrive ad Eurovision 2026, ma EBU ne discuterà a Luglio: gli scenari possibili

Yuval Raphael

La tv pubblica di Israele KAN si è iscritta all’Eurovision 2026, in programma il prossimo Maggio in Austria dopo la vittoria a Basilea di JJ col brano “Wasted love”. A confermare la notizia è la stessa emittente in una nota:

Israele ha partecipato all’Eurovision Song Contest per oltre 50 anni, con grande successo. KAN aderisce rigorosamente a tutte le regole del concorso e continuerà a farlo. L’emittente pubblica israeliana si sta attualmente preparando per il prossimo Eurovision in Austria.

Uno “statement” che di fatto equivale all’annuncio di iscrizione alla rassegna. Israele diventa quindi ufficialmente il diciottesimo Paese iscritto. La lista comprende attualmente: Albania, Austria, Australia, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Israele, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ucraina.

Meeting a Luglio per decidere

Ovviamente però, la situazione geopolitica attuale, con Israele impegnato su due fronti di guerra (a Gaza e in Iran, dove al momento è in atto un cessate il fuoco) e una posizione internazionale non unanime nei confronti del Governo Netanyahu mettono questa partecipazione in discussione.

Se ne parlerà, così è trapelato, nel prossimo all’assemblea generale di EBU in programma il 3 e 4 Luglio prossimi a Londra.

Sul piatto c’è la richiesta di esclusione del Paese presentata dalla tv islandese ma che verosimilmente potrebbe trovare diverse sponde, prima fra tutte quella di RTVE, la tv spagnola che non è stata sanzionata per i messaggi pro-Gaza durante lo scorso Eurovision 2025 ma che più volte si è espressa contro la partecipazione israeliana anche attraverso il primo ministro Pedro Sanchez. Ma anche Slovenia, Finlandia,  Belgio,Paesi Bassi e Irlanda erano usciti allo scoperto in questo senso.

La notizia di fatto conferma quanto era stato anticipato nei mesi scorsi e cioè che EBU avrebbe aperto, proprio a seguito di queste sollecitazioni, una discussione relativamente alla partecipazione israeliana all’Eurovision 2026.

Cosa può succedere e cosa c’entra l’Ue

Quello che può succedere è difficile da scrivere, almeno nell’immediato. Come abbiamo più volte spiegato su queste colonne, EBU è di fatto un organo “politico” delle televisioni e difficilmente si muoverà in autonomia rispetto alle istituzioni internazionali o ad altri organismi “politici” come ad esempio le federazioni internazionali sportive. Tradotto in soldoni: è molto probabile che fin quando Israele resterà dentro i contesti internazionali, EBU farà lo stesso.

Anche perché, come aveva ricordato a suo tempo l’ormai ex supervisore Martin Ӧsterdahl, EBU è il consorzio che governa le tv pubbliche ed Eurovision è una gara fra televisioni e non tra Governi o Paesi. Posizione confermata da Martin Green, direttore del concorso e ora anche supervisore esecutivo ad interim.

KAN, la tv pubblica di Israele, non è controllata dal Governo israeliano come invece le tv di Russia e Bielorussia, le quali sono state “sospese a tempo indeterminato” (questa la dicitura ufficiale) rispettivamente per aver il fatto di fare propaganda alle tesi russe sulla guerra in Ucraina, ribaltando la realtà e per aver violato i valori del concorso, mostrando in diretta le torture ai dissidenti contro Lukashenko.

La tv israeliana invece, sin qui, è rimasta in concorso perché è riuscita a resistere alle pressioni del Governo, mostrando anche le contestazioni a Netanyahu. Circostanza che ha portato ai ripetuti tentativi da parte del premier di chiusura  prima e privatizzazione poi – tutti andati a vuoto – e infine al licenziamento dei giornalisti più ostili. Non a caso il Governo sta utilizzando come “megafono” l’emittente privata Now 14 (peraltro accreditata all’Eurovision).

Molto probabile quindi che EBU attenderà le mosse degli altri, in primis dell’Unione Europea. Sul tavolo dei 27 ministri degli Esteri – che si riunirà entro il mese di Luglio – c’è il rapporto commissionato su richiesta di 17 stati membri, dall’Alto rappresentante Ue per gli Affari Esteri Kaja Kallas al Servizio europeo di Azione esterna, il quale mette nero su bianco che

Vi sono indicazioni che Israele violerebbe i propri obblighi in materia di diritti umani ai sensi dell’articolo 2 dell’accordo di associazione Ue-Israele.

Tradotto vuol dire – come ha precisato la stessa Kallas – che Israele è andato ben oltre il legittimo diritto alla difesa dopo gli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023.

Le strade possibili a quel punto  saranno tre: sospensione dell’accordo; mantenimento dell’accordo con sanzioni o ammonimento ufficiale. Operazione non facile: la maggioranza dei Paesi dell’Unione europea ha ordinato la revisione dell’accordo di associazione con Israele per la guerra a Gaza, ma non la Ue riesce a trovare misure concrete.

Con il recente cessate il fuoco tra Israele e Iran, alcuni sostengono infatti che interrompere i legami politici e commerciali con Tel Aviv non avrebbe senso. Per altri, si tratta di un altro segno della debolezza della risposta europea alla crisi in corso in Medio Oriente: le divergenze tra gli Stati membri su come affrontare questo scenario sono così profonde che la maggior parte dei Paesi preferisce lasciare che sia Kallas a decidere cosa fare.

Alcuni avvertono anche che qualsiasi misura commerciale con Israele richiederà una maggioranza qualificata che sarà difficile da ottenere nel collegio dei commissari della Commissione europea. Alla Kallas il difficile compito di mediare con Israele, prima del prossimo meeting.

Non c’è ovviamente un automatismo fra quello che deciderà la Ue e quello che potrebbe fare EBU ma è chiaro che una sospensione dell’accordo di associazione potrebbe scatenare una reazione a catena che isolerebbe Israele. Le cui federazioni sportive, per esempio, aderiscono dal 1990 a quelle Europee dopo che i Paesi della Lega Araba si sono rifiutati di affrontare le sue nazionali, non riconosciute da molti di essi.

Se poi dovesse arrivare proprio durante l’assemblea EBU una richiesta formale di esclusione di KAN da parte di un gruppo consistente – e magari influente – di emittenti, è chiaro che allora diventerebbe motivo di discussione all’interno del board EBU e quindi a cascata anche del Reference Group di Eurovision. Il cui nuovo capo è fra l’altro l’ex capodelegazione della tv spagnola, Ana Maria Bordas. Anche questo, inevitabilmente, potrebbe avere un peso.

Israele all’Eurovision Song Contest

Dal debutto datato 1974, la tv israeliana (IBA prima e KAN adesso, dopo la riforma) ha messo insieme 47 partecipazioni (saltando 1980, 1984, 1994, 1996, 1997). Dal 2004, anno di introduzione delle semifinali ha centrato 14 qualificazioni.

Sono invece 4 le vittorie: nel 1978 con “A Ba Ni Bi” di Izhar Cohen & Alphabeta; nel 1979 con “Hallelujah” di Gali Atari & Milk & Honey; nel 1998 con “Diva” di Dana International e nel 2018 con “Toy” di Netta.

Due podi nelle ultime tre edizioni, lo scorso Maggio è arrivato secondo con “New day will rise” di Yuval Raphael, sopravvissuta agli attacchi de 7 ottobre 2023.

La questione televoto

La landslide ottenuta al televoto proprio all’Eurovision 2025 da Israele sarà un altro dei temi verosimilmente sul tavolino. Diverse tv nazionali hanno infatti chiesto e ottenuto l’apertura di un’inchiesta indipendente, per verificare l’effettiva sicurezza soprattutto del voto online. Come abbiamo dimostrato infatti, lungi dall’essere perfetto, è invece un sistema con parecchie falle. Che unite alla forte campagna promozionale avviata da agenzie governative israeliane (questa invece certificata e anzi pubblicamente confermata dalle stesse autorità), potrebbe aver influito sul clamoroso esito.

 

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa