Eurovision 2026: Martin Green a tutto campo su Israele, voting ed esclusione dei Paesi in guerra

Verrebbe da dire quasi inevitabile, alla vigilia di un Eurovision 2026 all’insegna del boicottaggio per la presenza di Israele. Martin Green, il capo dell’evento per conto di EBU ha parlato in una lunga intervista alla tv olandese, una delle cinque che hanno disertato la manifestazione in segno di protesta ma anche una delle due (l’altra è l’Islanda) che trasmetteranno comunque tutte e tre le serate.
Il programma è Nieuwsuur in onda su NOS. Tema, ovviamente, la presenza di Israele. Martin Green spiega subito perchè Israele non è stata espulsa subito come la Russia:
Mi sembra che all’inizio della guerra russo-ucraina ci fosse quasi un consenso globale sulle azioni da intraprendere, cosa che in questo caso è semplicemente assente. E naturalmente i nostri membri hanno votato in modo schiacciante per lo status quo. Quindi, come minimo, questo dimostra che non c’è consenso su questa questione
Secondo tema caldo: Noam Bettan e la sua esibizione. L’artista ha dichiarato che si preparerà ad entrare “nella tana dei leoni”. Green risponde:
Beh, è triste, non è vero? Ed è qui che si apre un’importante discussione sulle azioni dei governi e sull’esperienza del popolo ebraico. Ora, spero che quando quell’artista salirà sul palco, nonostante la paura che potrebbe aver provato, scoprirà che non è così.
Green dice di comprendere la posizione dei fan che non sono contenti di vedere un artista israeliano cantare mentre a Gaza si muore sotto le bombe, ma anche che l’Eurovision è nato con uno spirito di unione, che mantiene ancora:
Capisco e rispetto pienamente questo punto di vista. Possiamo condannare le azioni dei governi se crediamo che siano sbagliate. Ma credo che ci sia una differenza quando si parla degli artisti o di un popolo di un governo. Questa situazione apre un confronto globale appassionato sulla geopolitica. Un evento deve essere lo specchio di ciò che accade nel mondo o deve esistere per mostrare che un mondo migliore è possibile? C’è una differenza tra i popoli e le azioni dei loro governi
Ma alla fine siamo qui anche per portare un po’ di gioia e luce. Ci sono 35 artisti di diverse emittenti e diversi Paesi che entrano tutti in contatto tra loro su un palco meraviglioso.Restiamo fedeli al valore di questo festival: un luogo che unisce tutti e che dimostra che il mondo può essere migliore. Chi sceglie di dividerci si sbaglia
Poi si entra ovviamente nel discorso più delicato, quello relativo al voting, lo scorso anno influenzato chiaramente nella parte relativa al televoto e al voto online. Martin Green ribadisce in questo senso la linea durissima della EBU: se dovesse verificarsi di nuovo una raccolta voti sproporzionata, l’organizzazione ne trarrà le conseguenze, afferma Green.
Nonostante abbiamo reinserito le giurie per bilanciare il voto, non tollereremo assolutamente questo tipo di attività. Penso che negli ultimi anni forse non siamo stati abbastanza severi
Poi replica alla proposta arrivata dal commentatore Eurovision per i Paesi Bassi Cornald Maas e dall’amministratore delegato di RTVE di escludere dal concorso qualunque Paese sia coinvolto in una guerra, a qualunque titolo. Una condizione che evidentemente significherebbe l’uscita di scena anche dei Paesi aggrediti, non solo Israele ma anche l’Ucraina o qualunque altro Paese dovesse venire attaccato. Green respinge categoricamente questa idea:
Qualsiasi proposta che porti all’esclusione o alla punizione dell’Ucraina è fuori discussione per noi. E noi restiamo un’organizzazione democratica composta da emittenti associate
Infine, l’ultima domanda, sicuramente la più complessa: “L’Eurovision non è anche uno strumento di soft power per i governi?”. Green risponde netto:
Non penso che sia il suo fine principale e non e non penso che sia per questo motivo che i governi delle emittenti lo usino.
Non resta che attendere per scoprire cosa succederà sul fronte delle proteste. Difficilmente assisteremo a scenate come quelle di Bambie Thug nel 2024 o ad esternazioni come quelle della svedese Felicia poco dopo la sua vittoria al Melodifestivalen, perchè da quest’anno rappresentano una violazione del codice di condotta, ma è chiaro che resterà ovviamente possibile il dissenso del pubblico.
Ma il fulcro resterà ovviamente il momento del voting: sarà in quel momento che si capirà se le azioni messe in atto da EBU avranno sortito il loro effetto. Da lì probabilmente, passerà molto anche molto del futuro, compresa la possibilità di un ritorno in tempi brevi dei paesi protestatari in concorso.
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