Eurovision 2026, cresce anche il fronte a favore di Israele (con due minacce di ritiro)

Eurovision 2025 Trofeo

Rischia di farsi molto intricata la vicenda relativa alla partecipazione di Israele ad Eurovision 2026. Se da un lato infatti, sta montando una lista di Paesi schierati apertamente contro la partecipazione che al momento vede Paesi Bassi, Slovenia, Irlanda e Islanda con Spagna, Portogallo e Belgio alla finestra, c’è anche un fronte crescente di Paesi che invece saranno in gara a prescindere dalla presenza di Israele o che addirittura minacciano di uscire se KAN venisse esclusa.

Prima di tutto, le prese di posizioni ufficiali della tv. San Marino RTV ha annunciato che non boicotterà l’Eurovision 2026 anche in presenza di Israele.

La Norvegia, tramite Charlo Halvorsen, capo dei contenuti di NRK ha diffuso uno statement più diplomatico lasciando comunque intendere che parteciperà:

NRK partecipa attivamente in questo processo, in cui l’EBU, all’inizio di dicembre, effettuerà un’approfondita  revisione con tutti i paesi membri. NRK conferma per ora la propria  decisione di partecipare all’Eurovision Song Contest. Abbiamo fiducia nel  processo e attendiamo la conclusione dell’EBU a dicembre.

Halvorsen sottolinea inoltre che NRK ha espresso chiaramente le proprie preoccupazioni in merito alla trasparenza del voto e alla sicurezza dell’evento.

Anche la Danimarca tramite una comunicazione a DR.dk (il sito ufficiale della tv) di Gustav Lotzhàft, redattore senior di DR Cultura, dibattiti e musica sottolinea:

Dovrebbe spettare a ciascun singolo paese decidere cosa è giusto per loro. DR sta monitorando da vicino la situazione e ne discute costantemente con altre emittenti pubbliche scandinave

Non è una conferma ufficiale della partecipazione, ma non ci sono per ora segnali contrari.

A proposito dei paesi scandinavi, la Svezia, dice SVT in una nota “è in contatto con EBU sulla vicenda” e lo stesso vale per YLE, l’emittente finlandese.

Anche una questione economica

EBU è spaccata, ve ne avevamo dato conto e l’assemblea generale del 4 e 5 dicembre sarà dirimente. Non sarà facile trovare la quadra per il direttore del concorso Martin Green, perché come avevamo anticipato, Germania e Italia sono schierate a favore della partecipazione di Israele e potrebbero uscire di scena in caso di mancata partecipazione di KAN

Non è un quadro semplice perché Germania e Italia rappresentano il primo ed il terzo contributore di EBU. Mentre il fronte del “no” ad Israele annovera i Paesi Bassi, la cui tv è la maggior contribuente dopo le Big 5 e se la decisione venisse confermata anche la Spagna, altro paese fra i cinque fondatori.

Ma c’è un altro dato, riportato dal quotidiano britannico Telegraph e che conferma l’indiscrezione di cui vi avevamo dato conto e cioè che la partecipazione di Israele potrebbe essere messa ai voti. Se così sarà, secondo il quotidiano, il fronte a favore vedrebbe già schierati Germania, Italia, Austria, Svizzera, Azerbagian, Cipro e Grecia. Se a questi si aggiungono San Marino, Norvegia, Danimarca e le altre due scandinave, si rischia di avere davvero una spaccatura forte.

Sull’Austria paese organizzatore c’è la dichiarazione ufficiale di Roland Weißmann, direttore generale di ORF:

Come organizzatori, diamo il benvenuto alla partecipazione di Israele ad Eurovision 2026.

Per quanto concerne Germania e Italia in assenza di dichiarazioni ufficiali, il  Telegraph riporta una fonte interna, secondo la quale i management delle due tv avrebbero fatto sapere ad EBU la propria posizione in supporto ad Israele.

Per l’Italia va ricordato che Roberto Sergio, dg di San Marino RTV è anche direttore generale corporate della Rai. Relativamente a SWR, la branca di ARD che alla quale è in capo da quest’anno l’Eurovision, la dichiarazione ufficiale che conferma il sì è arrivata successivamente, riportata dalla versione britannica dell’Huffington Post.

Un portavoce dell’emittente, nello specifico ha dichiarato:

L’ESC è una competizione musicale organizzata dalle emittenti dell’EBU, non dai governi. L’emittente israeliana KAN aderisce alle normative applicabili ed è stata una parte integrante della competizione musicale per più di 60 anni. Confermiamo la sua appartenenza e i valori fondamentali dell’ESC.

Accogliamo il processo avviato dal Direttore Generale dell’EBU, Noel Curran. Un ex alto dirigente televisivo si impegnerà in un dialogo strutturato e aperto con i membri nei prossimi mesi per esplorare varie prospettive e identificare percorsi di azione. L’obiettivo dovrebbe essere una soluzione ben fondata e sostenibile, in linea con i valori dell’EBU.

Una posizione, quella relativa a KAN,  speculare a  quella espressa più volte anche da EBU, che ne ha più volte sottolineato l’indipendenza rispetto al Governo Netanyahu – il premier proprio per questo ha provato più volte a chiuderla – rispetto invece alla tv russa, completamente controllata da Putin e Medvedev. Ruolo che pur ribadendo la contrarietà alla partecipazione di Israele, le riconosce anche la Slovenia nella sua dichiarazione.

I possibili scenari

Difficile capire quale strada possa prendere la vicenda, anche perché nell’anno del 70. anniversario EBU sta provando ad imbarcare più Paesi possibili (c’è ancora in sospeso il debutto di Monaco così come quello del Kaakistan). Mancano, soprattutto, le posizioni di altre due Big 5 come Regno Unito e Francia (i britannici si erano astenuti nella scorsa assemblea, in attesa di sviluppi).

Allo stesso tempo è molto difficile scommettere su una ipotesi o sull’altra.  Non a caso EBU ha esteso fino a metà dicembre la possibilità per le tv partecipanti di ritirarsi senza pagare la penale (situazione che invece sarebbe scattata in questo mese di Settembre).

A complicare ulteriormente le decisioni di EBU c’è il fatto che  altre entità “politiche” di peso come il Cio, la Uefa o la Fifa hanno confermato il diritto di Israele a partecipare, proprio riconoscendole il diverso status rispetto alla Russia, che controlla direttamente col Governo gli organismi direttivi.

Martin Green, direttore del concorso ha ben presente la situazione e interpellato sul tema ha dichiarato:

Comprendiamo le preoccupazioni e le opinioni profondamente radicate sul conflitto in corso in Medio Oriente. Ci stiamo ancora consultando con tutti i membri dell’EBU per raccogliere opinioni su come gestiamo la partecipazione e le tensioni geopolitiche intorno all’Eurovision Song Contest.

I broadcasters hanno tempo fino a metà dicembre per confermare se desiderano partecipare all’evento del prossimo anno a Vienna. Spetta a ciascun membro decidere se vogliono partecipare al Concorso e rispetteremo qualsiasi decisione che le emittenti prenderanno.

Possibile – ma questa è solo una indiscrezione – che in un quadro così complesso, dove ci sono in ballo anche i soldi (e dunque la sostenibilità economica dell’Eurovision) – una soluzione tampone possa intanto passare da una profonda revisione del voting online, che lungi dall’essere perfetto come sostiene EBU abbiamo dimostrato  invece avere parecchie falle. Che unite alla forte campagna promozionale avviata da agenzie governative israeliane (certificata e pubblicamente confermata dalle stesse autorità), potrebbe aver influito sul clamoroso secondo posto di Yuval Raphael.

Circola anche l’ipotesi che nel caso si decida per l’applicazione di un ban nei confronti della tv, questo sarebbe valido solo per l’Eurovision 2026.  A dicembre sapremo, non resta che attendere.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa