Eurovision 2026 avrà 41 Paesi in gara, secondo la capodelegazione francese

L’Eurovision 2026 con 41 Paesi? Possibile, quasi certo per Alexandra Redde-Amiel. A parlare non è una qualunque bensì la capodelegazione della Francia- dunque una big five – in un seguitissimo podcast francese.
Naturalmente non si tratta di un annuncio ufficiale – non potrebbe esserlo né ha potere per farlo – ma analizzando le parole che pronuncia, l’espressione ed il tempo verbale che utilizza fanno pensare che quel numero possa in qualche modo essere molto vicino alla realtà.
Analizzo le cose e allo stesso tempo sono molto positiva e continuo a crederci: 41 Paesi in concorso, 41 che hanno possibilità di vincere. Credo che la perseveranza porterà a questo risultato
Ora quindi è ben chiaro quello che dice: la questione Israele è ancora ovviamente tutta sul piatto (“analizzo le cose”) e le interlocuzioni sono in corso (“continuo a crederci”).
Redde-Amiel è in costante contatto ovviamente con i vertici EBU e se parla in questi termini potrebbe anche voler dire che l’operazione di moral suasion che il consorzio ha avviato starebbe dando esiti positivi (“Credo che la perseveranza porterà a questo risultato”)
Noi usiamo ovviamente il condizionale, perché soltanto EBU il prossimo 10 Dicembre dirà come stanno realmente le cose, ma il fatto che Redde-Amiel invece utilizzi il tempo presente mette l’incertezza più vicina alla certezza: non dice infatti “parteciperanno sicuramente 41 paesi” ma nemmeno “potrebbero partecipare fino a 41 paesi”.
Più di questo però colpisce il numero che pronuncia, che è specifico: non 40 o “attorno a 40” ma 41. Se questo numero corrispondesse davvero alla realtà, allora vorrebbe dire che i debutti o i ritorni non sono finiti.
La situazione attuale e gli scenari
Il conto è presto fatto: attualmente i Paesi che hanno sicuramente confermato la partecipazione sono 30. Se aggiungiamo Israele diventano 31. Ammettendo che EBU riesca a convincere anche i Paesi riluttanti o sin qui contro la partecipazione israeliana (Spagna, Finlandia, Islanda, Irlanda, Slovenia e Belgio) il numero sale a 37.
Dubbio Macedonia del Nord: la proposta di Andonov
A questo punto, la questione però si complica. Si parla da molto tempo della possibilità di un ritorno della Macedonia del Nord che manca dall’edizione di Torino 2022 quando Andrea Koevska con “Circles” non è riuscita a centrare la finale.
È di queste ultime ore la notizia, diffusa da MRT che il consiglio direttivo dell’emittente avrebbe raccomandato alla direzione di concentrarsi su un ritorno nel 2027, piuttosto che nel 2026
La posizione del Consiglio è che la Macedonia non dovrebbe partecipare quest’anno, al fine di consentire la preparazione di una strategia globale per la partecipazione nel 2027.
Il Consiglio ha valutato che l’Eurovision rappresenta una buona opportunità per presentare e promuovere il paese, la sua cultura, la produzione musicale e gli artisti, ma per raggiungere questo obiettivo, sono necessarie una strategia chiara, una preparazione dettagliata e un adeguato sostegno alla produzione e finanziario.
Tuttavia, nel Piano della Programmazione, diffuso tre giorni dopo queste dichiarazioni, si legge:
La partecipazione di MRT all’Eurovision Song Contest 2026 è una questione per la quale MRT non ha ancora preso una decisione definitiva. Le ragioni di ciò sono molteplici: la necessità di un’attenta valutazione delle possibilità produttive e finanziarie, la considerazione del concetto di selezione del rappresentante e la strategia di performance, nonché l’analisi delle esperienze precedenti.
Il comitato editoriale di MRT prenderà in considerazione questi fattori e prenderà la decisione migliore in conformità con gli interessi del servizio pubblico, la promozione culturale del paese e le aspettative del pubblico.
Possibile quindi che sul tavolo di MRT ci sia anche la proposta di Bobi Andonov. Il cantautore australiano di origine macedone, che da bambino rappresentò proprio il Paese dei genitori allo Junior Eurovision 2008 si sarebbe offerto di finanziare la partecipazione.
Sicuramente, questo è noto, Andonov e il consiglio direttivo di MRT si sono incontrati e secondo quanto emerge, avrebbe messo sul piatto denaro proveniente dalla Australian Authors Association e da un fondo internazionale.
Andonov ha spiegato che l’associazione dei compositori australiana avrebbe accettato di fornire sia sostegno finanziario che copertura mediatica se la Macedonia del Nord confermasse la sua partecipazione. Inoltre ha sottolineato di aver già ottenuto un budget sufficiente per “rappresentare il Paese in modo moderno e professionale, senza richiedere allo Stato di spendere i propri fondi”. La cosa non deve stupire perchè in Australia c’è una forte comunità slava con importante componente proprio macedone.
Cos’altro bolle in pentola
Se anche dessimo per sicura la partecipazione macedone – ma come è detto non lo è ancora affatto – saremmo comunque a 38. Altri due posti, seguendo il ragionamento di Redde-Amiel, potrebbero portare al ritorno di Monaco, assente dal 2006 e con la cui neonata tv le interlocuzioni sono in corso (il budget di 100.000 Euro messo a disposizione dalla famiglia reale come è noto è già pronto da tempo) e al tanto sospirato (dagli eurofans) debutto del Kazakistan, emittente associata come l’australiana SBS e sin qui vista solo allo Junior Eurovision.
Il quadro si chiuderebbe a 40. Ne mancherebbe una. In un precedente post abbiamo parlato dei negoziati in corso col Canada, che però come ha spiegato il direttore di Eurovision Song Contest Martin Green sono solo in fase preliminare. Cosa bolle dunque in pentola? E soprattutto: quella di Redde-Amiel è solo una ipotesi ottimistica o un involontario “spoiler”?
Al 10 Dicembre, data fatidica, ormai poco più di un mese. Non resta che attendere e conosceremo quali e quante tv prenderanno parte all’Eurovision Song Contest 2026, in programma dal 12 al 16 Maggio prossimi alla Wiener Stadthalle di Vienna in Austria.
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Più che Monaco e la Macedonia che vedo poco pronabili