Eurovision 2026, Friedrich Merz chiede il ritiro della Germania se sarà escluso Israele

Merz e Yuval Raphael

Se ancora non fosse chiaro quanto Eurovision (e particolarmente Eurovision 2026) è anche un fatto politico, pur se nel festival di politica non si parla, ecco un’altra dichiarazione: il  cancelliere tedesco Friedrich Merz  ha detto che la Germania dovrebbe ritirarsi dal concorso se Israele sarà esclusa, dunque rafforzando in questo senso la presa di posizione di SWR che per conto di ARD gestirà da questa edizione le partecipazioni al contest,

Intervenendo nei giorni scorsi  al programma ARD Tagesthemen  condotto dalla giornalista Caren Miosga

Se Israele fosse escluso, sosterrei L’idea che la Germania non debba partecipare Penso che sia uno scandalo che se ne parli. Israele ha un posto lì e quello gli appartiene.

La cosa non è di secondo piano perché stiamo parlando del primo Paese per contribuzione economica fra quelli che prendono parte ad Eurovision nonché il terzo per ascolti.

Si tratta del secondo primo ministro che prende ufficialmente posizione sulla questione Israele-Eurovision dopo quella dello spagnolo Pedro Sanchez, come noto fra i più ferventi sostenitori invece del boicottaggio in caso di partecipazione di Israele. Ma diversi altri politici e ministri, di vari Paesi stanno esprimendo il loro parere, a testimonianza di come anche Eurovision sia ormai uno strumento di diplomazia internazionale.

Ad esempio prima di Merz, il suo compagno di partito alla CDU e parlamentare Steffen Bilger, aveva sostenuto le stesse identiche  tesi. Secondo un recente sondaggio, inoltre, in Germania c’è una maggioranza della popolazione a favore della partecipazione di Israele.

Il voto online di novembre, in vista della scadenza di dicembre per i paesi per confermare la loro partecipazione, vedrà tutti gli Stati partecipanti votare se escludere Israele dalla competizione nel 2026 a causa della discutibile gestione del conflitto in Medioriente da parte del Governo Netanyahu.

Che però, come abbiamo spiegato più volte e come EBU stessa ha ricordato, non controlla l’emittente KAN e per questo ha anche cercato più volte di chiuderla.

Possibile- ma assolutamente non scontato – che sull’esito della votazione di Novembre possa influire l’esito delle trattative sul piano di pace proposto dalla Casa Bianca e per il quale sono in corso negoziati in Egitto. Qualcuno però, come ad esempio la tv olandese, ha già detto che boicotterà la partecipazione di Israele anche in caso di fine del conflitto.

Come funzionerà il voto

A Novembre saranno chiamati a votare tutti i Paesi  che potenzialmente hanno diritto a partecipare ad Eurovision. O meglio, per essere precisi: tutte le emittenti

Non è un dettaglio perché se è vero che ciascun Paese dispone  fino a 24 voti, se ha più emittenti aderenti, deve dividerli in base al “peso” cioè ai soldi che versano ad EBU. La Germania per esempio ne ha due (ARD e ZDF che sono aziende diverse entrambe pubbliche), l’Italia una sola, il Regno Unito ne ha due (BBC e UKIB che riunisce Channel 4, ITV, S4C e STV).

Rispetto alle ultime settimane è cambiato poco. Solo l’Albania ha annunciato voto contrario.

Al momento il quadro è di una profonda spaccatura con i due blocchi quasi uguali per numero di emittenti (68 quelle votanti), ma non per peso e importanza.

Decideranno, probabilmente, gli incerti o comunque quei Paesi le cui emittenti non si sono ancora esposte.

Ma occhio alle astensioni. EBU ha fatto sapere a KAN che vista l’eccezionalità della situazione, abbasserà il quorum sia per rendere valida la votazione che l’esito, da 75 percento a 50+1. KAN ha già contestato la decisione, ma è chiaro che identica protesta potrebbe scaturire, visto il clima anche da qualche Paese contrario. A occhio e croce, quindi, senza un risultato sufficientemente largo, qualunque sarà l’esito ci sarà d’attendersi una nuova infornata di polemiche.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa