1° settembre: inizia l’anno dell’Eurovision 2026

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Con l’arrivo di settembre è come se iniziasse una nuova “stagione” della vita di ognuno di noi, dalla fine delle ferie all’inizio della scuola o dell’Università, ma è anche l’inizio di un nuovo anno per tutti gli appassionati in vista dell’Eurovision 2026.

A partire da oggi, tutti i brani pubblicati potranno essere selezionati per l’Eurovision 2026, ed è proprio a settembre che ci sarà la deadline per i Paesi partecipanti affinché questi paghino la tassa di partecipazione, necessaria per poter partecipare al concorso europeo e che varia in base alla grandezza dell’emittente. Non è rarissimo, infatti, vedere brani pubblicati in questo arco di tempo per ritenerli eleggibili per la partecipazione (si pensi a “Solo” di Blanka, pubblicato a settembre 2022, oppure a “Mon amour” di Slimane pubblicato a novembre 2023 e poi quarto a Malmö).

L’Eurovision 2026 il primo in una capitale dopo 8 anni

Ci eravamo abituati a vedere l’Eurovision Song Contest in Paesi che non fossero le capitali, dopo Lisbona 2018 infatti ci sono state Tel Aviv 2019, Rotterdam 2020 (e 2021), Torino 2022, Liverpool 2023, Malmö 2024 e Basilea 2025.

Ma nonostante l’interesse di Innsbruck alla fine è stata proprio Vienna ad averla vinta e ad ospitare per la terza volta il concorso, record condiviso con Malmö, Stoccolma e Copenhagen, a cui si aggiungono Londra che ha ospitato per quattro volte e Dublino con il record assoluto di sei edizioni ospitate (su sette vittorie).

La Wiener Stadthalle ospiterà dunque la 70° edizione, dopo che nel 2015 ospitò la 60° edizione a seguito della vittoria di Conchita Wurst con “Rise like a phoenix”. Le date prescelte sono dal 12 al 16 maggio e già sono noti alcuni dettagli tra cui l’Eurovision Village situato nella Rathausplatz (nello stesso luogo del 2015) e la Cerimonia d’Apertura sarà al Municipio, in prossimità dello stesso Village.

Novità (in)solite

In occasione della 70° edizione, EBU ha deciso di rifarsi il look com’è avvenuto in occasione della 60° edizione. Il nuovo font personalizzato, denominato Singing Sans, servirà a detta di Martin Green a “proteggere” il marchio da possibili usi e abusi, insieme al “Chameleon Heart” che cambierà in base al Paese in questione e sarà animato tridimensionalmente.

La notizia non è stata affatto bene accolta, soprattutto dal momento che più di qualcuno ha pensato che ci fosse uno zampino dell’intelligenza artificiale e che fosse stato fatto per venire incontro ad una specifica fascia di pubblico, ma bisognerà vedere l’evoluzione naturale delle cose.

Evoluzione che vedrà per la prima volta peraltro un Eurovision senza Martin Österdahl, che per cinque anni è stato l’Executive Supervisor di EBU prendendo il posto di Jon Ola Sand. Si lascia alle spalle un contest inevitabilmente cambiato e cresciuto, ma con vari strascichi di polemiche ed edizioni complicate da affrontare. Per ora, il supervisore ad interim è Martin Green in attesa di una nuova nomina che arriverà verosimilmente entro la fine dell’anno.

Ed ora giungiamo alla parte insolita, dal momento che completamente ex abrupto qualche giorno fa l’emittente pubblica del Bhutan (BBS) ha sganciato una bomba in piena estate: una selezione nazionale per scegliere il rappresentante per l’apparentemente defunto Eurovision Asia Song Contest. Insieme ad essa, anche il Vietnam apparentemente avrebbe dovuto scegliere il rappresentante il 31 agosto, ma quanto di più assurdo dietro tutta questa storia è che nulla di tutto questo era stato annunciato dai canali EBU.

Canali EBU che, di tutto punto, hanno precisato che lo spin-off lanciato nel 2016 e definitivamente abbandonato nel 2021 non è in programma e dunque non ci sarà nessuna Mumbai 2026. Una svirgolettata di insolita follia in un agosto già pieno di novità.

Ritiri, ritorni o debutti?

Mai come quest’anno ci sono state varie speculazioni circa possibili cambiamenti nel roster dei Paesi partecipanti all’Eurovision 2026.

Le discussioni sulla partecipazione all’Eurovision Song Contest sono arrivate fino alle agende politiche di partito. Più precisamente è stato Péter Magyar, principale candidato opponente a Viktor Orban in Ungheria, a sollevare la questione. Chiaramente il ritorno per il 2026 è da escludere, dal momento che le elezioni si terranno nella primavera dell’anno prossimo, ma non è da escludere il ritorno nel 2027, dopo uno iato lungo 8 anni, più lungo dell’assenza dell’Ungheria al concorso tra il 1999 ed il 2004.

L’interesse si è riacceso anche in Slovacchia, con la stessa emittente STVR, neonata in seguito allo smantellamento di RTVS dopo la rielezione di Robert Fico nel 2023, ha parlato di come la partecipazione del Paese centroeuropeo è stata oggetto di diverse analisi in passato, e di come una possibile presenza in gara all’Eurovision 2026 (o a quelli futuri) debba essere legata in qualche modo alla compartecipazione di uno sponsor privato che possa sostenere i costi (com’è accaduto con la Bulgaria anni fa).

Certo, è inevitabile pensare che le discussioni si siano riaccese in seguito alla partecipazione di ADONXS (nato in Slovacchia ma residente a Praga da anni) sotto la bandiera della Cechia, insieme alla relativa vicinanza di Bratislava a Vienna, distanti circa 70 km l’una dall’altra. Va detto che proprio nel 2015 furono i buoni rapporti tra ORF e ČT a riportare in gara a Vienna la Cechia.

Limitatamente ai ritiri, oltre ad un comunicato delirante di Alenka Gotar circa il “sicuro” ritiro della Slovenia nel 2026 (doveva accadere anche nel 2023 e nulla è avvenuto), è inevitabile che ci siano state diverse pressioni dalle emittenti televisive circa la partecipazione di Israele. A luglio c’è stato un incontro con i vari delegati delle emittenti EBU per discutere tutto ciò, ma è stato tutto rinviato a questo autunno, sottolineando tuttavia come se la guerra e il genocidio dovessero continuare, per KAN (l’emittente israeliana) sarà difficile rimanere all’Eurovision.

Al suddetto meeting di luglio, inoltre, ha partecipato un rappresentante di Khabar Agency, per discutere circa un possibile debutto del Kazakistan all’Eurovision 2026, dopo cinque partecipazioni alla controparte Junior tra il 2018 e il 2022. La partecipazione è tutt’ora in discussione ed avverrebbe come invito speciale dell’EBU (come accade dal 2015 per l’Australia), incentivata dall’avere dal 2023 un proprio prefisso telefonico (+997) ed essendosi distaccata definitivamente da quello russo (+7).

Verso l’Eurovision 2026

Al momento i Paesi che hanno confermato la propria partecipazione all’Eurovision 2026 sono 23: Albania, Austria, Azerbaigian, Cipro, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Islanda, Israele, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Montenegro, Paesi Bassi, Norvegia, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina e Regno Unito.

Non è ancora ufficialmente presente l’Italia, ma è inutile pensare a ritiri dalla manifestazione, a maggior ragione dopo i risultati ottimi dell’Eurovision 2025 sia in termini di piazzamento di Lucio Corsi che per gli ascolti (4,7 milioni e 33,9%). Semplicemente quando verrà pubblicato il regolamento di Sanremo 2026 (che dopo lunghi e inutili tira e molla resterà nella città ligure) sarà ufficializzata anche la partecipazione dell’Italia.

Non c’è altro da aggiungere se non augurare a tutti i lettori di Eurofestival News un buon anno eurovisivo, che sia un anno ricco di notizie e tanta musica che ci riserverà questo Eurovision 2026!

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