Boicottaggi e proteste ad Eurovision, una storia lunga mezzo secolo

Trofeo Eurovision 2025

Il boicottaggio messo in atto da quattro televisioni – che probabilmente diventeranno cinque in sede di presentazione della lineup – rispetto alla partecipazione all’Eurovision 2026 non è una novità.

Le lancette della storia tornano indietro soprattutto agli anni 70, quelli nei quali il boicottaggio ad Eurovision è stato più forte, ma nel corso della sua storia e per vari motivi, diverse tv hanno scelto di non partecipare ad una determinata edizione. Eccone un piccolo campionario.

Il boicottaggio contro la Spagna di Franco

Quando RTVE vince per un solo punto l’Eurovision 1968 davanti a Cliff Richard con “La La La” di Massiel, la Spagna franchista festeggia perché l’obiettivo di portare Eurovision a Madrid è centrato.  ORF, i cui voti sono stati decisivi per la vittoria spagnola, decide comunque di non partecipare per non dare visibilità al franchismo. Diverse altre nazioni minacciano lo stesso ma alla fine è l’unica rinuncia

Fronda contro il regolamento: funzionerà

L’edizione 1969 si conclude con quattro vincitrici per altrettante nazioni (Lenny Kuhr per i Paesi Bassi; Frida Boccara per la Francia; Lulu per il Regno Unito e Salomè per la Spagna). Il regolamento non prevede infatti alcun meccanismo di barrage. Finlandia, Norvegia, Portogallo e Svezia decidono come forma di protesta di non partecipare all’Eurovision 1970 che va in scena ad Amsterdam. EBU introdurrà da questa edizione una regola per dirimere i pari merito in caso di primo posto.

Grecia vs Turchia: la storia (in)finita

Nel 1974 il regime dei Colonnelli in Grecia crolla dopo che la Giunta militare fallisce il blitz attuato attraverso l’organizzazione Eoka B sull’Isola di Cipro che dal 1960 è una federazione bi-etnica regolata da un trattato stipulato fra greci e turchi a Londra dopo essere diventata indipendente dal Regno Unito. Eoka B riesce a rovesciare il capo di Stato, l’arcivescovo ortodosso Makarios III ma il colpo di Stato dura 9 giorni. Tanto ci mette infatti la Turchia ad invadere l’isola, sfruttando la clausola del trattato che permette di intervenire se è a rischio l’integrità del Paese. Rauf Denktaş, vicepresidente turcofono di Cipro, divide l’isola lungo la Green Line demilitarizzata. Per i turchi, l’operazione “Atilla” (5000 morti e 3000 dispersi) è di peacekeeping; per i greci una invasione.

Ad Eurovision, la situazione va in scena fra il 1975 e il 1976. Quando nel 1975 la Turchia debutta ad Eurovision, la Grecia – che aveva esordito l’anno precedente – si ritira. La Turchia ricambia la scortesia l’anno successivo, quando la Grecia torna in concorso. Mariza Koch fra l’altro, canta un brano dal titolo “Panaghia Mou” (La mia madrepatria) che parla proprio della vicenda di Cipro. Mentre la Koch canta, la tv turca manda in onda un altro brano. Titolo: pure questo, la mia madrepatria.

Nel 1981 debutta l’isola di Cipro con “Monika” degli Island. La Turchia, che è regolarmente in concorso, non manda in onda il brano “in segno di protesta per le rivendicazioni greche sull’isola”. Fa lo stesso nell’anno successivo con “Mono I agapi” di Anna Vissi.

Israele e le sue storie tese in Medioriente

Israele debutta ad Eurovision nel 1973, pochi mesi dopo che i terroristi palestinesi di Settembre Nero avevano sterminato mezza squadra olimpica nell’attentato perpetrato ai Giochi Olimpici di Monaco di Baviera.

Il clima si capisce subito: Ilanit è costretta ad esibirsi indossando un giubbotto antiproiettile sotto all’abito di scena e al pubblico viene ordinato di restare seduto.  Le tensioni sono solo all’inizio e vengono certificate dalla crisi petrolifera scaturita dagli esiti della Guerra dello Yom Kippur e  aggravata dalla rivoluzione iraniana che nel 1979 porta al potere il regime degli Ayatollah.

Il petrolio è proprio il motivo di due ritiri: quello della Tunisia – mentre è già allineata al via – nel 1977 e quello della Turchia nel 1979. In entrambi i casi è la Lega Araba a minacciare i due Paesi: niente divisione del palco con Israele o saranno tagliate del tutto le forniture petrolifere. Quando nel 1980 – senza Israele al via – la Turchia torna in gara, la canzone di Aida Pekkan si intitola non casualmente “Petr’Oil”.

Nel 1978 la tv giordana e tutte quelle arabe collegate, mandano la pubblicità mentre canta Israele. Per i giordani poi, quell’edizione è stata vinta dal Belgio, che in realtà è arrivato secondo: la tv aveva infatti staccato il collegamento quando era chiaro che Izhar Cohen & Alphabeta stavano vincendo. Il giorno dopo, al telegiornale, viene annunciato vincitore il belga Jean Vallée

Anno 2005. La tv libanese è pronta a debuttare con la bellissima “Quand tout s’enfuit” di Aline Lahoud, ma viene squalificata. Motivo: TéléLiban ha cancellato Israele dalla lista dei Paesi in concorso: “Non possiamo trasmettere la canzone di un Paese nemico col quale siamo in guerra né invitare a votarlo o far vedere i festeggiamenti se vince”, dirà il direttore dell’emittente.

Armeni vs Azeri (con bonus track Junior Eurovision)

Il contrasto fra Armenia ed Azerbaigian per il controllo della regione del Nagorno Karabakh era iniziato nel 1991 e all’Eurovision va in scena sin dalle prime edizioni a cui i Paesi partecipano. L’apice arriva nel 2012, quando il concorso approda a Baku dopo la controversa vittoria di Ell & Nikki con “Running scared”. Dopo lungo tira e molla, ARM TV decide  fuori tempo massimo di ritirarsi, giudicando non sufficienti le misure di sicurezza.

Tre anni prima, mentre l’Armenia si esibiva con Inga e Anush e la loro “Jan Jan”, la tv azera aveva distorto il segnale, vendicandosi del fatto che ARM TV aveva messo il simbolo del Nagorno-Karabah nelle cartoline.

Qualcosa di simile accade allo Junior Eurovision 2021: mentre canta l’armena Malena, i commentatori della tv azera ci parlano sopra, coprendola. Malena vincerà e la tv azera riuscirà a dirlo senza nominare mai la parola Armenia.

Russia vs Ucraina

La vicenda russo-ucraina è storia recente: non veri e propri boicottaggi ma situazioni tese legate alla vicenda dell’occupazione russa della Crimea. Yulia Samoylova, MARUV e Alina Pash gli apici della crisi, fino all’espulsione dal consorzio delle tv russe non per la guerra in corso dopo l’invasione russa dell’Ucraina, bensì per la maniera in cui veniva raccontata.

Nel 2009, sempre la Russia fu protagonista indiretta del ritiro della Georgia: l’Eurovision si svolgeva a Mosca e la canzone degli Stephane & 3G si intitolava “We don’t wanna Put In”, con un testo più che allusivo. La tv russa chiese ed ottenne dal Reference Group un intervento: alla richiesta di cambiare canzone, GPB rispose ritirandosi. Erano ancora fresche le ferite dei cinque giorni di guerra nelle regioni russofone della Georgia, occupate dall’esercito russo nel tentativo di annettersele.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa