Eurovision 2026, boicottaggi: lettera da 1000 artisti e Palestina in tv durante lo show

La tv spagnola RTVE, quella slovena RTV SLO e quella irlandese RTÉ hanno confermato: non manderanno in onda Eurovision 2026, come secondo atto del boicottaggio iniziato con la mancata partecipazione delle emittenti al concorso in segno di protesta per la partecipazione di Israele.
Gli altri due Paesi che hanno boicottato la rassegna nel settantesimo della sua fondazione, ovvero Islanda e Paesi Bassi invece manderanno regolarmente in onda lo show: NPO1 è il canale scelto da NPO, il broadcaster olandese che quest’anno sovrintende alla trasmissione insieme a NTR, la società service fornitrice di programmi della tv pubblica. RÚV invece trasmetterà Eurovision 2026 sul secondo canale
L’iniziativa slovena: la settimana palestinese
Ma a fare rumore è soprattutto la decisione della tv slovena. Nei giorni dell’Eurovision ma anche oltre (dal 10 al 20 Maggio) RTV SLO trasmetterà infatti “Glasovi Palestine”, ossia “Voci dalla Palestina”, documentari, lungometraggi, film e reportage dalla Palestina e dal Medio Oriente, in contemporanea con l’Eurovision.
Una vera e propria contro programmazione fra le quali spicca, nel giorno della seconda semifinale un documentario sull’Eurovision Song Contest e il ruolo della politica, dei dilemmi etici delle tv partecipanti, sul voting e sul boicottaggio.
Una scelta, ha spiegato la tv, coerente con la scelta di non partecipare a causa “della condotta di Israele nella guerra contro Hamas a Gaza. I valori della competizione di pace, uguaglianza e rispetto sono incompatibili con la situazione attuale”. RTV SLO aveva chiesto durante l’assemblea generale EBU un voto segreto sulla partecipazione di Israele, che non è stata accettata.
Boicottaggio: la lettera di 1000 artisti
A maggio, milioni di persone assisteranno al 70° Eurovision Song Contest. Per il terzo anno consecutivo, Israele sarà celebrato sul palco, nonostante il genocidio in corso a Gaza, mentre la Russia rimane al bando per la sua invasione illegale dell’Ucraina. Come musicisti e operatori culturali che vivono e lavorano nell’ambito d’azione dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), rifiutiamo che l’Eurovision venga utilizzato per insabbiare e normalizzare il genocidio, l’assedio e la brutale occupazione militare di Israele contro i palestinesi
Questo l’incipit della lettera con cui un gruppo di artisti (circa mille), capitanati da Roger Waters dei Pink Floyd e Peter Gabriel chiedono di boicottare l’Eurovision 2026 per la partecipazione di Israele e di continuare a farlo finché Israele non verrà esclusa dalla manifestazione. È una iniziativa di No Music for Genocide.
Secondo i firmatari, l’emittente Kan è complice del Governo, pur non essendone la voce:
«Siamo solidali con le richieste palestinesi alle emittenti pubbliche, agli artisti, agli organizzatori di proiezioni, alle troupe e ai fan di boicottare l’Eurovision fino a quando l’EBU non metterà al bando l’emittente israeliana complice KAN. Applaudiamo il ritiro, basato su solidi principi, delle emittenti spagnole, irlandesi, islandesi, slovene e olandesi, e i numerosi finalisti delle selezioni nazionali che si sono impegnati a rifiutare di partecipare all’Eurovision.
Proprio come gli artisti si sono uniti per opporsi all’oppressione in Sudafrica, noi siamo uniti ora. Il presidente dell’Israele dell’apartheid, Isaac Herzog – citato nella denuncia presentata dal Sudafrica alla Corte Internazionale di Giustizia per istigazione al genocidio – ha svolto un ruolo di primo piano nel fare pressione sulle emittenti radiotelevisive affinché non escludessero Israele dal concorso, l’evento musicale dal vivo più seguito al mondo»
Secondo i firmatari, la partecipazione israeliana rifletterebbe un doppio standard rispetto alle tv russe. Una tesi che però come più volte spiegato, è sbagliata proprio per il mancato legame di Kan col Governo.
Poi l’attacco diretto agli artisti in concorso e la contestazione al piano di pace israelo-americano:
Come può un artista o un fan dell’Eurovision, in buona coscienza, partecipare alla prossima edizione del concorso in Austria, nel mezzo dei piani israelo-americani per campi di concentramento iper-sorvegliati nella “Nuova Gaza”? Ci sono momenti in cui il silenzio passivo non è un’opzione. Ci rifiutiamo di tacere quando la violenza genocida di Israele fa da colonna sonora e riduce al silenzio le vite dei palestinesi. Quando i bambini nelle carceri israeliane subiscono percosse solo per aver canticchiato una melodia. Quando di quasi ogni palco, studio, libreria e università di Gaza restano cumuli di macerie, sotto i quali corpi massacrati attendono ancora il recupero e una degna sepoltura
Come artisti, riconosciamo la nostra capacità di agire collettivamente ed il potere del rifiuto. Ci rifiutiamo di tacere. Ci rifiutiamo di essere complici. Invitiamo gli altri nel nostro settore a unirsi a noi. E siamo solidali con tutti gli sforzi di principio per porre fine alla complicità in ogni settore. Nessun palcoscenico al Genocidio. #BoycottEurovision.
Fra i firmatari anche alcune voci islandesi: Olafur Arnalds, Sigur Rós e Of Monsters and Men oltre ad altri nomi quali gli irlandesi Kneecap (noti per aver esposto una bandiera di Hezbollah al Glastonbury Festival), Brian Eno, Massive Attack, Paul Weller, Idles e Macklemore. Roger Waters fu il capofila di un’identica iniziativa di boicottaggio anche nel 2019, in occasione dell’edizione di Eurovision ospitata a Tel Aviv dopo la vittoria di Netta sul palco di Lisbona con “Toy”
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