Eurovision 2026, intervista a Veronica Fusaro (Svizzera): “Non vedo l’ora di essere a Vienna”

Veronica Fusaro è pronta per calcare il palco dell’Eurovision 2026. L’artista svizzera, nata a Thun ma di chiare origini italiane – suo padre è calabrese, di Acri – l’ha dimostrato nel tradizionale Showcase RSI andato in scena martedì 31 marzo allo Studio Foce di Lugano.
L’artista, che gareggerà nella seconda semifinale di giovedì 14 maggio, porterà in gara per la Svizzera “Alice”, brano estratto dal suo album “Looking for connection” pubblicato il 24 ottobre 2025, e si spera possa entrare fra i migliori 10 per giurie e televoto in modo da prendere parte anche alla finale di sabato 16 maggio.
L’intervista a Veronica Fusaro
Veronica Fusaro, benvenuta all’Eurovision Song Contest! Deve essere un’emozione enorme sapere di dover rappresentare la Svizzera, il tuo paese, a un evento così importante…
Assolutamente, sono iper contenta. È un grandissimo onore e non vedo l’ora di poter finalmente essere sul palco a Vienna.
Porterai in gara “Alice”, un brano che non è un inedito ma l’hai estratto dal tuo ultimo album, “Looking for connection”. Come mai questa scelta?
Io avevo mandato in gara, per la preselezione svizzera, cinque canzoni in totale. Erano tutte canzoni che sono sul mio album, che erano ancora inedite, che comunque possono partecipare perché c’è il regolamento per cui non possono uscire prima del primo ottobre. Comunque, sì, ho mandato cinque canzoni e non pensavo veramente che “Alice” fosse la canzone che poi sarebbe stata scelta. Comunque sono tutte canzoni che io amo con tutto il mio corpo e con tutta la mia anima, e in cui credo molto. Che poi alla fine sia stata proprio “Alice” a essere scelta per l’Eurovision è un grandissimo onore proprio per il messaggio della canzone.
Sì, tra l’altro ha un tema molto importante, purtroppo sempre attuale, quello della violenza di genere, della prevaricazione, e usa un linguaggio molto particolare, unico, perché la protagonista Alice non parla mai nel corso di tutto il testo.
Esatto, sì. Viene sempre descritta, viene sempre dettata da un altro personaggio.
Questo messaggio che tu vuoi mandare, lo manderai in tre minuti, perché c’è il limite di tempo lì all’Eurovision, sappiamo bene che i tempi sono molto stretti. Hai pensato di metterla in scena in un modo particolare per mettere in risalto il messaggio? So che non puoi dire niente ancora, però, insomma…
Sì, allora, secondo me abbiamo trovato un modo molto bello per poter amplificare il messaggio della canzone, senza togliere troppa fantasia. A me piace quando l’arte comunque offre l’opportunità a ognuno di poter ritrovare se stesso nella storia, nella canzone, nell’arte, quando c’è spazio di interpretazione. Mi piace tanto, secondo me sarà una bella cosa.
La tua carriera è abbastanza lunga, personalmente ti conosco se non sbaglio dal 2019, da “rollercoaster”, quindi ti seguo da un po’. Cos’è per te questo Eurovision? È un nuovo punto di partenza, un traguardo o semplicemente una tappa importante?
Allora, direi a livello internazionale un punto di partenza. Spero di poter usare questa piattaforma incredibile come trampolino per poter far conoscere la mia musica a livello internazionale. Dieci anni fa ho vinto una competizione in Svizzera che ha iniziato a far muovere la mia carriera nel senso professionale, è da dieci anni che mi lavoro con il mio manager, ho avuto tante bellissime opportunità fino ad adesso. L’Eurovision succede dopo dieci anni, e mi sembra un numero molto bello, dei cerchi che si chiudono. Spero che possiamo usarlo come trampolino.
Tu sei di Thun, però il tuo nome ti tradisce un po’…
Leggermente (ride, ndr)
Sappiamo bene che hai origini italiane, hai un legame con l’Italia oppure ti senti totalmente svizzera?
Sì, mio papà è italiano, è calabrese, siamo del sud. Io ci tengo tanto, perché comunque la prima volta che sono stata in Calabria avevo tre mesi, ero piccolina e da quando sono nata andavamo a trovare i miei nonni, anche adesso vado a trovare mia nonna il più spesso possibile. Minimo una volta all’anno scendo giù. E ci tengo perché sono cresciuta in una casa mezza svizzera e mezza italiana, ci tengo a tutte le due culture e ne vado anche molto fiera di poter portare le due culture in me.
Infatti tra gli artisti di riferimento citi spesso alcuni nomi italiani, per esempio Vasco Rossi, che tra l’altro fa una musica molto simile alla tua, questo rock che è molto presente in tutti i tuoi brani. Hai avuto modo per caso di seguire il Festival di Sanremo quest’anno?
Certo, certo, l’ho visto! Non tutto, l’ultima serata non l’ho vista perché avevo un concerto, però sì, l’ho seguito.
Qual era la tua canzone preferita?
Allora, a me è piaciuta tanto quella di Ermal Meta, “Stella stellina” (la canticchia, ndr). Mi è piaciuta tanto, la melodia, il testo naturalmente, tutto.
Tornando a noi, “Alice” è un po’ diversa dalle tue canzoni proprio dal punto di vista musicale, c’è sempre una forte matrice rock, ma c’è anche un po’ di soul, sbaglio?
No, non sbagli per niente, io adoro il soul, lo adoro con tutta la mia anima, guarda, il soul è un genere che mi piace tanto.
E si sente, si sente questa ricerca particolare del suono in questa nuova versione che hai pubblicato per Eurovision…
Direi che “Alice” prende molto da queste mie ispirazioni, proprio per la musica soul, rock, ma anche blues, e anche della strumentazione molto classica, diciamo, di una band. Non ci sono troppi elementi elettronici, anzi, sono molto organici tutti i suoni.
Sul palco di Vienna, sappiamo, sarà voce su base, quindi non si potranno usare strumenti dal vivo, ma porterai qualche strumento su palco? Se ce lo puoi dire
Allora, questo te lo posso dire, porterò la chitarra, anche se non la potrò suonare live, però per questo brano la chitarra ci vuole per forza, per il solo, anche se è per fare scena, però ci vuole perché è una bella immagine. Poi la suono la chitarra, non è che non la suono, non è che faccio finta! (ride, ndr)
Lo sappiamo bene! Comunque hai avuto modo di ascoltare le altre canzoni in gara a Eurovision?
Non tutte, ma quasi tutte, sì.
Ce n’è una in particolar modo che ti ha colpito tra quelle che hai ascoltato? E se le canzoni potessero avere una migliore amica, quale sarebbe la miglior amica di “Alice”?
Bella domanda. Per la canzone che mi ha colpito, era la canzone dell’Albania, che lui si chiama Alis, la canzone “Nân”. Mi piace molto, il coro lo trovo un elemento bellissimo nella musica, perciò mi è piaciuta tanto quella canzone. E come sorella, guarda, ci sta bene anche questa canzone, perché Nân è mamma, Alice è una donna, comunque tutte e due le canzoni parlano di una donna.
Ti piacerebbe duettare con Alis?
Come no? Sarebbe molto bello, dovrei imparare l’albanese… vabbè lui parla l’inglese, però sarebbe bellp fare un brano in albanese, mi piacerebbe!
È una lingua molto particolare, anche molto musicale!
Sì, è una lingua molto bella, poi la troviamo anche in Italia…
Beh prima hai citato Ermal Meta, lui è albanese anche se barese di adozione!
Giusto! Hai visto? Tanti punti di connessione, “Looking for connection”, appunto! (ride, ndr)
Immagine in evidenza: SRF / Nils Sandmeier
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