Eurovision 2026: Francia, Polonia, Danimarca e Australia ribadiscono la presenza. Il quadro attuale

Novità sul fronte dell’Eurovision 2026. La Francia ha annunciato ufficialmente che sarà in gara dal 12 al 16 maggio prossimi alla Wiener Stadthalle.

Si tratta di una comunicazione definitiva, senza pregiudiziali nei confronti di Israele. Dunque è la terza big su 5 dopo Germania e Italia che conferma la presenza: la Spagna come è noto ha già detto che non parteciperà se sarà in gara il Paese Mediorientale mentre il Regno Unito si pronuncerà all’assemblea di Dicembre.

Nello statement ufficiale non c’è il riferimento al conflitto:

France Télévisions è lieta di confermare la sua partecipazione all’Eurovision Song Contest 2026 il 16 maggio a Vienna, insieme ai colleghi media di servizio pubblico dell’EBU. Il gruppo riafferma il suo sostegno alla creazione musicale, agli artisti e a questo evento unico.

A questo punto il fronte del “Si” a prescindere alla partecipazione ad Eurovision  acquisisce un peso forte. Visto che tra l’altro si accodano la Polonia, l’Australia e la Danimarca.

La Polonia aveva già annunciato la partecipazione lo scorso Agosto, con il cambiamento nel processo di selezione, che coinvolgerà X Factor.

TVP ha però colto l’occasione di precisare la sua posizione in merito al conflitto dalle colonne del magazine Pudelek. In particolare TVP ha sottolineato che, in qualità di membro dell’EBU, mantiene un dialogo continuo con gli organizzatori e rispetterà qualsiasi decisione finale presa. L’emittente si è inoltre detta fiduciosa “che tale decisione incarnerà i valori fondamentali dell’Eurovision di unità, diversità e tolleranza”.

Uno statement che lascia pochi dubbi sulla presenza dell’emittente a Vienna.

Anche SBS aveva già confermato la partecipazione ma in una nota inviata al magazine TV Tonight precisa la sua posizione con riferimento ai fatti in corso a Gaza:

SBS trasmette il concorso di canzoni dell’Eurovision da oltre 40 anni, condividendo questa celebrazione globale della diversità e dell’inclusione con tutti gli australiani. SBS intende continuare questa tradizione con la sua partecipazione all’Eurovision Song Contest 2026.

Nelle scorse settimane SBS aveva ricevuto diverse richieste di boicottaggio dell’evento fra gli altri dal partito dei Verdi e dall’ the Australia Palestine Advocacy Network

Della Danimarca si era in parte già detto, con DR che aveva lasciato intendere una sua partecipazione a prescindere o meno dalla presenza di Israele. Ora però Gustav Lützhøft, caporedattore di Cultura, dibattiti e musica sottolinea le tre condizioni poste dalla tv.  Si parla soprattutto di garantire la sicurezza alle delegazioni:

Ci deve essere un ampio consenso europeo sul concorso,  la sicurezza deve essere garantita – questo è ovvio – e poi l’Eurovision deve essere, per quanto possibile, un evento apolitico  e libero da interferenze politiche, Se queste tre condizioni saranno soddisfatte, la DR parteciperà come al solito

Per DR dunque non è ostativa la presenza di Israele, a meno che non si crei “una condizione diversa”:

Parteciperemo a condizione che vi sia un ampio sostegno da parte  degli altri paesi europei. Ed è chiaro che se a un certo punto ci troveremo  in una situazione in cui ciò non sarà più possibile, ciò influirà anche  sulla partecipazione della DR

Alla domanda se la Danimarca quindi sostenga le azioni di Israele a Gaza, Lützhøft precisa:

La partecipazione della DR all’Eurovision non è un sostegno a un singolo paese.  È un sostegno a una comunità interculturale in tutta Europa, che esiste da moltissimi anni. Ciò che sta a cuore alla DR è sostenere la democrazia e la coesione sociale, e riteniamo che l’Eurovision sia un ottimo strumento  per farlo, tra tutte le altre iniziative e azioni che abbiamo intrapreso. Ecco  perché partecipiamo.

La situazione è molto tesa in questo momento e sicuramente va tenuta d’occhio. Ci sono molte cose che ci dividono e vogliamo affermare chiaramente che desideriamo far parte di qulla comunità interculturale. Ecco perché diciamo forte  e chiaro che parteciperemo

E ancora, sull’uso sempre più forte dell’Eurovision come strumento di pressione politica:

Ci sono sempre state controversie politiche intorno all’Eurovision. Così come  ci sono state controversie politiche intorno a tutti i possibili altri  eventi culturali, ai campionati mondiali degli sport e così via. Se Eurovision smetterà di essere un  evento culturale e diventerà un evento puramente politico? Se cosi fosse non riesco a immaginarmi in quel contesto

Pro e contro Israele: la situazione

Attualmente dunque la situazione vede cinque Paesi contro la partecipazione di Israele: Spagna, Irlanda, Islanda, Slovenia e Paesi Bassi con il Belgio che non si è ancora formalmente espresso perché il “no” alla partecipazione è arrivato dalla tv fiamminga VRT ma nel 2026 toccherà a RTBF.

Il fronte del “si” (o comunque della partecipazione a prescindere dalla decisione su Israele) vede a questo punto Italia, Germania, Francia, Malta, San Marino, Australia, Polonia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Svizzera, Austria,  Cipro, Grecia e Azerbaigian.

Non deve sorprendere il si azero: il Paese è fra i pochi di religione musulmana ad avere solide relazioni economiche e politiche con Israele e in Azerbaigian c’è anche la più grande comunità ebraica nei paesi a maggioranza musulmana (fra l’altro come si ricorderà era proprio di religione ebraica uno dei componenti dei Mamagama, ultimi rappresentanti azeri)

Il Portogallo ha diffuso il regolamento del Festival da Canção nel quale la partecipazione del vincitore 2026 all’Eurovision non viene subordinata alla presenza di Israele, ma RTP non si è ancora espressa ufficialmente, nonostante alcuni testimonial “di peso” della richiesta di boicottaggio come Iolanda e Salvador Sobral. Tutte le altre tv non si sono espresse.

Le ipotesi allo studio

Possibile che una svolta possa arrivare dalle proposte attualmente in elaborazione. EBU ha smentito le indiscrezioni circolate nelle scorse ore, ovvero che a KAN, la tv pubblica israeliana sarebbe stato proposto in alternativa lo stop di un anno o la partecipazione sotto “una bandiera neutrale”.

Ma in realtà entrambe le ipotesi, ripotate da Ynet, il più importante giornale online israeliano che cita fonti vicine ad EBU, sembrerebbero avere consistenza. La seconda ipotesi in particolare, spiega il quotidiano, comporterebbe l’esposizione della bandiera dell’emittente KAN, senza esporre quella israeliana.

Ciò sarebbe possibile perché come è noto Eurovision è un concorso fra televisioni e non fra Paesi: questo permetterebbe  di salvare la partecipazione di KAN, emittente che come spiegato più volte non è affatto il megafono del Governo Netanyahu verso il quale è invece rivolta la protesta internazionale. Il primo ministro infatti ha più volte cercato prima di silenziare e chiudere e poi di privatizzare l’emittente rea a suo dire di aver dato troppo spazio alle proteste antigovernative di quella che ormai è la maggioranza della popolazione israeliana e delle famiglie degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa