Ermal Meta e il brano su una bambina uccisa a Gaza: non credo mi manderanno all’Eurovision 2026

Ermal Meta Gaza Eurovision 2026

Quella che a molti, a primo impatto, è sembrata una filastrocca in realtà nasconde una tematica molto d’attualità. Parliamo naturalmente di Stella stellina, il brano con cui è salito sul palco dell’Ariston Ermal Meta.

Si tratta dell’unica canzone in gara a Sanremo 2026 che tratta della guerra di Gaza e nello specifico racconta la storia di una bambina palestinese uccisa dagli ormai infiniti bombardamenti sulla Striscia di Gaza da parte di Israele.

E a molti telespettatori non è nemmeno sfuggito un dettaglio dell’outfit del cantautore, ovvero quel nome – Amal (che in arabo significa speranza) – cucito sul colletto della camicia indossata durante la prima serata.

Ai microfoni di Radio 2 Rai lo stesso Meta aveva spiegato: “Ho scelto nomi di bambine palestinesi che sono morte durante quello che è accaduto e che continua a succedere. Ho fatto cucire i nomi con la mia calligrafia, ogni nome andrebbe forse scolpito. È un pensiero molto confuso perché mi emoziona molto”.

Il cantautore è tornato ad esibirsi ieri sera, finendo nella Top 5 dei brani più votati via telefono e SMS, un chiaro segnale di apprezzamento da parte del pubblico a casa per il brano (e sicuramente anche per il significato dello stesso).

Ermal Meta aveva avuto già modo di ribadire nei giorni scorsi che avrebbe avrebbe usato (in caso di vittoria sanremese) l’Eurovision Song Contest come strumento per amplificare il significato del suo brano, affinché possa arrivare anche a chi di dovere e oggi, in conferenza stampa, ha aggiunto:

All’Eurovision non credo che mai mi ci manderanno. Detto questo se dovessero rinunciare tutti gli altri 29 big ci andrei perché questa canzone ha un valore per me e ritengo che sia giusto portarla su quel palco. Non farlo sarebbe come non fare l’ultimo passo. Israele è bene che ci sia nel mio caso. Se c’è, canterei questa canzone ancora più forte. Questo è il mio compito.

Oggi gli adulti fanno molto più rumore dei bambini e questa è la cosa che io trovo preoccupante, questo è un silenzio che spesso ci auto infliggiamo, non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, non si può dire Palestina, come se fosse una bestemmia. Non è così. La bestemmia è tutt’altro, è il fatto che vengano cancellate, questa è la bestemmia.

Ho letto delle critiche sulla mia canzone ma anche tante cose bellissime. A me interessa dire queste cose e sentirsi libero di tener fede al mio impegno di cantautore.

E alla domanda, se c’è troppo silenzio su questi temi, il cantautore conferma: “Penso che il silenzio è il grande tema del mondo di oggi che noi viviamo”.

Come abbiamo avuto modo di scrivere negli ultimi mesi, sono diversi i Paesi che hanno rinunciato a partecipare all’Eurovision 2026 perché in contrasto con la presenza in gara di Israele e non sono poche le proteste su questo fronte.

Difficile prevedere se un brano del genere possa avere qualche possibilità di vittoria (il pubblico a casa lo ha premiato, le giurie per ora sono state molto più “fredde”), sicuramente non sfigurerebbe sul palco di Vienna a maggio e porterebbe un bel messaggio di pace e attenzione su un tema su cui è bene che i riflettori rimangano sempre accesi.

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